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Polemiche sul reality, Filippo Facci a Montagna.tv: ecco verità e retroscena del mio "Monte Bianco"

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Cari amici e meno amici di montagna.tv, vi scrivo per fare qualche precisazione in merito a «Montebianco»: ho visto – non tanto e solo sul vostro sito – che sono state scritte delle sciocchezze, ma anche qualche inesattezza in buona fede. Non intendo difendere il programma in sè, non è mio compito. E non voglio replicare direttamente, neppure, alle follie di chi sostiene che in cima al Bianco io non ci sia neppure mai arrivato, né io nè il vincitore Zambrotta, che cioè era tutta una messinscena, che in realtà non avrei neppure battuto la signorina Dayane Mello nella traversata del Marbree e cose del genere: del resto c’è anche gente che sostiene che l’uomo non sia mai stato sulla Luna. Credo che la maggior parte di noi non abbia tempo da perdere con queste dietrologie patologiche.

Io dico questo, anzitutto: se qualcuno vuol sostenere che io e Zambrotta non siamo «puramente» saliti sul Bianco, come dire: faccia pure. In fondo non avrebbe tutti i torti. Fatemi dire, però, che trovo faticoso capire che cosa sia una vera salita del Bianco, visto che, nei vari commenti e forum, ho trovato una decina di definizioni di «vere» salite. Parentesi: ricorderete Tim Macartney-Snape, quell’alpinista che raggiunse la vetta dell’Everest partendo dal mare (dal Golfo del Bengala, 800 chilometri più a Sud) perché secondo lui l’unica vera salita degli 8848 metri era quella. Mi torna sempre in mente. Ogni volta che vedo certa attrezzatura, poi, mi torna in mente Bonatti. Ogni volta che indosso il Goretex, mi torna in mente Kukuczka. Ogni volta che mi si ripete che la montagna non è una gara (verissimo) mi tornano in mente le sfide infinite per chi raggiunga una vetta per primo. Lo so che non è davvero il caso di scomodare certe imprese per un programma televisivo come Monte Bianco, ma è solo per dire che ogni volta che, a proposito di montagna, sento la parola «vero», io mi faccio molto relativista.

Comunque: io e Zambrotta, semplicemente, abbiamo fatto quello che ha detto Simone Moro alle telecamere: siamo andati al Gonella (in elicotterò, sì) perché da mesi, per il programma, era in previsione che salissimo da lì. Poi si è rivelato impossibile (per chiunque) per via della stagione calda che aveva reso impraticabile il percorso sino alla cresta, tra saracchi e crepacci. Domanda: ma allora non potevamo salire da un altro rifugio? Risposta: no, perché – a parte che il Gouter in quei giorni era chiuso a sua volta – i francesi non autorizzavano le riprese. Allora ci hanno portato in cresta: dove, esattamente? Forse al Dome de Gouter, come hanno scritto tutti anche su questo sito, e cioè a 4300 metri? No, anche perché è territorio francese e gli elicotteri non posso atterrare. Infatti ci hanno portato, separatamente, in un punto dove gli elicotteri atterrano abitualmente (per l’elisky) e che è situato tra il Pitons des italiens e il Dome, precisamente a 3820 metri, che se permettete è un pochino più in basso. Non è stata lo stesso, dite, una vera salita del Bianco? D’Accordo, va bene, non c’è problema: ma noi abbiamo fatto quella, mille metri di dislivello, se poi per voi è una sciocchezza devo confessare che per me non lo è stata: soprattutto dopo quei 22 giorni passati in quel modo. E il ritorno in elicottero? Certo, non l’ho rifiutato – voi l’avreste rifiutato tutti, ne sono certo – e il ritorno il montagna è spesso il passaggio più critico, figurarsi se non lo so: ma, anche volendo, non c’era molta scelta. Al Gonella, come detto, non potevamo tornare. A piedi, dico. Al Gouter? Era chiuso, come detto. Al Torino? Era lontanissimo. Al Cosmiques? Forse: ma a che fare? A parte che mica decidevo io, quello era un programma televisivo che è culminato in vetta al Monte Bianco: perché dovevamo andare in Francia, quando avevamo una base autorizzata al Gonella? Per i puristi dei forum?

