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Everest e Makalu, Russell Brice annuncia la chiusura delle sue spedizioni commerciali

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KATHMANDU, Nepal — “Sembra che tutti i media siano stati prontissimi a raccontare al mondo della mia decisione di continuare la spedizione all’Everest, sebbene nella mia ultima newsletter abbia semplicemente detto che avrei valutato il da farsi. Non avevo ancora preso una decisione e c’erano molti fattori da tenere in considerazione. Ora che li abbiamo considerati tutti, posso dire che non continueremo le nostre spedizioni in Nepal questa stagione”. Annuncia così Rusell Brice il rientro dei suoi team dal Makalu e soprattutto dall’Everest, praticamente tra gli ultimi rimasti ai piedi degli 8000.

È un tono un po’ piccato quello che usa Rusell Brice, a capo dell’Himalayan Experience (Himex), la grande agenzia di spedizioni commerciali sugli 8000. Negli ultimi comunicati stampa ha annunciato la chiusura delle sue spedizioni, dando indicazioni sui loro spostamenti. E del resto non poche polemiche aveva suscitato il fatto che le sue commerciali non avessero ancora dichiarato chiusa la stagione in Nepal, dopo il terribile terremoto del 25 aprile, che nel Paese ha fatto oltre 7000 morti.

“Ho avuto molti incontri a Kathmandu con il Ministro del Turismo e l’Expedition Operators Association – scrive Brice -. Molti operatori non solo l’Himalayan Experience hanno preso parte a questi meeting, e in generale abbiamo convenuto che la stagione all’Everest non dovrebbe continuare, per la sicurezza, per la mancanza di logistica, e chiaramente per la drammatica situazione in Nepal attuale. Ma come spesso accade in Nepal ci sono molti punti di vista a livello governativo, del SPCC e del HRA che vanno considerati. E ovviamente anche i desideri dei nostri clienti”.

Nonostante alcuni clienti avrebbero voluto continuare Brice ha deciso di chiudere, seguendo l’esempio praticamente di tutte le altre spedizioni in Nepal.

“Stiamo facendo lenti ma continui progressi per la nostra dipartita dall’Everest e dal Makalu – scriveva il 2 maggio -. Siamo riusciti ad organizzare l’arrivo di yak e porters al campo base dell’Everest il 3 maggio, per andare via da qui il 4 maggio diretti a Periche. Ci porteremo tende e viveri per il ritorno a Lukla perché ho sentito che i lodge dove stiamo di solito non sono operativi. I membri de team arriveranno a Namche il 5, a Lukla il 6 e a Kathmandu il 7 maggio. Visti i pochi elicotteri disponibili abbiamo organizzato il recupero di tutti i membri della spedizione al Makalu e degli sherpa nella mattina del 7 maggio, quando dovrebbero arrivare a Kathmandu in contemporanea con quelli dell’Everest. Dovremmo lasciare il Nepal la sera del 9”.

“Speravo fosse tutto più facile – ha scritto ancora -, ma temo non lo sia affatto. Continuo ad avere membri delle spedizioni che mi chiamano per dirmi che dal momento che non ci sono né morti né danni dovrebbe essere mia responsabilità continuare la spedizione. Sebbene ci siano 4 Icefall Doctors feriti e non penso che sia il caso di tornare sull’Icefall al momento (come ho detto al Ministero del Turismo e all’Expedition Operators Association in un nostro recente meeting), ci sono alcuni partecipanti che ritengono che dovrei continuare. Ha ricevuto una telefonata dal Spcc (Sagarmatha Pollution Control Committee) che mi informava che gli Icefall Doctors non avrebbero continuato a mettere le corde fisse sulla montagna. Ciò nonostante ci sono membri della spedizione che addirittura ora mi dicono che scalerebbero per conto loro. Per questa ragione ho deciso che non fanno più parte della mia spedizione. Continuerò ad occuparmi al meglio delle mie possibilità del mio team del mio staff nonostante le difficoltà”.

Info Himex

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