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Perchè torno al Nanga Parbat in inverno: intervista a Daniele Nardi

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BERGAMO — Nanga in inverno di nuovo: perchè? Che senso ha? Lo abbiamo chiesto a Daniele Nardi, alpinista laziale che partirà il 24 dicembre per la sua quarta spedizione invernale sull’ottomila pakistano. Suoi compagni di avventura saranno Alex Txikon, Ferran Latorre, Ali Sadpara e Janusz Golab: il team internazionale tenterà la salita dalla via Kinshofer, sul versante Diamir.

Perchè il Nanga d’inverno, di nuovo?

Perché mi piacerebbe completare qualcosa che ha occupato 3 anni della mia vita. L’anno scorso ci siamo fermati a 300m dalla vetta perché un amico rischiava di morire. Lo faccio anche per l’alta bandiera dei diritti umani, merita di arrivare in vetta e dimostrare che l’alpinismo può essere utile alla divulgazione dei 30 diritti umani della Dichiarazione Universale.

Con chi ci vai? Che cosa hanno fatto per aver voglia di Nanga in inverno?
La colpa o il merito è di Alex. Mi trovo bene con lui. E’onesto, abbastanza ‘incazzoso’ per dimostrare di avere quella grinta che serve in quelle condizioni. E’ uno che non si tira indietro alla prima difficoltà e che sa organizzarsi e che ama la squadra con la quale decide di unirsi. Un carattere che si sposa bene con il mio. Al Thalay Sagar quest’autunno quando abbiamo aperto questa variante molto difficile alla via dei Tedeschi mi ha fatto capire che saremmo dovuti tornare al Nanga, ed ho accettato.

L’anno scorso com’è andata?
L’anno scorso mi sono divertito tantissimo. Io mi diverto a risolvere gli imprevisti e poi ero così allenato che continuavo a salire e scendere dalla montagna senza risentirne fisicamente o mentalmente. Questa cosa mi faceva sentire bene e ed ho sfruttato gli sci per fare discese nella neve polverosa da campo 1, un vero sballo.
Quando Tomek ed Elisabeth hanno deciso di lasciarmi da solo sullo sperone Mummery ed hanno scelto un’altra via di salita, devo ammettere che non l’ho presa proprio bene.
Avevo organizzato tutta la spedizione per scalare lo sperone Mummery, portato materiali per tutti, pagato la maggior parte della spedizione e alla fine ero rimasto solo.

E cosa hai fatto?
Non è proprio facile riorganizzarsi ma fortunatamente Roberto mi è venuto in aiuto e mi aiuta ad arrivare alla base dello sperone e poi tento in solitaria. Sono convinto che quando hai un grande sogno le difficoltà passano in secondo piano e pensi solo alla tua meta.
Sono riuscito a raggiungere i 6200m, conoscevo la via, l’avevo già percorsa in cordata nel primo inverno, nel 2013 e sapevo dove fissare la tenda. Non è facile trovare uno spazio utile nella verticalità dello sperone.

Come ti sei organizzato?
Quando sei solo non puoi pensare di trasportare tutto il materiale in una volta sola.
E’ stato un lavoro durissimo salire e scendere più volte per portare il materiale in alto: tende, sacco a pelo, cibo, gas, fornello etc.
Ho piazzato campo 3 alla base dello sperone e ho fatto la salita.
E’ in questo momento, ahimè, c’è stato l’incidente che ha interrotto il tentativo. Una piccola valanga prodotta dal crollo di una parte del seracco viene giù.
Il crollo non smuove tanta neve e la tenda è protetta da un altro seracco.
Un sasso con una traiettoria parabolica scavalca il seracco e centra in pieno la tenda rompendo i paletti e il telo esterno e lacerando altri pezzi.
A quel punto non ho potuto far altro che rientrare al campo base.

E’ stato in quel momento che Alex Txikon mi ha invitato a partecipare al suo tentativo di scalata sulla via Kinshofer. Ci troviamo cosi bene ed affiatati sin da subito che in un baleno raggiungiamo campo a 6700m. Dopo 3 settimane di neve riusciamo a fare un altro tentativo e raggiungiamo i 7830m. Partiamo da campo 4 durante la notte e trovare la via per la vetta diventa difficile. Sbagliamo il canale di accesso e ci portiamo completamente a destra. Quando ce ne accorgiamo è troppo tardi, Ali non sta bene e quindi per non rischiare troppo decidiamo di scendere. Probabilmente Ali aveva cominciato a soffrire di un principio di edema cerebrale.

Eyeidea stock video portfolio
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Quante possibilità ci sono che quest’anno ce la facciate ?
Quest’anno siamo una bella squadra e se le condizioni meteo reggono abbiamo ottime possibilità. Con Alex a settembre in India è andata bene e penso che andrà bene anche quest’inverno. Poi il resto sarà la montagna deciderlo.

Quando partite?
Partiremo per il Pakistan il 24 o il 26 dicembre. Non abbiamo fretta, per me l’alpinismo vuol dire divertimento, il giorno che non mi divertirò più appenderò gli scarponi al chiodo.

Al base ci sarà Simone Moro con Tamara Lunger , sarà competizione o farete finta di no? E poi ci sono due altre spedizioni polacche… Che accadrà?
Cosa accadrà è difficile da dirlo. Io penso che un po’ di sana competizione farà bene ma certo non è il centro della questione. Da quando l’anno scorso abbiamo quasi realizzato il sogno di molti sembra che l’interesse per questa montagna si sia decuplicato. Per questioni di etica abbiamo deciso di arrivare al campo base non prima del 21 dicembre che è l’inizio ufficiale dell’inverno. Prima del Pakistan faremo un giretto in Argentina.
L’alpinismo non è competizione: è passione, onesta, gioco di squadra, è bellezza, avventura.

Se qualcuno arriverà in vetta prima di noi, noi continueremo a scalare. Il nostro obiettivo è quello di fare la nostra scalata a prescindere dalle altre squadre.
Chi è spinto solo ed esclusivamente dall’arrivare per primo rischia molto questo inverno. Rischia di fare errori che possono costare la vita non solo a lui ma anche al resto della sua squadra.
Vogliono abituarci a vedere la competizione in montagna ma non è quello il centro, non posso dire che non c’è competizione, ma non è quello il punto. L’alpinismo può essere utile, può insegnare e dire qualcosa attraverso i suoi interpreti.

Il messaggio che mi piacerebbe passasse è: “se ci si impegna a sufficienza si può riuscire a superare le difficoltà in qualsiasi campo della propria vita e usare l’alpinismo come esempio”.

Ci saranno anche Elisabeth Revol e Tomasz Mackiewicz che l ‘anno scorso ti hanno lasciato solo sulla difficile via Mummery per un tentativo a due sulla Messner-Heisendle.
Sono contento che anche loro tornino. L’anno scorso Tomek è caduto in un crepaccio per 40m perché non usavano ne una corda ne una piccozza per salire. Spero che quest’anno decidano di usarle non vorrei trovarmi di nuovo in difficoltà non sapendo dove sono e non potendo organizzare un eventuale soccorso.

Se un alpinista arriva in vetta prima di voi che fate? Continuate? O provate ?
Come dicevo prima se qualcuno arriva prima di noi non toglie nulla alla mia esperienza personale e nemmeno alla grandezza della scalata. Noi saliamo per la Kinshofer e spero che ci venga lasciata la liberta di provare in serenità e che gli altri proseguano per la loro via.

Pensi che questa sfida tra spedizioni e alpinisti di grandissimo livello e forza possa essere interessante per gli appassionati?
Questo inverno sarà molto interessante da seguire. Ci sono personalità di tutti i tipi ed ognuno vivrà l’alpinismo a modo suo e lo trasmetterà a modo suo. Penso che usciranno veramente fuori i caratteri e le motivazioni per le quali una persona decide di scalare una montagna. Sono certo che ci sarà un bel clima al campo base e sarà interessante anche per noi condividere strategie ed il grande sogno del Nanga Parbat.

Come va con gli sponsor?
Bella domanda. Ci sono stati periodi migliori. In questo il mondo dell’alpinismo e della montagna deve veramente cambiare e deve cambiare radicalmente l’approccio degli alpinisti nei confronti delle aziende.
Negli altri sport c’è un contenitore di visibilità: televisioni e giornali che seguono e danno spazio. Nell’alpinismo ancora non ci sono canali forti che permettono di seguire veramente da vicino le spedizioni e le scalate in maniera continuativa.
Il movimento sta cambiando questo fattore ma non siamo ancora al punto in cui gli atleti/alpinisti possano veramente essere liberi di prepararsi per le grandi avventure.
Siamo in un periodo di transizione ma se questo fattore non cambia velocemente l’alpinismo non potrà far altro che morire perché soffoca gli atleti che cercano di fare la storia.
Oggi il livello tecnico e atletico si è talmente evoluto che ci si dovrebbe allenare dalla mattina alla sera per anni per essere competitivi e quindi riuscire a fare un alpinismo di avanguardia mettendo insieme tecnica e resistenza fisica.
Per fare questo però ci vogliono sponsor che si prendessero veramente cura e responsabilità di questi atleti/alpinisti e per ora vedo questo realtà solo in rari casi.

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