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Un medico al campo base dell’Everest, Annalisa Fioretti: come una guerra

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LOBUCHE, Nepal – “Mi guardo attorno pochi secondi giusto per capire che è come essere in guerra! Andiamo avanti ore a bloccare arti col cartone e bende, a somministrare anestetici e antidolorifici finché ne ho. Ma è una guerra…capisci che sei solo un palliativo, che puoi solo tamponare e alleviare e basta”. E’ questo il lucido e drammatico racconto di Annalisa Fioretti, medico e alpinista che, insieme ai suoi compagni di spedizione Mario Vielmo, Marco Sala e Sebastiano Valentini, si trovava al campo base di Everest e Lhotse al momento del terremoto.

La scossa è avvenuta alle 11:45. L’attimo successivo, quello dell’arrivo del soffio della valanga, il momento peggiore, Annalisa Fioretti, Mario Vielmo e Marco Sala l’hanno vissuto in tenda. Sebastiano Valentini si è messo al riparo invece appena fuori. Dopo alcuni “secondi che paiono ore” tutto finisce e quello che rimane è un “Vietnam d’alta quota”. Dopo aver realizzato che lei e i suoi compagni stavano bene, la Fioretti è stata tra i primi a prestare soccorso.

Annalisa Fioretti (foto d'archivio pagina Facebook Annalisa Fioretti)
Annalisa Fioretti (foto d’archivio pagina Facebook Annalisa Fioretti)

“Faccio 10 metri e trovo le prime persone – scrive sulla pagina facebook del suo blog “A 8000 metri ed oltre” -: uno sherpa col bacino rotto pieno di sangue e un altro incastrato nel telo della tenda col viso insanguinato…e allora intuisco la catastrofe! Riempio lo zaino di bende, fiale di anestetico e antidolorifici, flebo e siringhe, infilo due paia di guanti e corro alla tenda medica. Lì c’è il caos! La gente comincia ad arrivare, ma la dottoressa americana è nel panico. La confusione c’è ed è data dal fatto che siamo 4 medici ma siamo vestiti come gli altri e non ci riconoscono! Un medico francese ed io prendiamo in mano la situazione dividendo i malati su sacchi a pelo che troviamo in giro e iniziando a lavorare facendo triage tra chi potrà salvarsi e chi no”.

Il campo base dopo il disastro (foto Annalisa Fioretti - A 8000 metri e oltre pagina facebook)
Il campo base dopo il disastro (foto Annalisa Fioretti – A 8000 metri e oltre pagina facebook)

“Mi guardo attorno pochi secondi giusto per capire che è come essere in guerra – scrive ancora la Fioretti -! Il mio primo malato ha il cranio sfondato sull’orbita ed esce il cervello. Reprimo un conato e cerco di tranquillizzarlo. Gli faccio un antidolorifico e assieme ad una dottoressa francese lo bendiamo mentre lei, apparentemente tranquilla ma sotto shock, si ostina a voler prendergli una vena e poi gira con l’ago dell’agocannula chiedendo dove deve metterlo perchè è un ago, è pericoloso! La guardo senza capire e poi le dico che deve fare triage, dedicarsi a chi può farcela! È brutto, bruttissimo dire a uno ‘tranquillo, va tutto bene’ quando sai che non va bene proprio nulla..”.

Per ore la Fioretti e gli altri medici vanno avanti a bloccare arti col cartone e bende, a somministrare anestetici e antidolorifici. “E’ una guerra – scrive la dottoressa -. Capisci che sei solo un palliativo, che puoi solo tamponare e alleviare e basta! Nevica..di elicotteri manco parlarne. Ci arrivano notizie di almeno 30 persone inghiottite dall’Ice Fall che si è aperto mentre loro scendevano e di 200 persone bloccate tra campo 1 e campo 2. Stanno bene e vagamente immaginano cosa sia successo..Verso le 15 i miei compagni vengono a chiamarmi..scendiamo verso Gorak Shep.”

E poi da Gora Shep Fioretti, Vielmo, Sala e Valentini sono andati alla Piramide dell’Everest, il Laboratorio d’alta quota gestito dell’Associazione italiana EvK2Cnr. Qui sono stati accolti e hanno trovato riparo. In queste ore stanno decidendo il da farsi, se tornare indietro e restare a prestare aiuto.

Il racconto completo e le foto sulla pagina facebook del blog www.a8000metrieoltre.it

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