Filippo Facci in vetta al Bianco (photo courtesy F. Facci)
Filippo Facci in vetta al Bianco (photo courtesy F. Facci)

Comunque, ripeto, non c’è problema: non sarà stata una vera salita al Bianco (che non prevede elicotteri) e forse è stata una gara di mille metri da 3820 a 4810: e me li ricorderò per tutta la vita. Un sacco di gente ha scritto «ma allora così lo farei anch’io» e cose del genere, sicché io dico: auguri, fatelo. Nota: io oltretutto ho fatto quella salita in condizioni fisiche che non ho rivelato alla produzione (né alla mia guida) perché altrimenti non mi avrebbero permesso di salire. Ma ci tenevo troppo, potete capirmi. Ero distrutto da 22 giorni di «gare» precedenti (logoranti, nell’insieme) e ricordo che sentivo una fitta alla gamba destra anche solo salendo le scale del Gonella. Il mio infortunio al braccio, poi, era una cosa molto seria perché, purtroppo, nel 2006 precipitai da un tetto e tra l’altro mi ruppi completamente lo scafoide, cioè l’articolazione del polso: purtroppo certe cose (dal tennis al basket) non le posso più fare (compresa, a letto, la posizione del missionario) e anche nell’arrampicare ho dei limiti precisi che tuttavia si manifestano dal 6a in su. Poi c’è il discorso dell’acclimatamento: non è che ce ne avessero fatto fare molto, tutto sommato, e sapete bene che è un fattore molto soggettivo. In genere, prima, ti fanno fare un giro sul Gran Paradiso e sul Breithorn: non a Punta Helbronner. Un giorno tornerò sul Bianco in maniera più normale, tradizionale? E’ probabile, ma non so, intanto ho ricominciato da molto più in basso.

Poi c’è il discorso del montaggio del programma. Parentesi: conosco il tema perché di montaggi ne ho fatti tanti, per anni, e immagino che sia stato anche quello – la scelta nei montaggi – a seminare qualche dubbio. Allora: c’erano chilometri e chilometri di girato ad opera di un service specializzato del Trentino (dei mostri, veri alpinisti) e alla fine c’era così tanta roba che hanno potuto – come previsto – sceneggiare la realtà con un minimo margine d’inventiva. E’ normale. Per esempio: hanno fatto praticamente sembrare che io e Zambrotta arrivassimo in vetta a poca distanza uno dall’altro, ma in realtà erano passate ore – quando sono arrivato io – e lui era già sceso da un pezzo. Si è anche visto un dialogo che non è mai avvenuto, laddove la Balivo ci comunicava che aveva vinto la cordata rossa: era solo una registrazione post-prodotta, perché in realtà io e Zambrotta abbiamo saputo ufficialmente del vincitore solo guardando il programma in tv: non ce lo avevano mai detto per non correre rischi che lo raccontassimo in giro, anche perché mancavano quattro mesi alla messa in onda. Che poi: io lo sapevo lo stesso, ma c’ero arrivato per logica; era evidente che lui era stato più veloce, e io sapevo di essere stato molto più lento. La produzione ha tagliato tutto il mio ultimo pezzo prima della vetta (un po’ mi dispiace) dove apparivo in condizioni pietose e avanzavo molto piano senza dire mai una parola, inoltre sulla cresta c’era altra gente che saliva. Da una parte, cioè, volevano preservare l’effetto sorpresa non facendomi vedere troppo distrutto (rifiutavo di parlare via radio col cosiddetto bivacco operativo) e dall’altra, volevano far sembrare che sulla via non avessimo incontrato praticamente nessuno: ma c’era appunto anche altra gente, altre cordate, anche se, quel giorno, poche rispetto alla norma. Comunque ho riguardato il video: che sono sulla vetta si vede chiaramente in più inquadrature. Il momento in cui capisco che sono quasi in cima è indimenticabile, e corrisponde, nel video, a quando la mia guida mi fa passare davanti. Confesso che la scena in cui pianto la piccozza me l’hanno fatta persino rifare, ripresa da vicino: ma per qualche ragione hanno messa solo una scena inquadrata da lontano, larga, non ricordo neppure se ripresa da un drone o da un elicottero. Ero in coma. Agostino Da Polenza dice che manca l’inquadratura larga, ma si sbaglia: semmai c’è solo quella, più uno stretto sulla mia faccia. E’ tutto in video, sul sito del programma.

