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Nepal, superati i 5000 morti. Folini: ho visto interi paesi seppelliti dalle frane

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KATHMANDU, Nepal – Oltre 5000 morti, e quasi 11.000 feriti. Poi circa 500.000 profughi interni, circa 8 milioni di persone coinvolte nel terremoto di cui 1,4 bisognose di aiuti alimentari: secondo l’Onu raggiungerle sarà la sfida più grande. Sono dati raccapriccianti quelli che arrivano dalle agenzie internazionali, numeri così grandi che si fa fatica ad immaginarli. Almeno da qui, perché chi invece è là racconta di scenari da fine del mondo. Così per esempio Maurizio Folini che dall’alto, ai comandi del suo elicottero, ha avuto il colpo d’occhio della situazione generale. “Ho visto frane che hanno seppellito completamente interi villaggi – ha detto -. Ora non esistono più”.

Secondo il Times of India il bilancio aggiornato, ma ancora provvisorio, sarebbe salito a 5.057 morti. Da giorni però il governo tramite i suoi portavoce fa sapere che il rischio è di raggiungere i 10.000. E del resto anche solo i feriti sono tantissimi, attualmente il Centro nazionale per le operazioni di emergenza del Nepal ne calcola 10.915, mentre la stima dei profughi interni è di 454.769 persone.

Le operazioni di soccorso sono in pieno svolgimento e non senza polemiche. Da un lato l’ammissione dello stesso Primo Ministro nepalese della difficoltà di affrontare una situazione d’emergenza di questa portata, dall’altro la necessità di forte coordinamento degli aiuti internazionali. E poi ancora il monito di Messner che dalle pagine del quotidiano La Repubblica ha sottolineato come la precedenza in questa circostanza debba essere rivolta non agli alpinisti, che dovrebbero essere in grado di cavarsela da soli, ma alla popolazione. La realtà di alcune parti del Paese infatti, è drammatica, e non solo a Kathmandu, la più facilmente fotografata e monitorata dalla stampa internazionale.

“Ad Ovest di Kathmandu ho visto frane che hanno seppellito completamente interi villaggi, che ora non esistono più” – ha detto Maurizio Folini che con l’elicottero Fishtail Air sta aiutando nelle operazioni di soccorso commissariate dal Ministero degli Interni. È il Ministero infatti a dire alle singole compagnie aeree civili dove volare e come impiegare gli elicotteri, che sono quindi al loro servizio.

“Nella valle del Khumbu il paese più danneggiato è Periche – riferisce ancora il pilota italiano -. Lì ci sono stati grossi danni. In generale comunque la situazione è migliore che nella capitale o in altre vallate. Anche le strutture ospedaliere hanno resistito”.

Come sempre in questi casi, le conseguenze del terremoto sono e saranno devastanti anche per molti che hanno avuto la sorte di sopravvivere. “Ho incontrato degli amici che in lacrime mi hanno raccontato di aver perso tutto – dice ancora Folini -. Persone che hanno lavorato come sherpa sulle montagne e che hanno investito i loro averi in strutture turistiche, in lodge, ora crollate”.

Nel frattempo sulle montagne, in particolare all’Everest la situazione si è normalizzata.

“L’emergenza all’Everest è ormai finita – ci ha spiegato infatti Folini -. Rimangono alcuni alpinisti forse da trasportare in volo a Lukla, e poi i porters che stanno facendo un grande lavoro di pulizia, andando a recuperare tende e materiali che il soffio della valanga ha trasportato fin dall’altro lato del ghiacciaio. All’Everest hanno lasciato solo me a volare, almeno finora. Non ho idea di dove mi manderanno adesso”.

 

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