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Autunno in Himalaya, boom per il Manaslu

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La stagione autunnale himalayana ha visto la concessione da parte del Dipartimento del Turismo nepalese di 1.069 permessi di scalata per diverse montagne, a cui si devono aggiungere le autorizzazioni rilasciate da india e Cina. Una tendenza decisamente al ribasso rispetto ai numeri degli anni passati, soprattutto se comparati al 2015, quando più di 2000 alpinisti avevano ottenuto il nulla osta per scalare le vette nepalesi; 1.385 invece nel 2014.

Per quanto riguarda gli ottomila, dai dati forniti da Altitude Pakistan, la montagna che ha riscosso più successo è stata il Manaslu, la cui vetta è stata toccata da 150 alpinisti. Tutti hanno seguito la via normale, l’unico tentativo fuori dal gruppo è stato quello di Mariano Galvan ed Alberto Zerain. Decine di ascensioni si sono viste anche sul Cho Oyu: la sesta e l’ottava vetta del mondo sono infatti state scelte come meta da un buon numero di spedizioni commerciali.

Impietoso anche quest’anno nella stagione post-monsonica l’Everest, che, con il constante maltempo e la grossa quantità di neve presente, ha respinto ogni tentativo, sia quello velocista Killian Jornet, sia quello del caparbio Nobukazu Kuriki, entrambi da nord.

A causa delle cattive condizioni meteo, nessuno è arrivato in vetta al Dhaulagiri, al Lothse ed allo Shisha Pangma, dove per una valanga ha perso la vita uno sherpa, un altro è morto sull’Himlung Hilal.

L’outsider quest’anno è stato il Broad Peak. Il catalano Oscar Cadiach aveva infatti deciso di tentare la vetta questo ottobre, in una stagione abbastanza inusuale per il Karakorum. A fermarlo, ancora prima di partire, alcune questioni burocratiche relative alla sicurezza.

Molte le spedizioni sui 7000 ed i 6000 himalayani, soprattutto in India, alcune terminate con successo grazie alla salita di nuove cime e l’apertura di nuove vie. Due sono state invece le tragedie: sull’Ogre 2, in cui Kyle Dempster e Scott Adamson hanno perso la vita, e sullo Shivling, dove sono morti Lukasz Chrzanowski e Grzegorz Kukurowski . Fortunatamente invece la spedizione italiana al Kimshung, nonostante il grave incidente di Cazzanelli, si è potuta concludere felicemente con il ritorno di tutti gli alpinisti sani e salvi a casa.

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