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Wielicki, Urubko e la sfida al K2 in inverno

Denis Urubko sarà uno dei protagonisti della spedizione polacca che tenterà il K2 durante la prossima stagione invernale. A confermarlo, sebbene mantenendo un certo alone di istituzionale incertezza, lo stesso alpinista russo in un’intervista al giornalista Michał Rodak per la radio RMF FM. A dir la verità i polacchi avrebbero dovuto tentare la conquista della vetta dell’ultimo 8000 inviolato in inverno durante questi mesi, ma a causa della mancanza di fondi il progetto è stato rimandato di un anno.  

“Krzysztof (Wielicki. Ndr) sarà il capo spedizione, mi fido di lui e sono pronto a seguirlo e ad accettare le sue decisioni” dice Urubko, che da qualche anno ha la cittadinanza polacca, facendo un’altra anticipazione: la presenza di Adam Bielecki, “uno dei più forti alpinisti della nuova generazione”. Il resto della squadra rimane un’incognita in mano a Wielicki, che dovrà scegliere gli scalatori più forti di Polonia, perché il “K2 è ancora una montagna molto pericolosa e molto difficile – ricorda Urubko, che aggiunge – Nulla è cambiato in questi 14 anni”. Era infatti il 2003 quando la Winter Polish Expedition, guidata sempre da Krzysztof Wielicki, aveva tentato la prima invernale del K2 portando lo stesso Denis Urubko e il polacco Piotr Morawski fino a campo IV, a 7630 m, prima che il maltempo li costringesse a tornare indietro.

Certo, se il K2 è rimasto uguale da quel primo tentativo, non si può dire lo stesso dei protagonisti: “14 anni fa – racconta Denis – Krzysztof era in grado di svolgere una parte attiva sulla montagna essendo uno dei migliori scalatori nella squadra. Con me (nel 2003. Ndr) ha raggiunto i campi più alti. Ora, naturalmente, porterà la spedizione al campo base e potrà raggiungere campo 1 e campo 2, ma sono sicuro che ci aiuterà in ogni modo possibile, perché è davvero uno scalatore formidabile in inverno”. Insomma, gli anni passano per tutti pare volerci ricordare Urubko, anche per le leggende dell’alpinismo come Wielicki, che lo scorso 5 gennaio ha spento 67 candeline.

“Come capo spedizione del prossimo tentativo – racconta l’alpinista – dovrà valutare quale sarà la strategia migliore. Ora sta analizzando e allargando le proprie conoscenze e migliorando nel tempo il piano, che è quello che consentirà di chiudere questo progetto che dura da molto tempo. Noi alpinisti lo aiutiamo, condividiamo le nostre opinioni e le nostre esperienze”.

Se vetta sarà, si chiuderà il cerchio delle conquiste invernali degli 8000 aperto proprio dallo stesso Krzysztof Wielicki, assieme a Leszek Cichy, nel 1980 sull’Everest. Quello che però è certo, è che la storia dell’esplorazione alpinistica in inverno non terminerà con il K2, ma ci potranno essere numerose altre pagine da scrivere, forse anche più interessanti di quelle già scritte, come lo stesso Urubko ci ha ricordato parlando del Nanga Parbat.

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2 Comments

  1. Nonostante io abbia quasi una venerazione per Urubko devo ammettere che, dopo le affermazioni della precedente intervista, sarebbe un controsenso se decidesse di partecipare ad una spedizione che tutto fa pensare essere di stile pesante con tanto di campi e corde fisse.
    Anche perchè credo che lui sia uno dei pochi attualmente in grado di fare qualcosa di realmente innovativo e storico.

    1. Totalmente d’accordo e non penso che le userà. Se dovesse farlo, pace. Sarà una cosa fredda, ma senza valore, come il Nanga l’anno scorso

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