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Lo Spirito Libero di Franco Perlotto

copertina-perlottoFranco Perlotto, guida alpina, viaggiatore e giornalista, esce in libreria con Spirito Libero, l’autobiografia inserita nella collana, curata da Mirella Tenderini, Oltre Confine di Alpine Studio editore.

Uno dei grandi arrampicatori solitari italiani, nonché uno dei primi a esportare questa pratica all’estero, dopo i primi anni in Dolomiti, realizzò la prima ascensione solitaria sulla parete più alta d’Europa: il Troll in Norvegia, un appicco di granito di 2600 metri di sviluppo. Reinhold Messner la definì la più grande impresa solitaria di quegli anni. Le sue ascensioni solitarie si divisero tra Yosemite, la Patagonia e le Alpi.

Libero e solo, si allontana dalle strategie degli sponsor e del marketing e sceglie di scalare le montagne a modo suo, “quella voglia di disfare i carismi di un alpinismo assurdo fatto di competizioni al limite dell’immoralità, di meschinità, di rivalse, in fondo mi era rimasto e mi ero trovato a compiere scelte per lo meno inconsuete nei meccanismi di un mondo che non poteva avere futuro… L’ambiente degli alpinisti mi escluse dai suoi giochi. Non ero inquadrabile negli schemi. Non cercavo di scalare la parete famosa sulla cima famosa per diventare famoso. Eppure una certa notorietà l’avevo acquisita. Poi gli sponsor mi dissero che non ero più uomo d’immagine per loro. Mi dissero che non ero credibile come testimonial. In effetti alcuni ambienti alpinistici avevano deciso di farmi sparire dal loro firmamento. Non riuscii nemmeno a tenere il conto di quanta arroganza subii in quegli anni. Ma in fondo a me non importava più di tanto”.

Poi vennero gli anni del lavoro nei programmi umanitari di emergenza e di sviluppo  in Sudan, in Zaire, in Ciad, ancora in Amazzonia (ha vissuto per tre anni con gli indios Yanomami), in Bosnia, in Congo, in Afghanistan, in Sri Lanka, in Palestina. Anni di nostalgia delle cime lontane ma animati dalla felicità di recare “un servizio a chi ne aveva più bisogno di me”. E in quei luoghi selvaggi, a volte, riusciva ad andare alla ricerca di montagne sperdute negli angoli meno conosciuti del pianeta.

Franco Perlotto. Foto @ lastampa.it
Franco Perlotto. Foto @ lastampa.it

Mirella Tenderini scrive nella prefazione: “Franco Perlotto non è il più noto dei freeclimbers, ma è colpa sua se non si è mai messo abbastanza in mostra, tanto che molto presto i suoi sponsor lo hanno abbandonato. Ma il suo spirito libero di vagabondo entusiasta non poteva conciliarsi con le regole del mercato della sponsorizzazione e lo ha costretto ad arrangiarsi da sé. Il suo lavoro nel campo della cooperazione lo ha portato in giro per il mondo, anche in paesi remoti dove è stato il primo uomo a guardare le pareti di montagne selvagge come qualcosa da scalare. O è stato il suo desiderio di scalate che lo ha spinto a cercarsi un lavoro che lo portasse anche a esplorare nuovi mondi e nuove montagne?”

Il “senso del grandioso” è il fil rouge che unisce tra di loro le sue spedizioni, i suoi viaggi e le sue scalate. Il libro è la storia di un arrampicatore libero.

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