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L’alpinista americano Sean Burch rivendica guinness in Himalaya, ma ora è nei guai seri

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Sean Burch questo autunno ha rivendicato il record di aver scalato in Nepal 31 vette inesplorate in 21 giorni. L’alpinista non è nuovo a queste cose e detiene diversi guinness: la più veloce ascensione del Monte Fuji e quella del Kilimanjaro, ma anche il maggior numero di prime ascensioni nel minor tempo in Tibet ed in Mongolia.

L’ultima impresa in Nepal, nella regione dell’Humla, dove attualmente Burch lavora per una ONG britannica. L’annuncio però ha creato sì stupore, ma non quello atteso ed anzi potrebbe causare all’alpinista molti guai e piuttosto seri.

Se le reazioni nel mondo dell’alpinismo nepalese sono state di incredulità, mettendo in dubbio la veridicità della cosa, quello che più dovrebbe preoccupare Burch sono le dichiarazioni del Dipartimento del Turismo del Nepal (DoT), che ha aperto un’indagine in merito poiché, da quel che risulta all’amministrazione, l’alpinista americano non avrebbe avuto alcun permesso di scalata per nessuna delle 31 vette raggiunte.

Dal canto suo Burch si difende affermando di aver ottenuto i permessi relativi all’immigrazione e che non era necessario alcun nulla osta per le ascensioni, essendo tutte al di sotto dei 6500 metri nella zona dell’Humla. Il Dipartimento del Turismo però non ci sta, ribattendo che l’ufficio dell’immigrazione può solo rilasciare permessi di ingresso nelle aree qualora vi sia una lettera del DoT, comunicazione che pare non ci sia. Inoltre, secondo l’amministrazione, che cita il Tourism Act, i permessi sarebbero comunque necessari per quelle vette che normalmente sono chiuse alle attività alpinistiche. Nell’Humla solo 17 montagne possono essere scalate.

Ora, quello che Burch rischia per il suo record è una multa pari a tre volte il costo del permesso di scalata della vetta più alta in Himalaya, quindi l’Everest, e due volte il costo della royalty maggiore prevista per aver scalato la vetta più alta aperta alle attività alpinistiche senza permesso (ancora l’Everest). Un conto molto salato, che va ad incrinare certamente i rapporti tra Governo nepalese e l’alpinista, che nel 2011 era stato nominato Ambasciatore di buona volontà per il turismo in Nepal.

 

(Fonte: thehimalayantimes.com. Foto: Sean Burch Facebook Page)

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