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Everest: ma quando inizia l’inverno alpinistico?

Lello, un nostro lettore, in un commento ci informa che “per la scienza l’inizio dell’inverno meteorologico è il primo giorno di dicembre, quindi il 22 sarebbe da considerare pieno inverno. Il fatto che si definisca diversamente è solo una faccenda burocratica”.

Per convenzione, meteorologicamente parlando, la stagione invernale inizia il 1 dicembre e si conclude il 1 marzo. Durante questo periodo il vortice polare raggiunge la sua massima forza, la copertura nevosa dell’emisfero Nord, o snow cover, raggiunge la massima estensione e le temperature medie dell’emisfero Nord si abbassano notevolmente.

Invece, il 21 dicembre data che segna il Solstizio d’Inverno è il giorno in cui il sole raggiunge il punto più basso sull’orizzonte e rappresenta l’inizio della stagione invernale dal punto di vista astronomico, poi il sole inizia a risalire, fino al 20 marzo, giorno dell’Equinozio di Primavera.

Se ci stiamo occupando di alpinismo invernale, ovviamente dobbiamo tenerne conto. È più importante la convenzione burocratica o l’oggettività scientifica?

Alex Txikon è in partenza per l’Everest per una formidabile sfida invernale. Partirà dalla Spagna il 25 dicembre e dunque tutto è perfetto e senza dubbi di calendari. Il dubbio, se tale è, riguarda i precedenti tentativi invernali (o no?) con relativo arrivo in vetta.

Ma andiamo per ordine, ecco la situazione delle salite sull’Everest con un focus sulle invernali, recentemente pubblicato da Alan Arnette.

Fonte: Himalayan Database

Tra tanti nomi di grandi alpinisti che hanno realizzato in ogni caso una formidabile impresa raggiungendo la vetta dell’Everest in inverno, c’è quello di Ang Rita Sherpa che il 22 dicembre del 1987 alle 14,20 ne raggiungeva la cima e per arrivare lassù, in pieno inverno, non aveva usato ossigeno supplementare. Per la verità Ang Rita sul tetto del mondo durante la sua carriera ci arriva 10 volte e sempre senza l’uso di ossigeno.

Alcuni anni fa ci fu una polemica tra Jean-Cristophe Lafaille e Simone Moro su chi avesse salito in invernale lo Shisha Pagma, il più piccolo degli 8000. Lafaille raggiunse la vetta l’11 dicembre, troppo presto e non venne considerata invernale; Moro invece ci arrivò il 14 gennaio, senza ossigeno ovviamente e avendo iniziato la salita dal campo base attorno a Natale.

Quella polemica contribuì a far definire la regola non scritta, ma convenzionalmente accettata, del 21 dicembre come data di inizio per le salite invernali, o meglio come data di partenza dal campo base per poi tentare la vetta. Una regola che come tante altre riguardano l’alpinismo anche se taluno nega che quest’attività sportiva ne abbia.

Ma il sasso gettato nello stagno della convenzione rischia di agitare in eccesso le acque. L’inverno, quello climatico, la scienza lo inizia il primo dicembre e dunque An Rita sarebbe, secondo questa ipotesi, il primo salitore invernale dell’Everest senza ossigeno.

Sono sicuro che Txikon ci dirà che sarà lui, che sta facendo le cose secondo convenzione e tradizione, a essere il primo uomo che sale l’Everest in inverno e senza ossigeno. Glielo auguriamo, fosse anche il secondo, sarebbe un’impresa formidabile.

 

(Foto: Alex Txikon)

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5 Comments

  1. A mio avviso Ang Rita sarebbe comunque il primo uomo ad aver salito l’Everest in invernale senza ossigeno in quanto in vetta ci è arrivato il 22/12.
    Se poi vogliamo aprire la discussione, a mio parere futile, se una spedizione per essere considerata totalmente invernale debba essere fatta in toto entro le date 21/12 – 21/03 allora questo porta ad altre riflessioni.
    Tuttavia, come sostiene anche Urubko, sfido chiunque a scalare ai primi di dicembre e sostenere che non sia inverno mentre, forse, nel mese di marzo le temperature sono diverse (leggasi più calde) tanto che a metà dello stesso cominciano già ad arrivare le spedizioni ai campi base.
    Diciamo che, se la spedizione comincia ai primi di dicembre e termina in vetta in un giorno successivo al 21/12 sino a fine febbraio, penso si possa considerare totalmente invernale.

  2. Marzo rispetto ai primi di Dicembre è dieci volte meno Inverno. E francamente le opinioni di chi usa le corde fisse dovrebbero lasciare il tempo che trovano. Come dare retta ad un dopato su quale sarebbe il record corretto della maratona considerano i diversi percorsi.

  3. Concordo anch’io che la prima salita invernale vada attribuita ad Ang Rita.
    Riguardo a questo nuovo tentativo, non vedo il motivo di fare paragoni ad una salita compiuta 30 anni fa, soprattutto poi se ci si fa giá trovare pronto il tracciato sulla Ice Fall dagli Sherpa…

    1. Questi non hanno pudore. Mi hanno detto che ieri sera al TGr lombardo il bergamasco è stato presentato come da anni nella top ten alpinisti del mondo. E chi ha compilato questa top ten? Per uso di corde fisse e sherpa, nessuna di queste salite circensi è mai stata inclusa fra quelle importanti del Piolet d’oro. Salite alla Housemann, questo è alpinismo. O Baffin di Favresse e Ragni. O il tentativo del polacco al Parbat, Mackiewicz, l’unico veramente etico e da storia dell’alpinismo. Con delle regole, questi non avrebbero diritto a parlare

  4. Sul Nanga Parbat in inverno ci sono andati un popo’ dei migliori himalaisti, in vetta sono arrivati solo qualche mese fa e ci sono volute tante palle; a Baffin climber americani e canadesi ci vanno regolarmente da 25/30 anni, chi in aereo chi a piedi con slitte… ed ognuno si fa una via nuova di roccia da 25/30 anni. Non possono essere paragonate come novità o imprese alpinistiche, una è unica, le altre sono fra le tante che si fanno in roccia ogni anno, stando in parete quando e quanto cavolo vuoi. Plauso allora agli altri due che hanno fatto la stessa cosa ma in due, vedo che non lo citi mai Glowacz e compagno che hanno agito lì quest’anno. Se vuoi dare il giusto valore sii coerente allora, sennò parliamo solo di Ondra e tutti gli altri scalatori li mettiamo via (Alberto)

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