• Il primo sito italiano sul mondo della montagna e dell'alpinismo
L'approfondimento, Le montagne

Tanta storia ma nessun mistero per la baracca di guerra sul Gran Zebrù

panoramica_baracca-300x163.jpg

SANTA CATERINA VALFURVA, Sondrio — Nei giorni scorsi alcuni giornali hanno parlato di “rinvenimento eccezionale” presso la Punta dei Re sul Gran Zebrù dove il ghiacciaio avrebbe “restituito una baracca delle truppe austriache costruita nella primavera del 1917”. In realtà la presenza della baracca di guerra sul Gran Zebrù era già stata ampiamente documentata nel libro “L’anima del Gran Zebrù tra misteri e alpinisti” scritto da Davide Chiesa e pubblicato da Idea Montagna nel luglio 2014.

La “scoperta” della baracca di guerra austro-ungarica posta poco sotto la cima del Gran Zebrù (3851 m, Gruppo Ortles-Cevedale, Trentino-Alto Adige) è stata riportata con grande enfasi da tv e giornali. Ma i resti di tale postazione risalente alla Grande Guerra (1917) erano ben noti da tempo e visibili dagli alpinisti che raggiungono la cima di tale alta vetta coperta da nevi perenni. Tale residuato bellico, insieme ai resti di analoga postazione italiana contrapposta, sono stati ampiamente documentati e descritti per esempio nel libro “L’anima del Gran Zebrù tra misteri e alpinisti – 150 anni di storia, racconti, itinerari della più bella montagna delle Alpi Orientali” scritto dall’alpinista piacentino Davide Chiesa (Ed. Idea Montagna, 2014).

L’autore ha espresso un po’ di stupore per il sensazionalismo con cui è stata riportata la notizia, nota da tempo, ma è lieto che qualcuno si sia mosso per evitare che la capanna precipiti irrimediabilmente lungo la parete nord: “Nel libro l’Anima del Gran Zebrù è ben descritto il conflitto di vetta tra i due schieramenti, già citando la baracca degli austro-ungarici di cui, nel 2014, spuntava solo il tetto e parte della parete. La baracca inizialmente non si trovava nella posizione in cui è ora, ma la modifica e il disgelo della cupola glaciale sommitale del Gran Zebrù/Köenigspitze, nonchè la riduzione di spessore del ghiaccio della parete nord, ha portato la capanna in quella attuale vertiginosa posizione.”

Nel corso della Grande Guerra 1915-18 le cime dell’Ortles e del Gran Zebrù costituivano i più elevati campi di battaglia lungo la linea di confine tra Italia e Austria. Ma mentre l’Ortles fu occupato si dall’inizio delle ostilità dai Kaiserjaeger austriaci saliti dal versante tirolese, l’occupazione del Gran Zebrù era stata rimandata a causa delle elevate difficoltà tecniche della salita e la ripidezza dei suoi versanti. Solo nel 1917 sia gli italiani che gli austriaci installarono due postazioni d’alta quota: il cosiddetto “Nido delle aquile” per i primi, poco sotto l’Anticima Ovest alla fine della Suldengrat, e la postazione con grotte e gallerie scavate nel ghiaccio che ospitavano baracche di legno appena sotto la vetta principale per i secondi. Ed è proprio da questa postazione che lo scioglimento del ghiaccio nella torrida estate 2015 ha fatto emergere in modo praticamente completo la baracca di legno di cui tanto si è parlato. Baracca che però emergeva in parte già da diversi anni, come dimostra una fotografia nel libro di Chiesa scattata nel 2013.

Articolo precedenteArticolo successivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *