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Marco Anghileri, l'alpinista capace di andare oltre la vetta. Lecco si accende per il libro di Giorgio Spreafico

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LECCO — “Mi giro verso il K2 e guardandolo mi accorgo di un lampante paradosso. Capisco che quello che qui non c’è materialmente, quello che più ci manca, la “Vita”, è stata la spinta principale per superare i numerosi momenti di difficoltà. E credo sarà così per tutto il resto della salita. Potrei dire che la vita è il ‘doping’, qualsiasi altra cosa non darebbe la stessa forza. Quella è la vera cima, quella è tutto”.

In queste righe di diario c’è tutto di Marco Anghileri. C’è il suo alpinismo, la sua personalità, le sue ragioni e il suo modo di scalare. Un modo gioioso, sorridente, concreto e intelligente, anche quando si cimentava in salite, soprattutto solitarie invernali, che nessuno prima aveva mai nemmeno immaginato. Alpinisti così ce ne sono pochi. Capaci di andare oltre la vetta, l’emozione, il gesto atletico e il successo. Capace di vedere la montagna in funzione della vita, e non viceversa. Lui era uno di questi, e e non va dimenticato, non è un aspetto secondario rispetto alle sue imprese alpinistiche.

La visione, la storia e la vita del “Bacc” (visto che deriva da Baciccia, soprannome che si è portato dietro dall’infanzia) sono ripercorse in modo magistrale da Giorgio Spreafico nel libro “La scala dei sogni”, uscito oggi in tutte le librerie e presentato ieri sera al Teatro Sociale di Lecco in una sala gremita come non mai.

Giorgio Spreafico (Foto Giancarlo Airoldi)
Giorgio Spreafico (Foto Giancarlo Airoldi)

Sul palco, con Spreafico a fare da regista, sfilano i ricordi dei suoi compagni di cordata. La voce del Butch (o Bacc che dir si voglia) torna a risuonare tramite i video che perlopiù girava lui stesso durante le solitarie. E le sue canzoni preferite accompagnano il racconto. In sala l’emozione è al massimo. Cadono fazzoletti, si versa qualche lacrima. Lecco ha nostalgia del suo fuoriclasse, ma è contenta che grazie a questa serata e a questo libro ora possano conoscerlo in molti di più: vi sono raccolte le sue parole, interviste, pagine di diario. La sua carriera alpinistica, la sua vita, le sue emozioni.

Anghileri arrivava da una famiglia di alpinisti, dal nonno Adolfo al papà Aldo fino al fratello Giorgio purtroppo scomparso in un incidente in bici a soli 27 anni. E ha portato il testimone oltre ogni aspettativa. Nel 1997 aveva concatenato cinque prime invernali in 78 giorni. A 27 anni, nel gennaio 2000, viene consacrato dalla prima solitaria invernale alla Solleder, nordovest del Civetta, il primo sesto grado delle Dolomiti.

Era la stella del Gruppo Gamma. “Il suo contributo è stato molto importante – ha detto Giovanni Spada, presidente dei Gamma, con un ricordo commosso -. Viveva la montagna a 360° con grande intelligenza. Era capace di coinvolgere tutti, particolarmente i giovani. Incarnava lo spirito del gruppo Gamma ma soprattutto impersonificava l’alpinismo lecchese. La Grigna era tutto per lui, non gli stava stretta. Ci è cresciuto e l’ha valorizzata come pochi altri. Era un romantico, sognava ma portava i sogni sulla Terra e sapeva prepararli meticolosamente”.

E pensare che da piccolo nemmeno voleva scalare. Durante la pima scalata col padre, di cui per la prima volta sente la voce carica di preoccupazione e intrisa di paura quando cade un sasso, lo blocca e lo allontana dalla montagna.

Ma poi, in un’intervista confessa “vedevo quanta felicità c’era negli occhi di Gio al rientro di ogni  scalata. Pensavo: ma se su di lui la montagna ha questo effetto meraviglioso, perchè non potrebbe averlo  su di me?”. E a 16 anni prende un amico, si fa spiegare due nodi dal fratello e parte per la falesia di Introbio dove si cimenta su un 6a, incaponendosi fino a riuscire a superarlo. “ho provato una soddisfazione così grande che niente di quanto avevo vissuto in precedenza reggeva il confronto” dice. Questa gioia lo ha fatto andare avanti e lo ha accompagnato per tutta la sua storia, fino a poco prima di morire, sul Pilone Centrale del Freney il 14 marzo 2014, quando manda un sms a casa con scritto “Sono nel posto più bello del mondo”. La ricerca di queste emozioni, sempre positive, mai dettate da ambizione o presunzione, gli ha permesso di risollevarsi da gravi incidenti, e di tornare a scalare ai massimi livelli. E di essere amato da tutti.

Protagonista di salite invernali che hanno fatto sognare anche chi dice che l’alpinismo è finito, Anghileri non era mai sopra le righe. Era capace di mettere d’accordo tutti. “Era un artista della montagna – ha detto ieri Arnaud Clavel, la guida di Courmayeur che lo ha seguito durante l’ultima scalata -. Era un artista, un sognatore, e sulla Jori Bardill inseguiva l’opera perfetta. Gli mancava poco”.

“Lecco dovrà trovare un modo per ricordare Marco Anghileri che non sia passeggero – ha aggiunto il sindaco Virginio Brivio dal palco – con una cosa o un luogo che ne onori la memoria negli anni”.

Nell’attesa, leggetevi questo libro, o regalatelo per Natale. E’ una storia da non perdere.

 

tekaTitolo: “La scala dei sogni -Le montagne, le imprese, le idee e le due vite di Marco Anghileri, l’ultimo romantico della Grigna”
Autore: Giorgio Spreafico
Pagine: 496
Anno: 2015
Prezzo di copertina: 15 euro

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