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Cop 21, ce la faranno?

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PARIGI — Mercoledi pomeriggio Laurent Fabius ha ricevuto una bozza di accordo della Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite. Da quel momento le diplomazie e i tecnici hanno avviato un negoziato a oltranza, nella speranza di chiudere come previsto per il fine settimana, seppur con la consapevolezza che potranno chiedere qualche ora in più. Ma non giorni.

I problemi che stanno sul tavolo dei nogoziatori non sono pochi e stanno nelle 20 opzioni ancora da derimere, temi importanti, ma anche nelle 350 parentesi quadre che tappezzano i fogli del documento e che stanno a dimostrare le incertezze rispetto a frasi , parole , punteggiatura.

Il nodo principe da scioglire è quello dei finanziamenti, vale a dire chi deve mettere gli 80 miliardi di euro, o i 100, come ancora qualcuno spera. Ma poi l’accordo deve ancora essere anche scritto riguardo alle date delle revisioni e dei controlli (Indc) delle riduzioni dichiarate di gas serra avanzate dai Governi prima della Conferenza. Gli scienziati e le ONG spingono per revisioni ravvicinate e determinate con precisione. I governi tentano di far passare la logica di incontri preliminari per facilitare il processo da tenersi tra un paio d’anni. Concetto evidentemente vago.

C’è poi il problema di determinare il limite dell’aumento della temperatura globale media. 2 gradi centigradi di aumento era la misura di riferimento con la quale il COP 21 ha avuto inizio, ma molti Paesi tra i più esposti all’inquinamento hanno proposto un aumento di 1,5 gradi.

Si sta cercando un equilibrio che faccia concludere al rialzo il negoziato complessivo e, questa volta con le posizioni degli europei , si è schierata anche la Cina che ha dichiarato di voler rinunciare all’opzione di considerarsi un paese in via di sviluppo con il diritto di inquinare proprio in nome dello sviluppo, come hanno fatto fin ora i paesi industrializzati , tesi condivisa in passato con l’India che invece non ci ha rinunciato nemmeno in questa occasione.

“Ci sono tre punti fondamentali che devono assolutamente essere presenti nell’accordo: la chiarezza sulle modalità di finanziamento, la parità tra le somme consacrate all’adattamento e quelle per la mitigazione e la revisione degli Indc a partire dal 2020”. Su quest’ultimo punto le ONG godono dell’appoggio del presidente francese François Hollande.

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