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Troppa neve e pericolo valanghe al Manaslu: Simone Moro e Tamara Lunger tornano a casa

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UPDATED – KATHMANDU, Nepal — “Abbiamo deciso di terminare qui la spedizione. Ieri siamo andati a campo 1 ed è stata una sorpresa non riuscire a trovare nemmeno il campo, probabilmente è sotto due o tre metri di neve almeno. Il problema è la neve e il pericolo di valanghe”. Questo il messaggio lanciato in un video pubblicato poco fa sulla  pagina facebook di Simone Moro.

I due alpinisti sono tornati ai piedi del Manaslu il 4 aprile. Dopo essere andati in cima all’Island Peak infatti, i Simone Moro e Tamara Lunger hanno ripreso le fila del progetto originale, vale a dire la salita dell’ottomila nepalese e il concatenamento con l’East Pinnacle. La situazione che hanno trovato sulla montagna però, si è dimostrata molto difficile, e non solo sui campi alti, bensì già dal campo base.

“Siamo ritornati al campo base del Manaslu in elicottero – scriveva Simone Moro il 4 aprile -. Lo abbiamo trovato distrutto dalle nevicate e dal vento. Le tende rotte e i sacchi a pelo bagnati. Poi si è pure messo a nevicare… altri 30 cm! Per fortuna abbiamo portato altri sacchi a pelo e un’altra tenda”.

Non è andata meglio al primo campo alto, dove hanno svolto una ricognizione ieri. “Quattro tende distrutte, o comunque perse, e lo stesso per i sacchi a pelo, neve in quantità incredibile e valanghe ovunque. Ora siamo rientrati a campo base, siamo in tenda e fuori… nevica! Dormiamo e domani vedremo”.

I due sono poi ridiscesi al campo base, dove alla fine hanno preso la decisione di rinunciare e tornare a casa.

“Abbiamo deciso di terminare qui la spedizione – spiega Moro nel video pubblicato poco fa su Facebook -. Ieri siamo andati a campo 1 ed è stata una sorpresa non riuscire a trovare nemmeno il campo, probabilmente è sotto due o tre metri di neve almeno. E la dentro per noi c’era anche tutto il deposito del materiale sulla montagna. Il motivo per cui abbiamo deciso di terminare non è solo la perdita di tutto il materiale alpinistico. Il problema è la neve. C’è più neve rispetto a quando siamo venuti qui a febbraio, quando volevamo salire il Manaslu d’inverno. Abbiamo portato pazienza, abbiamo tenuto duro, siamo andati nella valle del Khumbu. È stata una bella esperienza perché abbiamo fatto una spedizione nella spedizione, abbiamo fatto due vie nuove con questo 6000 inviolato. Qui il vero problema è il pericolo. Ieri ancora siamo tornati a campo 1 con le racchette da neve, si sprofondava, si sentivano le valanghe per tutto il giorno, una ieri è arrivata per la prima volta proprio vicino al nostro camminamento, come per avvisarci. Non abbiamo mai sentito tante valanghe come in questo periodo, cosa anche abbastanza ovvia: aumenta la temperatura e la montagna si scarica da addosso tutti questi metri di neve. Siamo stati qui due mesi, il che è la prova che ci credevamo e ci crediamo. Quindi con il Manaslu è un arrivederci”.

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7 Comments

      1. non so fare molto, ma di sicuro se mi auto-proclamo il nuovo bonatti… non prendo un elicottero per fare una spedizione. Cerchiamo di essere intellettualmente onesti a prescindere dalle amicizie con sedicenti alpinisti…

        Grazie

  1. Fare quello che hanno fatto è alla portata di chiunque non soffra l’elicottero e ogni tanto vada al Gran Paradiso. Moro ha fatto due gran cose nel passato ma c’era Urubko a tirar su e Urubko infatti si è stancato. Però questi elicotteri che non portano scavatori per gli accumuli di neve è uno scandalo direbbe livello zero

  2. Disperazione per tutta l’attrezzatura persa…..direi piu’ che altro per tutta la “spazzatura” lasciata in quota….

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