Il quale programma (i programmi) spesso sono fatti di montaggi che cambiano la sequenza, ma non la sostanza. In molte gare, l’ordine di partenza non era quello reale. Anche per la prova di arrampicata prima del Bianco, per esempio, in tv si è mostrato un ordine di partenza diverso. Nel programma si vedeva Zambrotta-Facci-Jane Alexander, lasciando in fondo il suo dramma personale. In realtà io sono partito per ultimo, aspettando un’ora e mezza (perché intanto, appunto, c’era Jane Alexander bloccata in parete) e così mi sono beccato tutta la pioggia, che in parete non è il massimo.

Un altro esempio di montaggio malizioso è la gara-traversata del Marbrèe tra me e Dayane Mello. A vederla, sembrava un duello tra un moribondo di 48 anni e un’atletica ragazzina di 26, anche se alla fine è scoppiata il lacrime perché completamente devastata. Sicché qualcuno si è chiesto, dopo aver visto le nostre diverse e apparenti condizioni fisiche: ma come ha potuto vincere lui? Risposta: c’entra il montaggio anche qui. Siccome una mia vittoria tutto sommato sembrava più improbabile (a loro, non a me) hanno preso e montato soprattutto i pezzi in cui sembravo (anzi ero) più distrutto o in cui mi fermavo. Così alla fine ho vinto io (sorpresa, colpo di scena finalizzato al programma) ed è sembrato che io abbia vinto solo e soprattutto perché sono tenace, resistente, eroico eccetera: ma io, in definitiva, ho vinto perché sono stato più veloce. Forse qualche alpinista livoroso, tra voi, vuole relegare una parte dei partecipanti al programma a un ruolo di mezze seghe: ma c’erano almeno quattro ottimi atleti, e forse uno di questi, tutto sommato, tra mille lagne, ero persino io: anche considerando che Zambrotta ha 10 anni meno di me, il karateka 16 meno di me, e Dayane 22. Tutta gente che di norma si allenava tutti i giorni. Io, di mio, ho semplicemente fatto tanto sport in vita mia: ma non assiduamente l’alpinismo, che oltretutto non è uno sport ma è forse la disciplina più faticosa che esista.

Un’ultima cosa – per i maniaci – sulla traversata del Marbrèe tra me e Dayane Mello: dopo il ghiacciaio in salita, io arrivo all’attacco (frustato dalla guida) con 7 secondi di vantaggio; poi pago lo sforzo, e in Vetta Dayane è in vantaggio di quasi due minuti; ma poi alla fine vinco di ben 17 minuti perché in discesa sono andato veloce e perché la mia fantastica guida a un certo punto mi ha «calato» a velocità supersonica (l’altra coppia si è inceppata per paure varie) e infine perché, sopra il ripido nevaio, mi sono inventato una cosa per cui la mia guida mi ha tolto il saluto: la classica discesa col sedere. Era una gara, scusate. Nell’ultimo pezzo barcollavo per lo sfinimento ma anche per un errore (non mio) che in montagna non bisogna mai fare: sbagliare scarpe. Non dico la marca, ma quelle scarpe andrebbero tolte dal mercato.

Non sono stato breve – qui – e perdonate se infine apro una parentesi personale che forse è più presuntuosa di tutte. Quelli che più mi hanno infastidito, nelle loro critiche livorose, non sono quelli che eccepivano sul fatto che avessi effettivamente salito il Bianco: ripeto, non hanno tutti i torti, anche se la loro determinazione nel ripetermelo cela quasi un malanimo. A infastidirmi, soprattutto, sono stati quelli che ci hanno tenuto a dirmi di continuo che «tu non sei un alpinista», come a dire che loro invece lo sono. Ora: è come per la salita del Bianco, del termine «alpinista» mi sono state riproposte infinite definizioni. Da quelle più tecniche (una guida incazzosa mi ha scritto che «un alpinista vero è uno che può muoversi da primo di cordata su tutti i terreni, roccia, ghiaccio, misto, neve, che sa sciare, scalare, camminare a un ritmo decente e su un grado decente») a definizioni più concettuali mirate a evidenziare una mia presunta estraneità a un certo mondo. Ecco, la mia presunzione è questa: io, confesso, mi sento un alpinista a tutti gli effetti, anche se, forse, sono l’unico a esserlo tra tutti i concorrenti della trasmissione. Perché? Mi spiego.

