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Incubo all'Everest: campi isolati, soccorsi frenetici e comunicazioni difficili

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LOBUCHE, Nepal — E’ ormai calata la notte sul campo base dell’Everest, semidistrutto dal forte terremoto che stamattina ha devastato il Nepal. Ma l’allarme non cessa, anzi, si alza. I soccorsi sono frenetici: il personale della tenda medica, sopravvissuto, si sta prodigando per curare i feriti, si contano decine di dispersi. Gli alpinisti parlano di “mezzo campo base spazzato via” e i campi alti sono completamente isolati perchè la via di rientro al base, sull’Icefall, è andata completamente distrutta. All’Everest ha nevicato tutto il giorno, e il maltempo ha impedito il volo di elicotteri di soccorso e complicato le comunicazioni. Si teme per la vita dei feriti, molti dei quali sono in condizioni critiche.

Il team di pronto soccorso di stanza al campo base dell’Everest si sta prodigando per i soccorsi. In una brevissima comunicazione ha scritto: “Molti amici sono rimasti gravemente feriti o uccisi. Il team dell’Everest ER è in salvo e con l’aiuto di coloro che si sono salvati abbiamo trasferito la clinica mobile al campo base della commerciale IMG per curare i feriti. Le comunicazioni sono molto limitate e difficili al momento”.

“Lo staff nepalese che lavora in Piramide ha saputo, tramite il circuito degli sherpa, che al campo base la situazione è
ancora complicata – ha detto Gianpietro Verza dal Laboratorio Piramide dell’Associazione Evk2Cnr -. Stanno soccorrendo i feriti e recuperando i corpi, in via ufficiosa si parla di 18 morti ma ci sono ancora molti dispersi”.

Northmen PK ha twittato poco fa: “Il bilancio dei morti salirà rapidamente al campo base se i feriti non verranno soccorsi fin fretta. Molti sono in condizioni critiche”.

I soccorsi sono stati complicati dalla situazione di emergenza in cui vive tutta la nazione e dal maltempo: oggi nevicava e non volavano gli elicotteri. Le telecomunicazioni sono interrotte, solo sporadicamente qualcuno riesce ad inviare un messaggio per tranquillizzare chi si trova a casa. Ma poi cala di nuovo il silenzio, le batterie sono preziose e l’elettricità manca.

Annalisa Fioretti della Lhotse Expedition 2015 di Mario Vielmo è riuscita a far sapere che il gruppo di italiani è sceso dal campo base al villaggio di GorakShep, e che stanno tutti bene. “Sono scesi x mettersi un po’ più al sicuro – si legge su Facebook -. Domani valuteranno il da farsi. Parte del materiale è su al Campo Base. La situazione là è tragica: metà campo base è stato spazzato via. Molti sono i morti e molti sono i feriti in gravissime condizioni. Servirebbero gli elicotteri, ma l’intero Nepal è nel casino e in più il tempo non è bello. Diversi alpinisti e sherpa sono bloccati al C1 e al C2, con la via di discesa dall’Ice Fall che è collassata portandosi con sé altre vite”. Poco fa il team ha fatto sapere che “Non si riesce a comunicare con il base. Oltre alla distruzione di Kathmandu anche al CB la situazione è molto critica. E’ un disastro e la paura per ogni piccolo rumore è una costante”.

La Farnesina ha comunicato che non risultano italiani coinvolti al momento. Tra i dispersi invece ci sarebbero diversi
inglesi, come comunicato dal Telegraph poco fa. Sei alpinisti della spedizione Jagged Globe risultano dispersi. Di uno è stata ufficializzata la morte: Dan Fredinburg, colpito alla testa al campo base. Tom Briggs, direttore dell’agenzia, ha dichiarato che hanno sulle montagne nepalesi otto squadre, circa 70 persone, e solo due di esse hanno risposto alle chiamate. Sono perlopiù inglesi, ma anche qualche australiano e irlandese.

Marco Confortola dal campo base del Dhaulagiri, scrive che “il vero obiettivo è capire come scendere da qui e non più salire. Non sappiamo cosa ci aspetta nei villaggi sottostanti. Ho appena chiamato Agostino Da Polenza per avere notizie più aggiornate e per capire come muoverci. Abbiamo sufficiente cibo per rimanere al CB e per non distogliere l’uso degli elicotteri impegnati in situazioni ben peggiori della nostra. Abbiamo appreso la notizia dei tanti morti e dei feriti che sono stati coinvolti in tutto il Nepal, rivolgiamo una preghiera a tutti loro”.

Abbiamo raccolto le foto che stanno circolando del campo base dopo il terremoto, la maggior parte delle quali diffuse dal fotografo Azim Afif via AP.

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