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La grande sfida alpinistica di Ueli Steck

Per Ueli Stek sarà più impegnativa la traversata Everest Lhotse, un sogno accarezzato da alcuni alpinisti e talvolta abbozzato ma mai tentato seriamente, o la conferenza che in occasione della cerimonia dei Piolet d’Or, con l’occasione di parlare di regole per l’alpinismo e di prove per documentarne le imprese, ha messo proprio la Swiss Machine sotto i riflettori per le controverse, almeno per alcuni, imprese all’Annapurna e allo Shisha Pagma?

Ho l’impressione che lo svizzero sia piuttosto impermeabile sia alla pressione sportiva, sia a quella mediatica e delle critiche. Lui va per la sua strada, anzi per la sua via, quella che nelle prossime settimane potrebbe potarlo in vetta al’Everest e al Lhotse.

La salita che ha scelto è molto logica e bella.

Dall’iper affollato e godereccio villaggio globale che è il campo base, dovrà mettersi in fila sulle scale dell’Ice Fall, non dubito che sceglierà orari adatti (notturni) che gli consentiranno, essendo in quota da settimane e quindi acclimatato, di procedere di corsa e di andarsene a campo due in tempi molto rapidi, probabilmente in tre ore (i clienti/alpinisti possono impiegarcene anche 12). Da qui punterà alla sua sinistra verso la cresta ovest dell’Everest fino a raggiungerla e con essa la via degli jugoslavi che la risale fino agli 8850 metri della vetta. Gran bella via, anche tecnicamente. Ueli in vetta rischia di rituffarsi nel marasma delle spedizioni commerciali. Raggiungerà (di corsa, visto che è in discesa) gli 8000 metri del Colle Sud, dove decine di esseri vagano in attesa di essere traghettati dai loro Caronte/Sherpa verso la vetta, e sempre di corsa s’infilerà, dice lui, nel ripido canale alla sinistra di quello della via normale, alla sommità del quale si è in pratica in vetta al Lhotse a 8516 metri. Foto, discesa lungo la via normale e giù fino a campo 3 a 7350 metri, campo due e infine al base.

Una grande sfida alpinistica alla quale Stek si è molto preparato e acclimatato, con lui avrà un ottimo compagno con lui Tenji Sherpa. Sarà appassionate seguirli sicuri che questa volta Stek le foto di vetta e le testimonianze del suo passaggio in quota le potrà presentare.

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2 Comments

  1. Se ho capito bene Agostino, Steck non ha intenzione di seguire la cresta ovest (via degli jugoslavi), ma il couloir Hornbein ripetendo così, per intero, la via americana del 1963. Inoltre prevede di fare acclimatamento salendo al colle sud e li lasciare una tenda (cosa questa che lo agevolerebbe nella traversata evitandogli di portarsi il peso della tenda, saccoapelo etc.) che, insieme alle corde fisse delle altre spedizioni che saranno già posizionate nei tratti in comune con la vie normali, questo a mio avviso inficierebbe la definizione di stile alpino (cosa per altro che ha ammesso lo stesso Steck) rendendola più una prestazione sportava che di avventura degna comunque del massimo rispetto. Tuttavia, la presenza di numerose persone intorno eviterà che i suoi risultati siano contestati poichè, immagino, sarà costantemente osservato.
    Inoltre noto, e credo sia una genialata, che in queste imprese così ambiziose vi è la tendenza a creare un obiettivo più concreto nell’obiettivo massimo annunciato (che suscita più clamore) per portare a casa comunque un risultato; ad esempio Steck ha detto che già la ripetizione della via americana del 1963 in stile leggero può essere un obiettivo di riguardo anche se la traversata fallisse e Moro ha detto che la salita dell’anticima vergine dello Yalung Kang e la salita dello stesso senza completare la traversata sarebbe già di per se un grande obiettivo.

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