Nel maggio scorso, da qualche mese, passavo le serate a riguardarmi dvd sulla montagna (ne ho una collezione) e prima di addormentarmi consumavo pagine e pagine di memorialistica sul tema: film e libri su scalatori e compagnia. Sono appassionato di montagna da sempre. Una totale immersione in avventure, spedizioni, reportage e documentari che raccolgo da anni insieme alla velleità – sempre rimandata, fallita – di ricominciare ad andare per montagne come quando ero ragazzino, o magari iscrivermi a qualche corso di roccia, alpinismo, scialpinismo, arrampicata. Per fare un esempio scemo: ero come un appassionato di sesso che però alla fine si limitava a guardare youporn e fare grandiosi programmi per l’avvenire. Perché il dettaglio è questo: da ragazzino prendevo e andavo assolutamente a caso, senza preparazione, senza attrezzatura, senza niente: e bene o male arrivavo in cima con le mie gambe e con moltissima incoscienza. Però sulle vette ci arrivavo. Ero già innamorato della montagna. Ma ero un pazzo vero, perché non è che disdegnavo il pericolo: lo cercavo espressamente. Anche perché l’altro dettaglio è che, tecnicamente, appunto, ero un incapace. Cioè: sapevo camminare decentemente in montagna – per me non è poco, il passo alpino si impara in una vita – ma non sapevo nulla di moschettoni, chiodi, imbraghi, nodi, cordate e tutte cose che devono insegnartele. Quindi credevo fosse uno scherzo, quando mi hanno telefonato e mi hanno detto, più o meno: ciao, ti interessa partecipare a un «adventure game» in alta montagna in cui dovresti convivere con una guida alpina (anche di notte, in tenda) che ti insegnerebbe il possibile e con cui sfideresti altre coppie? Una cosa anche di resistenza fisica, vivendo in campi base senza elettricità, senza telefoni, senza un tetto sulla testa, addirittura senza orologio, senza bagno e senza acqua corrente che non sia un torrente? Una gara a eliminazione con prove anche dure che per premio finale avrebbe la salita del Monte Bianco?

Non l’ho detto, ma per farlo avrei pagato. Fingere indecisione fu anche divertente, me la tirai un po’ e dissi di voler prima verificare che non fosse una baracconata compromettente: anche perché avevo giurato a me stesso che a un reality show (me l’avevano chiesto, in passato) non avrei mai partecipato. Ma era una cosa diversa, ne converrete. Non c’era telecamera che ti ossessiona 24 ore al giorno, se non per testimoniare prove sopra strapiombi e poi arrampicate, ferrate, salite su ghiaccio, sfide verticali un corso full immersion (con tutti i suoi limiti) su quel genere di montagna che avevo sempre sognato e rimandato: e per cui serve comunque self control, preparazione fisica, forza di volontà, anche un po’ intelligenza e capacità di interagire con una guida alpina coi controcazzi, tipo la mia. E’ andata come è andata (benissimo, per quanto mi riguarda) ma per me era solo l’inizio, anzi, era la tardiva ripresa e prosecuzione di un percorso iniziato da ragazzino. Da allora, da fine luglio, io la montagna non l’ho mollata più. Ho persino annullato le vacanze al mare. Ho riposato una settimana e poi ho ricominciato, anche se il difetto è che mi piace andare da solo. Non è che sono tornato sul Bianco: non sono mica scemo, ho il senso del limite, ma prima o poi ci tornerò, e senza elicottero. Però ho ricominciato da montagne più basse e ugualmente bellissime: da esercitazioni sul Breithorn (sì, la funivia l’ho presa) a tutte le montagne del lecchese e dell’amata Val di Scalve (dove «scalavo» da ragazzino) fino alle ferrate più belle e più dure che ho trovato al Nord (in particolare Gamma2, Pisetta, Corno di Grevo, più un fantastico torrione su monte Due Mani) e vi dirò di più: ho anche «iniziato» tre o quattro persone alla montagna, piano piano. Sotto il Bianco ci sono tornato solo per fare arrampicata con la mia guida ma l’arrampicata non mi piace molto, perché non si arriva da nessuna parte. Avrei voluto tentare il Dente e il Cervino sempre con Andrea, la guida, ma ormai la stagione era andata. Non sapevo fare un otto, è vero: ora credo di saper fare una decina di nodi, anche se non mi servono. Ho già fatto un po’ di tutto, ho anche rischiato seriamente la pelle (sono rimasto intrappolato in parete senza poter né scendere né salire, col buio che incombeva) e insomma, il mio interesse per l’alpinismo prosegue. Per gli appassionati: ho fatto questa lunga intervista a Simone Moro (http://www.ilpost.it/filippofacci/2015/11/18/simone-moro-alpinismo-montagna/) e insomma, seguo un mio percorso dopo un’avventura televisiva. E mi sta dunque un po’ sul cazzo, adesso, mettermi al computer e magari ritrovare dei professorini della montagna che mi spiegano che sul Bianco non ci sono andato, che non ho vinto questo o quello, che era tutto combinato a tavolino, che non sono un alpinista, che il programma non avvicinava alla montagna – s’è visto – e tante altre sciocchezze. La tentazione di lasciar perdere era molto forte. Ma vi lascio questo mio scritto che è l’ennesina testimonianza di una passione. Ora vado, perché domattina sveglia alle 4.30 per farmi il modestissimo Pizzo Coca. Che poi: modestissimo un’ostrega. Grazie a quasi tutti, e fortunati coloro che hanno potuto avvicinarsi alla montagna molto prima di me.

