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Ambiente, Primo Piano

Aria inquinata e rischi del black carbon: Share risponde all’allarme dell’Oms

Stazione NCO-P
Stazione NCO-P del progetto Share presso il Laboratorio Piramide (Nepal)

ROMA – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente presentato uno studio sulle evidenze epidemiologiche degli effetti del black carbon sulla salute umana, in particolare per quanto riguarda l’insorgere di patologie cardiopolmonari e l’aumento della mortalità; anche nelle zone d’alta quota l’incidenza del black carbon è risultata significativa per diverse patologie. Di aspetti legati al black carbon e delle analisi relative alle osservazioni continuative eseguite alle pendici dell’Everest dal laboratorio Piramide, si è discusso questa mattina nella sede del CNR a Roma, nel corso della riunione plenaria annuale degli scienziati e ricercatori impegnati nel progetto che presenta i risultati delle attività fin qui acquisite e della rete meteo-climatica formata da 14 stazioni ad Alta Quota, sparse su quattro continenti, parte integrante del progetto SHARE.

Il continuo miglioramento della conoscenza del quadro climatico e glaciologico in alta montagna si sta rilevando fondamentale per l’analisi dei cambiamenti climatici a livello globale e delle conseguenze che si determinano in proiezione sulla salute umana, sulla disponibilità di risorse idriche, sulle produzioni agricole e la biodiversità, anche e soprattutto per l’azione degli inquinanti atmosferici, primo fra tutti il black carbon, oggetto di studio del progetto SHARE, promosso dal Comitato Ev-K2-Cnr.

“Anche nel corso della recente riunione del G8 di Camp David è stato approvato un documento che fissa l’ingresso dei Paesi membri nella Climate and clean air coalition, impegnandoli ad operare per la riduzione di black carbon e di altri inquinanti climatici cosiddetti “a vita breve”. E’ un passaggio atteso – sottolinea Riccardo de Bernardi, presidente del Consiglio Scientifico di Ev-K2-Cnr, che è l’unica organizzazione italiana ad avere un suo rappresentante nel comitato scientifico del programma internazionale ABC (Atmospheric Brown Clouds) promosso da Unep – che avvalora il ruolo primario assunto dal nostro Paese nella ricerca in alta quota e per il contributo alla creazione di una banca dati aggiornata che raccoglie i parametri osservatori mettendoli a disposizione del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite”.

Paolo Bonasoni, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (ISAC) del CNR e coordinatore del progetto Share, ha illustrato gli obiettivi del programma di ricerca 2011-2012 anticipando le risultanze delle ricerche, in particolare quelle relative alle osservazioni svolte dalla stazione himalayana NCO-P posta a 5.079 metri di quota e collegata al laboratorio Piramide, che rappresentano il punto di riferimento e la cartina di tornasole per valutare i fenomeni climatici. Nei giorni più inquinati del periodo premonsonico la concentrazione di black carbon aumenta di oltre il 300% rispetto ai restanti giorni mentre l’ozono cresce di corca il 30%. Il black carbon è poi in grado di depositarsi sui ghiacciai riducendo la quantità di radiazione solare normalmente riflessa dai ghiacciai favorendone così la loro fusione. Reali sono poi la possibilità che l’acqua di fusione possa formare laghi a ridosso dei ghiacciai, i cosiddetti GLOF (glacial lake outburst flood), in grado di ridurre la portata di acqua a valle e alla lunga di tracimare e sommergere interi villaggi. Sebbene nel corso del 2011, e dai recenti dati anche nel 2012, le concentrazioni di black carbon non hanno raggiunto i picchi degli anni precedenti risultando più basse di oltre il 50%, il fenomeno necessita di essere tenuto sotto controllo, perché fortemente critico ed influenzato da diversi fattori, primo fra tutti i fuochi forestali e l’andamento e quantità delle precipitazioni atmosferiche, in grado di abbattere questo composto. Il Black Carbon, infatti, si comporta per certi versi in modo simile ai gas serra assorbendo la radiazione solare e riscaldando l’atmosfera. Ciò comporta una serie di effetti per il clima, l’ambiente e la salute umana: assorbendo la radiazione solare, ne attenua la quantità che raggiunge il suolo, influenzando così negativamente il ciclo idrologico e di conseguenza la produzione agricola.

“Share è la chiave per osservare, interpretare e studiare i fenomeni legati ai cambiamenti climatici in particolare in area montana – ribadisce Bonasoni – Da oltre 15 anni eseguiamo osservazioni meteo in aree di alta montagna, a partire dall’Himalaya; dal marzo 2006 disponiamo poi di dati unici e fondamentali provenienti dalla stazione Piramide, che ci hanno consentito di presentarli in differenti consessi internazionali al fine di fornire elementi validi ai vari stakeholders per favorire interventi necessari per diminuire la coltre di black carbon alle pendici dell’Himalaya. Studi epidemiologici condotti dall’Università di Ferrara, sempre nell’ambito di SHARE, hanno evidenziando come nei villaggi della Valle del Khumbu ci sia una forte incidenza di ostruzione brachiale dovuta all’inquinamento indoor vista l’abitudine delle famiglie di bruciare a fuoco vivo legna, sterco essiccato di animali e residui di coltivazioni. Per questo motivo, nell’ambito di SHARE l’Università di Perugia sta svolgendo studi sul rendimento energetico dei lodge nepalesi al fine di promuoverne una migliore coibentazione e ventilazione degli stessi, un crescente uso di energie alternative e l’implementazione di stufe ad alto rendimento”.

Alcuni dei risultati ottenuti nell’ambito del Progetto SHARE saranno illustrati tra l’altro nella prossima Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, in programma a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno, tra questi proprio quelli inerenti a quest’ultima attività e il sistema informativo SHARE GEONETWORK, un database web che raccoglie dati ambientali riguardanti le aree di alta quota, sviluppato dall’Università di Cagliari. Il GEONETWORK di SHARE costituisce uno strumento utile non solo alla comunità scientifica ma anche ai decisori politici che richiedono sempre più insistentemente, a livello internazionale, dati validati e affidabili per l’attuazione di politiche efficaci in tema di ambiente e cambiamenti climatici.

Guarda i dati in tempo reale rilevati dalla stazione himalayana NCO-P posta a 5.079 metri di quota e collegata al laboratorio Piramide: http://evk2.isac.cnr.it/realtime.html

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