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Editoriali, Primo Piano

Da Polenza: ossigeno, cime e riflessioni

Agostino Da Polenza
Agostino Da Polenza (Photo www.evk2cnr.org)

BERGAMO — Ho ricevuto alcune e-mail personali, da parte di vecchi amici alpinisti riguardo le performance che questo ultimo scorcio di primavera ci ha riservato l’Himalaya. Come sempre, il più noto e molto bravo fa notizia. Simone Moro era partito con grandi intenzioni per la sua impresa al Lhotse e all’Everest. Il malore di un suo compagno di cordata, se prima aveva fatto temere il suo rientro, ha poi ringalluzzito le sue intenzioni fino a fargli dire che “forse” l’occasione poteva essere propizia per riprovare la traversata a lungo sognata di Lhotse-Everest.

Era rimasto solo con Urubko, due alpinisti fortissimi, oltre che allenati, ma anche di ritorno da una boccata d’ossigeno a Kathmandu e la speranza è l’ultima a morire. Non è andata come sperato e, mentre Urubko saliva il Lhotse, Simone era impegnato nel pietoso recupero del corpo di alcuni alpinisti deceduti anni fa. Poi ha tentato l’Everest e a un certo punto, per ragioni di sicurezza come lui stesso ci spiega, prudentemente ha usato, come la stragrande maggioranza degli alpinisti/turisti, l’ossigeno. Non ha detto di aver fatto la grande impresa, ha detto a Montagna.tv di aver voluto in ogni caso andare in cima all’Everest per assaporare ancora una volta la magia di quella vetta. E Montagna.tv ha riportato i fatti e le notizie, come ogni buon giornale deve fare, parlando dell’attività di uno degli alpinisti più “in vista” a livello internazionale.

Quelle e-mail di cui dicevo all’inizio mi accusavano di essere “connivente” con l’uso dell’ossigeno contrariamente ad altre occasioni, in particolare nel 2004 per la celebrazione del 50° anniversario del K2.

Ribadisco quindi il mio pensiero. È inaccettabile l’uso dell’ossigeno nell’alpinismo, deprecabile per fare turismo alpinistico? Lo dico da sempre, come dico da sempre di essere contrario alle spedizioni commerciali sugli 8000. Ma è una mia personale opinione che posso esprimere liberamente, seduto comodamente in poltrona o in piedi in una piazza. Non credo che solo gli alpinisti di punta e in attività possano esprimere il loro parere su questioni che riguardano le montagne. Se così fosse, solo i giocatori che vanno in campo parlerebbero di calcio, nemmeno gli ex potrebbero fare i commentatori in televisione o sui giornali. Dunque questa pretesa di Simone avanzata a Montagna.tv è fuori luogo.

Il ragazzino in cima all’Everest è un altro esempio di questo turismo d’altissima quota. A lui rimarrà un ricordo indelebile e stupendo della sua esperienza e sono contento per lui. Fossi stato suo padre avrei aspettato finché le sue gambe, il suo cuore e i suoi polmoni gli avessero consentito di arrivare in cima all’Everest in modo naturale e leale rispetto alla grande montagna.

Anche “Tamara”, giovane donna che ha scelto come  primo 8000 di intrupparsi al Lhotse sulle corde fisse, in mezzo alle tende, sulle tracce d’altri, tra l’immondizia e gli escrementi attuali e storici di centinaia di persone, ma con ambientazione naturale e panorami meravigliosi. Che dire? È la donna più giovane: bene! È comunque una “impresa personale” importante e forte e, di certo, lei ce l’ha messa tutta e ora sarà contenta. Anche questo è ammirabile e si può raccontare.

Ma non cambia di una virgola la mia opinione sull’ossigeno.

Ci saranno altri record da rincorrere: il bambino più giovane, l’uomo più brutto, il più vecchio, la donna più carina… Un caso a parte forse andrebbe considerato per i diversamente abili, per i quali, come per le Paraolimpiadi, devono esistere ambiti accessibili. Ma l’uso dell’ossigeno no.

È simbolicamente rappresentativo della degenerazione ambientale e culturale alla quale gli “8000” (che simboli sono) vengono sottoposti.

La montagna ha perso parte della sua immagine, fascino, poesia e quindi del suo valore a causa di dei troppi che hanno dovuto “drogare” la propria prestazione per potervi accedere, per guardare da lassù il più bel panorama del mondo. Dire che la montagna è un terreno libero e di libertà assoluto e senza regole (come gli alpinisti hanno pervicacemente ed egoisticamente sostenuto da sempre) è un “eufemismo” pericoloso per la montagna e per chi la frequenta. E la corsa agli 8000 lo dimostra.

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1 Comment

  1. Non sono un addetto ai lavori. Qualche arrampicata l’ho fatta, ma non mi reputo un alpinista. Sono uno di quelli che sta alla “finestra”, a leggere e guardare le imprese che altri compiono su montagne che non ho mai visto e che forse mai vedrò di persona. E di questo sono grato a tutti voi, perchè grazie a voi ho modo di conoscere e vivere indirette emozioni.
    Da spettatore alla finestra, che si appassiona alle discussioni, scrivo che il dibattito sull’etica dell’ossigeno non lo condivido.
    Così come non condivido il dibatito sul Cerro Torre, o (parzialmente) quello sugli spit.
    Io la vedo così, se vuoi salire con l’ossigeno va bene. Se vuoi salire senza ossigeno va bene. Ovvio e scontato che sono due cose completamente diverse. Quello che conta sono le emozioni e le gratificazioni che ognuno riceve da quello che fa. Personalmente, se mai dovessi avventurarmi su un ottomila, non ne farei uso. Per me sarebbe più gratificante arrivare a 6.500 m senza, piuttosto che a 8.000 con O2. Inoltre avrei forse più paura con l’ossigeno, la mia sopravvivenza sarebbe legata ad una tecnologia e ad un serbatoio. Lo vedo come un fattore di rischio in più. Ma questo è come la penso io. Un altro può pensarla in modo totalmente differente e comportarsi di conseguenza. Che problema c’è?
    L’alpinismo d’alta quota presenta alcune analogie con il mondo della subacquea. Sono ambienti meravigliosi e ostili alla permanenza umana. Anche sottoacqua ci si può andare con le bombole oppure senza e chiunque può comprendere l’enorme differenza tra i due approcci. Un apneista deve essere molto più preparato fisicamente e psicologicamente di chi utilizza le bombole, è consapevole delle limitazioni che questa scelta comporta, ed è ripagato da emozioni più intense. Non per questo giudica e condanna chi utilizza le bombole, è semplicemente un’altra cosa. E allora, alla domanda del perchè nell’alpinismo si discuta tanto sull’uso dell’ossigeno, la risposta che mi viene è che nell’alpinismo ci sono interessi che nella subacquea non ci sono. Perchè ci sono persone che cercano di vivere con l’alpinismo. Non è una questione di etica in quanto tale, ma è questione di commercializzare un approccio, di rendere maggiormente attraente per sponsor e media una certa approccio piuttosto che un’altro, in modo da riuscire a trarne un sostegno economico. Un euro pagato da sponsor e media per una salita con ossigeno è un potenziale euro in meno alla salita senza ossigeno. Chi sale senza O2 “spintona” per veder riconosciuto il maggior valore della sua impresa, che è indubbio credo, ma altrettanto indubbio ritengo sia il fatto che l’etica, intesa come criterio di gestione della propria libertà nel rispetto degli altri, nulla centri con la discussione.

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