 

Filippo Facci

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23 Comments

  1. Caro Facci, come ho già scritto, la colpa non è sua, probabilmente lei sarebbe perfettamente in grado di fare la salita totale del Bianco, magari, come si usava alla fine del 1800, partendo addirittura da Courmayeur. Sono più vecchio di lei, il Bianco e altri 4000 li ho saliti da giovane, ma non mi ritengo un alpinista, al massimo un appassionato della montagna. Io partivo da Roma, niente acclimatamento, dopo una notte in tenda in Val Veny mi facevo il lungo Miage, il vecchio Gonella era molto più freddo e scomodo dell’attuale, comunque sveglia a mezza notte e passo lento salire. Ecco, è questo che ti sei perso, il passo lento, il vedere l’effeto della frontale sulla neve, magari in una notte di luna piena il ghiaccio che splende, poi l’alba che scopre il panorama, riesci finalmente a vedere lontano, le luci in valle ancora accese, e ti sembra di essere già arrivato, ma non sei ancora sulla cresta di confine.

  2. Bravo Facci , nelle critiche gratuite c’è sempre un pò d’invidia soprattutto da parte di chi avrebbe preferito essere al tuo posto nel fantastico comprensorio del Bianco …. ci si vede nelle fantastiche Orobie!!!! mola mia!!

  3. sono un normale escursionista bergamasco che conosce il COCA e che è arrivato in cima
    al MONTE BIANCO complimenti continua ad amare la MONTAGNA

  4. A me , antico frequentatore di montagne, il programma è piaciuto moltissimo.
    Filippo, ti auguro di trovare la T U A montagna, quella che non ti abbandonerà mai; c’è, ci vuole un poco di fortuna, ma insisti. la troverai

  5. Grande Filippo Facci! L’Alpinismo pullula di supermen, criticoni e puristi (scagli la prima pietra chi non ha peccato). Da guida ti dico che mi sono divertita molto a seguire il programma con i vari personaggi diversi fra loro, dall’antipatica all’ironico, dal campione alla isterica… Bravissime le guide. E se GF, dove la cosa più interessante che può succedere è la scopata tra x e y, ha uno Share maggiore di Monte Bianco forse c’è qualcosa che non va…

  6. Importante è che abbia voglia di continuare…mica c’è bisogno di arrivare allo sfinimento.In Dolomiti ci sono escursioni e scalate meno impegnative fisicamente ma , come si dice, “molto remunerative”e altrettanto brave guide… .Consiglio , se non già fatta, una lettura delle opere di Buzzati, giornalista che sognava le montagne , che alla sua guida Gabriele Franceschini disse:” non divulgare , tieni tutto per te.”…
    Tanto per evitare i commenti e le critiche del clan degli alpinisti e…dei ripetitori critici di vie.

  7. Filippo, complimenti da una montanara che fa solo escursioni, non scalate. Ho un’età (63) però io c’ero lì con voi con il cuore.Pwt

  8. Il discorso di vera salita è relativo: 1000 m di dislivello a 4000 m per chi non ha mai fatto salite come quelle, è degno di complimento. Anch’io uso impianti di risalita per l’avvicinamento. I veri alpinisti sorrideranno a sentir parlare di fatica per aver fatto il Bianco dalla cresta del Gouter. Penso che una vetta, anche se con salita dimezzata da mezzi meccanici, possa dare una grande soddisfazione, grandi emozioni. La salita di una vetta deve essere fatta per se stessi, per vincere le proprie paure, per vivere i propri sentimenti. Non è una sfida verso altri e nemmeno con la montagna stessa (sarebbe persa in partenza). E’ una sfida verso noi stessi. Chi se ne frega di cosa pensano gli altri!
    Quindi ti faccio i miei complimenti. Forse non mi sei mai stato simpatico, ma dopo “Monte Bianco” ho rivalutato il personaggio Facci: dietro ad una figura scontrosa, provocatoria, si cela una persona che riesce ad ammirare un bellissimo tramonto dal Gonella provando emozione. Non è poco. Paolo

