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Come stanno i ghiacciai alpini? Le risposte nel Nuovo catasto dei ghiacciai: ecco i dati

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MILANO — 903 corpi glaciali, una superficie complessiva di 369 km² pari a quella del Lago di Garda, una maggioranza di ghiacciai piccoli e frammentati, 6 regioni italiane interessate tra le quali solo una, l’Abruzzo, non alpina. Questa l’interessante fotografia che consegna il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. La pubblicazione – curata da Claudio Smiraglia e Guglielmina Diolaiuti e pubblicata da EvK2CNR – viene presentata oggi durante il 19th Alpine Glaciology Meeting, il più importante convegno europeo di Glaciologia in particolare Alpina, in corso il 7 e 8 maggio all’Università degli Studi di Milano.

Un vero e proprio atlante aggiornato al periodo attuale di tutti i ghiacciai italiani dopo l’ultimo censimento nazionale del 1962. Un lavoro di ricerca iniziato nel 2012 rifacendosi ad un complesso di dati raccolti in almeno un decennio, coordinato da Claudio Smiraglia, professore ed esperto glaciologo dell’Università Statale di Milano, insieme a Levissima, con la collaborazione dell’Associazione Riconosciuta EvK2CNR e il supporto scientifico del Comitato Glaciologico Italiano.

“Siamo davvero orgogliosi di presentare oggi la pubblicazione del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. Il Catasto è uno strumento indispensabile per capire lo ‘stato di salute’ del cuore freddo delle nostre Alpi, la cui evoluzione è il principale indicatore dei cambiamenti climatici in atto – ha detto Claudio Smiraglia, responsabile del progetto e Professore Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia all’Università degli Studi di Milano –. Il Nuovo Catasto dei Ghiacciai, elaborato dopo anni di studi sul campo e analisi di foto aeree e immagini satellitari, ci permette infatti di valutare l’evoluzione dei ghiacciai negli ultimi decenni (dagli anni ’60 quando è stato redatto il precedente inventario ad oggi) e di quantificare le variazioni di superficie e di morfologia conseguenti al cambiamento climatico in atto. Infatti, i monitoraggi svolti annualmente, sebbene importanti, permettono solo di fare considerazioni relative all’impatto delle singole stagioni meteorologiche sul ghiacciaio (esempio: inverni con nevicate abbondanti favorevoli all’accumulo glaciale o estati torride che aumentano la fusione). Diversamente, studi ultradecennali come quelli svolti confrontando catasti glaciali permettono di ottenere dati sull’evoluzione di lungo periodo delle masse glaciali che è funzione della dinamica climatica”.

Dal “Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani” emerge anche l’evidente importanza dei ghiacciai come risorsa idrica, energetica, turistica, paesaggistica, e non solo come testimonianza tangibile delle trasformazioni climatiche in atto. Lo sa bene Levissima, che dal 2007 è a fianco dell’Università degli Studi di Milano per lo studio e il monitoraggio dei ghiacciai italiani, a partire dal ghiacciaio Dosdè Orientale-Cima Piazzi, da cui la sua acqua minerale ha origine: “Levissima, marchio di acqua minerale del Gruppo Sanpellegrino, deve la sua eccezionale purezza al luogo dove nasce ed per questo che da anni riserva un impegno particolare per sostenere la ricerca dei glaciologi dell’Università degli Studi di Milano – ha sottolineato Stefano Agostini, Presidente e Amministratore delegato del Gruppo –. Oggi possiamo finalmente dire di avere tra le mani l’Atlante completo dei ghiacciai italiani, disponibile open access per tutti gli appassionati, gli studenti e gli esperti italiani e internazionali”.

Un progetto davvero importante, punto di arrivo di uno studio pluridecennale che oggi potranno apprezzare i più importanti glaciologi europei, portato a termine grazie alla costanza e alla passione del team di ricercatori e al supporto dell’Associazione Riconosciuta Ev-K2-CNR, un ente con consolidata esperienza nella realizzazione di progetti di ricerca scientifica e tecnologica in alta quota: “Ho combattuto e giocato con il ghiaccio con le sue forme e la sua natura per trent’anni della mia vita – ha affermato Agostino Da Polenza, Presidente di EvK2CNR –. Oggi ho finalmente l’onore di presentare insieme all’Università di Milano, a Claudio Smiraglia e Guglielmina Diolaiuti che hanno lavorato e curato questo volume, il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. È una grande soddisfazione anche in considerazione di tutte le volte che le punte dei miei ramponi su un ghiacciaio mi hanno portato in cima a una montagna”.

Ma quali sono i dati più significativi che il Catasto dei Ghiacciai evidenzia? Facendo un confronto con il precedente catasto nazionale dei ghiacciai, ultimato alla fine degli anni ’50 dal Comitato Glaciologico Italiano in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, si nota come il numero dei ghiacciai sia oggi aumentato, passando da 835 a 903. Quella che può apparentemente sembrare una contraddizione, in realtà non lo è proprio perché l’incremento numerico è da riportare ad una intensa frammentazione delle unità glaciali preesistenti. La superficie glaciale ha infatti registrato una perdita del 30% (157 km2), confrontabile all’area del Lago di Como, passando da 527 km² agli attuali 370 km² (circa 3 km² persi all’anno). I ghiacciai italiani sono dunque numerosi, frammentati e di piccole dimensioni (si stima un valore areale medio di 0,4 km²), ad eccezione di tre ghiacciai che presentano un’area superiore ai 10 km²: i Forni, in Lombardia (Parco Nazionale dello Stelvio), il Miage, in Valle d’Aosta (Gruppo del Monte Bianco), e il complesso Adamello-Mandrone, in Lombardia e Trentino (Parco dell’Adamello); quest’ultimo può essere definito il ghiacciaio più grande d’Italia essendo stato classificato come un grande corpo glaciale unitario a causa della sua forma insolita, simile a quella dei grandi ghiacciai scandinavi, caratterizzata da un altopiano da cui si diramano molte lingue.

Questi tre “grandi” ghiacciai ricoprono insieme, dunque, poco più del 10% della superficie totale italiana (38 km²), mentre i ghiacciai piccoli (inferiori a 0,1 km²) sono i più numerosi ma allo stesso tempo occupano un’area davvero ridotta, solo il 5% del totale, pari a 19 km². Quelli che ricoprono l’estensione maggiore sono invece i ghiacciai che misurano dai 2 ai 5 km², rappresentando oltre un quarto dell’intera area glaciale italiana (103 km²). Per quanto riguarda la tipologia, in Italia predominano oggi i ghiacciai di tipo “montano”, che rappresentano il 57%, seguiti dai “glacionevati” (40%) e, piccola rappresentanza, dai ghiacciai “vallivi” (3%).

I ghiacciai italiani sono presenti in tutte le regioni alpine, ma con distribuzione molto diversificata che dipende, almeno in parte, dalle quote dei massicci montuosi: la regione maggiormente interessata è la Valle d’Aosta con 134 km², seguono gli 88 km² della Lombardia e gli 85 km² dell’Alto Adige. In Veneto è presente un’estensione di 3,2 km², mentre in Friuli Venezia Giulia 0,2 km². Unica eccezione in zona appenninica, il Calderone in Abruzzo (0,04 km² di area), ultimo residuo della glaciazione appenninica, ormai frammentato in due parti. La riduzione areale è stata particolarmente significativa in Friuli e Piemonte, con un dimezzamento dell’estensione, mentre riduzioni di circa un terzo hanno interessato Trentino e Alto Adige. Regressi più circoscritti in Lombardia e Valle d’Aosta.

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