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Rabbia e Beltrame per la prima volta sul Jel Tegermen, la montagna "mulino a vento"

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BIŠKEK, Kirghizistan – Una cima inviolata in Tien Shan, la catena montuosa che si estende per 2.800 tra la Cina, il Kazakistan e il Kirghizistan. Paolo Rabbia e Alessandro Beltrame hanno toccato la vetta, alta 4570 metri, il 29 marzo al secondo tentativo: la montagna si chiama Jel Tegermen, che in lingua kirghisa significa “il mulino a vento”. Una vera avventura per gli alpinisti italiani che hanno condotto una spedizione esplorativa verso una regione lontana e un picco fino ad allora totalmente ignoto.

Della spedizione, oltre a Rabbia e Beltrame faceva parte anche Marco Bernini, che ha rinunciato alla vetta per via di un’infezione respiratoria. I tre italiani erano partiti dall’Italia il 19 marzo: avevano a disposizione in totale 16 giorni, di cui 10 da passare sulla montagna. Un primo tentativo di vetta l’hanno compiuto il 25 marzo, ma si sono fermati a 4450 metri, a 120 metri dalla cima, raggiunta poi il 29 marzo. La via che hanno aperto è stata battezzata “4 cuori”.

Al di là dei dati alpinistici della spedizione (raccontati nel report che trovate insieme alle foto negli approfondimenti) è l’aspetto esplorativo di questa storia a catturare l’immaginazione. Un viaggio in una terra di cui si sa molto poco, di cui le foto e i video realizzati restituiscono un sapore esotico e lontano.

“Mentre eravamo in quota – racconta Beltrame -, bloccati dalla neve dentro la tenda per più giorni, abbiamo avuto modo di pensare all’avventura, alle montagne e all’esplorazione. Per me esperienze come queste non sono fine a se stesse, ovvero non sono solo modi per appagare se stessi. Ma insegnano qualcosa. Mi piacerebbe che i giovani continuassero a cercare l’avventura, che non necessariamente è su una montagna sconosciuta in mezzo all’Asia, ma che può essere dietro l’angolo”.

Il Jel Tegermen si raggiunge a cavallo e si trova a 50 chilometri in linea d’aria dal confine con la Cina.  Nelle immagini portate dagli italiani scopriamo un posto, una popolazione e una cultura unica.

“Un aneddoto su tutti relativo a questa terra così diversa è la storia di Manas – racconta ancora Beltrame -, un poema epico creato da alcuni saggi del Kyrgyzstan per dare un passato ad un paese che non ce l’aveva. Pensate un popolo senza storia, senza riferimenti, senza eroi, avrebbe enormi difficoltà di identità. A cosa si potrebbe ispirare? Che cosa si potrebbe raccontare alle nuove generazioni se non avessimo una storia. Bene, detta grossolanamente, dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica che aveva in qualche modo appiattito il passato di questo popolo nomade, è venuta fuori questa necessità di identità e quindi se non c’era più un passato serviva ricrearlo. Come? con un poema epico che sia di riferimento, che raggruppi in qualche modo le storie sussurrate oralmente e quasi dimenticate dei tempi passati. Ecco che nasce Manas, l’eroe kyrgygo”.

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