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Alex Txikon e la salita di Ang Rita all’Everest: “con le regole di oggi non è un’invernale”

Alex Txikon con Carlos Rubio. @ Alex Txikon Facebook Page

Alex Txikon, che oramai è già atterrato a Lukla, ha svelato qualche altro dettaglio della sua spedizione invernale all’Everest.

Intervistato da Desnivel, l’alpinista basco conferma quanto anticipato riguardo l’attrezzatura della via, che verrà effettuata sulla Icefall da una squadra di sette sherpa; uno di loro poi aiuterà gli scalatori a fissare le corde nei campi successivi.

La spedizione sarà composta da 16 persone al campo base, anche se il grande assente sarà di certo Ali Sadpara, la cui partecipazione era data certa dai rumors, che però sono smentiti durante la conferenza stampa. Come chiarisce infatti Txikon: “sono emerse una serie di complicazioni e non c’era tempo per risolverle tutte. È stato un sommarsi di motivi: budget, visti, assicurazione. È un peccato e mi mancherà terribilmente”.

Txikon si sbilancia anche sulla questione della prima invernale dell’Everest senza ossigeno, e alla domanda sull’ascensione di Ang Rita nel 1987, risponde: “La prima cosa è che chiedo rispetto, perché ho letto anche di chi screditava la salita di Ang Rita, il quale ha raggiunto senza ossigeno la vetta dell’Everest per dieci volte e per me è un punto di riferimento”.

Il basco però pone l’accento sulle regole attuali, nate come vi avevamo raccontato dopo la polemica tra Simone Moro e Jean-Cristophe Lafaille: l’ascesa di Ang Rita “non è quella che oggi definiamo invernale”, ma come ben sottolinea Txikon, “in quel momento storico le regole del gioco non erano ancora state scritte”. “Sono solo una persona che va all’Everest e lo faccio solo per me stesso e per una volta voglio evitare queste faccende dei record” si premura di chiarire Alex, che però aggiunge anche: “tecnicamente l’inverno nel 1987 è iniziato il 22 dicembre alle 4.45, quando Ang Rita era a 8400 metri. Questi sono i dati e non serve che io dica che tutto è stato attrezzato in autunno”.

A conti fatti, secondo Txikon, se Ang Rita fosse arrivato in vetta con le regole dei giorni d’oggi, la sua non sarebbe un’invernale. Però, ciò che è importante per il basco, come ripete più volte nell’intervista, non è il record, sebbene nella conferenza stampa e sul suo blog abbia voluto ben specificare che la sua è una prima e che nessuno precedentemente era riuscito nell’impresa.

“Ognuno la pensa in modo diverso, ma da parte mia credo che l’inverno sia quello che conosciamo. […] Dobbiamo essere sinceri: così come si fanno classifiche per l’arrampicata su ghiaccio, roccia, misto, vengono fatte anche per le invernali” e, come osserva Txikon, che non si definisce un purista, andare in vetta a febbraio, anche se si raggiunge il campo base una decina di giorni prima del 21 dicembre, non è la stessa cosa che arrivarci ad ottobre, come fece Ang Rita. Chissà quali sono le differenze del giungere in cima all’Everest senza ossigeno il 22 dicembre 10 o 100 ore dopo l’esatto inizio dell’inverno.

In ogni caso, dice Txikon, sarà “più difficile del Nanga Parbat”.

 

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1 Comment

  1. Si cominci a rispettare HIMALAYA STILE ALPINO di Venables, che cambierebbe la storia degli ultimi 30 anni. Ah già, in questo modo troppi curriculum scomparirebbero

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