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Itinerari, Primo Piano

Sul “Sentiero della libertà”, su cui si camminava per scappare verso l’Italia liberata

di Gian Luca Gasca

SULMONA, L’Aquila — Sulmona, il sole della prima mattina riscalda il corpo e rende più fluidi i movimenti. Finalmente ho lasciato la zona d’ombra che mi ha accompagnato per un paio d’ore lungo il sentiero. Un sentiero particolare. Non è un granché per il panorama e neanche merita per il dislivello che raggiunge. È però un percorso importante dal punto di vista storico. Questo è infatti uno dei molti “sentieri di libertà” che possiamo trovare in Italia, uno di quelli che ha permesso dopo l’8 settembre 1943 a militari alleati ed italiani di scappare verso sud, oltre la Linea Gustav, verso l’Italia liberata.
È doveroso raccontare questa storia all’interno del mio viaggio attraverso l’Appennino. Un viaggio che nasce in collaborazione con il CAI Centrale in cui mi sono imbarcato il 5 ottobre scorso e che oggi fa tappa a Sulmona, dove mi aspettano Tonino e Mario, due dei soci storici dell’associazione “Il sentiero di libertà”. Tonino è uomo di poche parole, sguardo severo e il vizio del fumo mitigato, forse, grazie alle sigarette lunghe e fini. Lui è quello che ha un legame maggiore con la storia di questo sentiero perché suo padre Roberto Cicerone “Era uno dei leader dell’organizzazione che a Sulmona nascondeva e organizzava la fuga degli evasi dal Campo 78”, racconta Mario che è lo storico del gruppo.
Il Campo 78 è il campo di concentramento approntato qui a Sulmona e dove sono stati imprigionati circa 3300 prigionieri, mi fa sapere Tonino. Di questi alcuni sono riusciti a scappare e hanno trovato riparo nelle case degli abitanti di Sulmona che, sotto la guida del padre di Tonino, avevano messo su un’organizzazione per accogliergli, nasconderli e quindi farli scappare verso l’Italia libera oltre la linea Gustav. Tra gli uomini “salvati” dall’organizzazione l’allora sottotenente Carlo Azeglio Ciampi. Anche lui, come me oggi, ha percorso questo sentiero osservato in lontananza dalla sagoma del Gran Sasso che qui, in Abruzzo, pare dominare su tutto.
Ne percorro solo un tratto di questo viaggio che durava alcuni giorni. Una fuga silenziosa fatta con la scorta di guide che conoscevano bene la zona e che sapevano come evitare i tedeschi.

Questa del sentiero di libertà è una storia per anni dimenticata. “Venivano degli inglesi” racconta Mario “Percorrevano quello che loro chiamavano il freedom trail. Avevano anche fondato delle associazioni di ex prigionieri. La più importante di queste si chiama Club Sulmona 78 e raccoglie tutti i prigionieri del campo di Sulmona. Questi gruppi hanno pubblicato dei libri, dei diari, in cui raccontano la loro fuga attraverso le montagne e, quando li abbiamo scoperti, abbiamo iniziato a tradurli fondando solo dopo alcuni anni l’associazione.”
Fortunatamente oggi questo gruppo di appassionati ed eredi di protagonisti continua a portare avanti il ricordo di questo passato e ad organizzare, tutte le primavere, la marcia lungo il sentiero. Un evento in ricordo della storia, una storia importante, che parte da Sulmona e termina il suo viaggio a Casoli attraversando le memorie ritrovate di prigionieri, fuggiaschi, guide e futuri rappresentanti del nostro Stato.

Il pezzo di sentiero percorso mi ha lasciato interdetto. Non posso dire che sia bello, e più ci si avvicina a Campo di Giove, la mia destinazione, meno mi piace. Forse solo quando mi specchio all’interno del televisore abbandonato da chissà chi in mezzo al nulla mi riesce di trovare il reale senso di questo percorso. Questo camminamento è l’essenza della montagna appenninica: funzionalità pura al servizio delle esigenze.
Qui ho scoperto il vero significato dell’Appennino che, tranne per poche aree, non è svago e divertimento per cittadini, ma sfruttamento. Uno sfruttamento che non dev’essere recepito secondo l’accezione negativa che ne fa il vocabolario, ma uno sfruttamento inteso come l’abilità del montanaro di saper estrarre dalla natura aspra e difficile ciò di cui ha bisogno e, in questo caso, di saper trovare nella montagna la via di fuga per la libertà.

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