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In ferrata senza casco: foto su Facebook fanno arrabbiare il Cnsas

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LONGARONE, Belluno — E’ bufera in Veneto per la goliardata di alcuni ragazzini che hanno pubblicato su Facebook le foto della salita alla Ferrata della Memoria, in Dolomiti, senza casco nè altra sicurezza. “In montagna l’emulazione ha provocato molte vittime e ne produrrà. Mai lasciare il buon senso nel bagagliaio” ammonisce il capo del Soccorso Alpino veneto, Fabio Bristot Rufus.

La ferrata, considerata di difficoltà media, si sviluppa su un percorso di 700 metri, con 260 di dislivello nella gola del Vajont. E’ stata appena ultimata. Guanti, casco, set da ferrata, e scarponi sono il minimo indispensabile per percorrerla in sicurezza. Ma i protagonisti della vicenda appaiono invece nelle immagini del social network senza casco nè imbrago: un rischio per sè stessi, ma soprattutto un grosso rischio di emulazione che ha indotto il Soccorso Alpino ad alzare la voce.

“Evitate di mettere a rischio la vostra vita, ma soprattutto quella degli altri – ha detto Bristot Rufus ai giornali locali -. Il libero arbitrio è sacro. Credo, però, che lo sia al pari della vita umana. Ognuno, nella libertà che ancora ci deve essere in montagna e nelle pratiche ludico-sportive, nel rispetto degli altri, fa in genere quello che vuole, ma ci sono dei limiti, vi sono delle ragioni che devono essere comprese e che determinano questi stessi limiti. Fare una ferrata, soprattutto se appena realizzata, senza casco e senza alcun dispositivo di protezione è pericoloso. Fare una ferrata con il brutto tempo e con il terreno e la roccia bagnati è pericoloso. Fare quello che si vuole e pubblicare quanto fatto, è del tutto legittimo, può però indurre le persone meno preparate, tra cui giovani e ragazzi, ad emulare quanto proposto”.

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