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120 anni fa nasceva Ardito Desio

Classe ‘97, ma dell’800. Era nato a Palmanova in Friuli e lì iniziò da ragazzino ad amare le sue montagne. Si arruolò come volontario alla Grande Guerra comprandosi una bicicletta per fare il portaordini. Frequentò la facoltà di scienze naturali a Firenze, divenne geografo e geologo.

Nel ‘29 partecipò alla spedizione del duca di Spoleto in Karakorum, di quella regione traccia la prima cartografia speditiva con una precisione ancora oggi impressionante. Con un gruppo di portatori risale il passo Mustang, scende il colle Sarpo Lago verso nord, raggiunge la valle Shasgam ed arriva fino ai ghiacciai Gasherbrum e Hurdok, fotografa e documenta per la prima volta il K2 da nord. 

K2 1954

È noto certamente e prevalentemente al grande pubblico degli appassionati di alpinismo, per aver voluto, con passione e caparbietà, organizzare la spedizione al K2 che il 31 luglio 1954 portò in vetta Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Con loro sulla cima idealmente c’erano Desio e Bonatti, Abram, Soldà, Angelino e tutti gli altri protagonisti di quella spedizione; anche Mario Puchoz che sul K2 morì di edema polmonare.

Nel mondo della scienza il prof. Desio fu un’autorità assoluta e riconosciuta a livello internazionale, non solo per le sue esplorazioni nel Golfo della Sirte in Libia dove raccolse la prima bottiglia di petrolio al seguito di una trivellazione alla ricerca dell’acqua, che Italo Balbo, diventato nel frattempo viceré, gli aveva chiesto. Domandò una trivella adatta al petrolio, ma da Roma non arrivò mai. Gli americani, vinta la guerra, vollero le sue carte e i risultati delle sue ricerche nella Sirte e aprirono la stagione del petrolio libico.

Desio esplorò territori, studiò regioni e scrisse centinaia di articoli sulle riveste di geologia, geofisica, geodesia più importanti a livello internazionale, sulle montagne italiane, dell’Asia e del mondo. Fu lui che con una sua missione avviò l’adesione dell’Italia al trattato Antartico.

Queste poche annotazioni sulla sua vita scientifica dimostrano che la sua storia non fu solo, si fa per dire, quella della pur eccezionale spedizione al K2 del ‘54, un capolavoro organizzativo. Va anche detto che senza Desio quella spedizione non sarebbe nemmeno stata pensata, quella stagione formidabile dell’alpinismo e quell’impresa eccezionale non avrebbero avuto luogo.
Certo c’è anche l’esclusione di Riccardo Cassin, per ragioni di salute, e la polemica successiva alla spedizione che nacque tra Bonatti, allora ventiquattrenne, e Lacedelli e Compagnani, ma anche con Desio che non volle mai cambiare  la versione “notarile” che scrisse dopo aver intervistato i due della vetta, con tanto di aspre controversie che ne seguirono, e infine le controversie dure e sgradevoli che nacquero con il Club Alpino Italiano sulla paternità della spedizione (che ci mise i soldi). Tutto ciò amareggiò profondamente il Professore che scrisse il suo “Libro Bianco – in margine alla conquista del K2”, un resoconto dettagliatissimo e puntiglioso che merita d’esser letto, fosse solo per conoscere tutta la verità sulla spedizione al K2 e non solo quella del Club Alpino Italiano, con tutto il rispetto per questa istituzione. Sarebbe poi bello e interessante leggere i diari che il prof. compilava ogni giorni della sua vita. 

120 anni dalla nascita di un grande italiano, un uomo ricco dell’amore per la scienza e le montagne, ambizioso e coraggioso, un barone universitario che amava l’università e chi per la scienza e per lui lavorava duro. Certo un uomo d’altri tempi che ha contribuito alla rinascita dell’Italia.

Desio infine come padre del Central Karakorum National Park, un’area dedicata alla salvaguardia e alla conoscenza della natura di 10.000 chilometri quadrati attorno alla sua montagna, il K2, quella che conobbe fin dal 1929 e che lo ammaliò fino alla morte a 104 anni. Lunga vita al prof. Desio. Al Film Festival di Trento il 5 maggio, con il Chief Minister della regione del Gilgit-Baltista, racconteremo di questa importante realtà del Parco del K2.

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3 Comments

  1. “…fosse solo per conoscere tutta la verità sulla spedizione al K2 e non solo quella del Club Alpino Italiano, con tutto il rispetto per questa istituzione…”

    Un articolo un tantino agiografico…

    Sicuramente tanti meriti, ma la Macchia del K2 avrebbe dovuto almeno chiarirla all’interno della spedizione, lasciando poi le ovvie dichiarazioni di facciata alla stampa.

  2. Gli ingegneri usano ancora il suo manuale di” geologia applicata all’ingegneria”, ma poi non sempre se ne traggono le conseguenze.
    Alcuni partecipanti o esclusi dalle spedizioni , parlano di uno stile da comandante militare stile Grande Guerra , che forse lo aveva un po’ troppo formato.Personalita’ da prima meta’ del secolo scorso..con molto seguito anche nel prosieguo.Chissa’ …se gli avesso affidato gli studi preparatori per la diga del Vajont…forse il suo carattere fermo sarebbe venuto utile.

    1. meno male che quell’alpinismo è scomparso almeno da noi mentre Urubko ha raccontato più volte di come in Russia sia spesso ancora così con i cani sciolti, come Dennis, se ne allontanano

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