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François Cazzanelli: pronto alla grande sfida del Kimshung

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AOSTA – “Per me questa è una sfida totalmente nuova, in cui si ricerca un po’ di avventura, in cui non si hanno certezze. L’alpinismo che mi piace è proprio questo: tecnico e fuori dalle vie più classiche”. Parla così François Cazzanelli alla vigilia della partenza per il Kimshung, 6000 inviolato che tenterà di scalare insieme a Giampaolo Corona. Ecco cosa ci ha raccontato la giovane Aspirante Guida alpina valdostana alla sua terza spedizione in Himalaya. 

Francois, manca poco alla partenza. Ti senti pronto?
Sì mi sento pronto. Fisicamente sto bene, sono preparato e molto concentrato perché l’obiettivo è importante, ci ho dedicato tanto tempo e tante energie, ci tengo molto quindi voglio dare il 100%. Poi chiaramente ci saranno molte incognite da affrontare, si vedrà…

Quali incognite ti impensieriscono di più?
Sicuramente quelle legate alla parete perché a parte qualche foto non abbiamo altre informazioni. Da quello che intuiamo l’ultima parte è molto compatta e difficile, c’è una fascia di rocce che non sappiamo se sarà di misto con del ghiaccio o di roccia vera e propria. E anche la vetta sembra molto affilata, quindi tutto quello che è nella parte alta della parete è un’incognita e sarà la chiave della salita.

Quante volte sei stato in Himalaya?
Questa è la terza volta. Sono stato in Himalaya la prima volta nel 2012, quando insieme a Marco Camandona e Emrick Favre abbiamo aperto una via nuova su un 7000 chiamato Churen Himal, nel massiccio del Dhaulagiri. Poi l’anno scorso sono stato al Kangchenjunga.

Come è andata al Kangchenjunga con la quota?
Con la quota è andata bene perché mi sentivo abbastanza acclimatato. Nell’ultima fase di acclimatamento ho preso però un’infezione, una sinusite, che mi ha costretto a stare diversi giorni al campo base con la febbre alta e a fare una cura di antibiotici che ho proprio terminato il giorno in cui bisognava partire per la vetta. Questo mi ha indebolito parecchio e quando sono arrivato a 7800 metri, più che un problema legato alla quota, io mi sentivo proprio esaurito fisicamente. Non avevo più energie.

Insieme ai tuoi amici colleghi della Sezione Militare di Alta Montagna del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur sei stato in Patagonia e hai compiuto una bella ripetizione, la prima italiana al Naso di Zmutt. Qual è il tipo di alpinismo che ti senti più affine?
Una bella domanda…Mi piace spaziare, essere polivalente. Quello che al momento mi attrae è uscire un po’ dalla rotte classiche dell’alpinismo. Per me questa è una sfida totalmente nuova, in cui si ricerca un po’ di avventura, in cui non si hanno certezze. Quindi diciamo che l’alpinismo che mi piace è proprio questo: tecnico e fuori dalle vie più classiche.

E infatti adesso sei diretto verso un 6000 inviolato con un compagno di spedizione nuovo per te. Cosa ti aspetti da questo viaggio e dalla cordata?
Mi aspetto delle belle cose. Giampaolo è una bravissima persona, c’è stato subito feeling. Il fatto di andare in spedizione con un compagno così esperto e preparato, che non tralascia nulla, mi stimola molto a crescere, a migliorare. Voglio cercare di essere al 100% per riuscire a stargli dietro!

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