  9. Purista? criticone? Cainano?
    La Gazzetta dello sport porta nelle case di tutti 150 film di montagna, la metà di quelli che si vedono anche due volte, e si dovrebbe applaudire una trasmissione dove tutto è finto? Ma veramente Montagna Tv pensa che un film vero di alpinismo non avrebbe avuto in prima serata i numeri bassissimi di questa robaccia? Chiedo

      1. Digita playalpinismo e forse comicerai a capire cosa abbia scritto. Guarda che ne parlano tutti gli appassionati di alpinismo. Scegli un paio di titoli e capirai la differenza fra far vedere la montagna e l’alpinismo e far vedere una buffonata. Poi se vuoi ti consiglio questi titoli: metanoia, roraima, china jam, infinite jest, the egger project, the great shark hunt, autana, andy parkin, cold

        1. Io ce li ho quasi tutti quei dvd. Sono anche quei dvd che mi hanno spinto a cogliere un’occasione (Monte Bianco) e a misurarmi con quella che l’amico definisce una buffonata. Una persona normale può essere stimolata da Montebianco, non da Egger project: sennò sarebbe un pazzo velleitario. Però quei Dvd mostrano l’inaccessibile, Monte Bianco mostra il possibile. Poi se uno vuole che un certo mondo resti inaccessibile (e sono tanti, a volerlo) problemi suoi. Nel mio caso troppo tardi: sono in montagna tutte le settimane, e quindi viva Monte Bianco.

          1. Sig. Facci, chiarisco. Nessuno ce l’ha con lei o con gli altri personaggi pubblici. Qualcuno appare simpatico, qualcuno meno. Non ce l’ho neppure con le guide, figuriamoci. E neanche con la presentatrice. Solo con la Rai, che dopo decenni di cali d’ascolto senza mai uscire dalle sue linee, opta per la montagna e la confeziona in un reality. Lei davvero pensa che proponendo uno di quei film veri la gente partirebbe per le imprese impossibili? No, le avrebbe conosciute. Come ai tempi di Epoca, o della diretta televisiva del cervino 1965. Ma so che è una battaglia persa perchè non c’è settore in cui non abbiano abbandonato la creatività e l’intelligenza. Mentre le altre Tv le rubano ascolti. Buona montagna, se la incontro sulle Orobie la saluto

  10. Dopo innumerevoli letture e visione di filmati anche gratis ( es i documentari di Gaston Rebuffat si trovano sul web integralmante )..un testo che mi ha aperto la mente è stato il manuale di Caruso, c’è pure il sito “metodocaruso.com”.Commovente pure un’intervista a Cesare Maestri , in cui afferma che la sua impresa quotidiana è andare da casa al supermercato con le stampelle , che considera alla pari dei suoi exploits.Più tutta la sua produzione letteraria ..ma al segno democratico “mille alpinisti , mille alpinismi.”
    Interessante lo spunto di Facci sulla calzatura…meglio sempre scegliere quella personale collaudata e non imposta dalla moda..Se usi quelli di cuoio cucitura triplice( che costano un’occhio) sei un demodè.
    Facci ha fatto benissimo a ritirarsi dalla scalata su roccia bagnata , inutile ai fini della scalata su ghiaccio finale.Personalmente ritengo che si debba riproporre con aggiustamenti , Monte Bianco mi ha distolto dall’andare a dormire come le galline .

  11. Grande Filippo! Devo dire che mi hai fatta sorridere più volte, sei stato il più simpatico di tutti.
    Di solito rifiuto ogni reality ma qui si parla di montagne! La mia passione, abbiamo avuto modo di vedere luoghi che non ho mai visto e che stanno nei miei sogni.
    Le polemiche ci sono sempre per ogni cosa, ma chi se ne frega, anche le accuse ci sono sempre, (non sei arrivato in cima-tutti trucchi… ecc.) oppure moralismi idioti sulla montagna, è stato bello e spero che lo rifacciano il prossimo anno magari su altre montagne!
    Si è visto chiaramente che siete andati su con le vostre gambe, anche se hanno un po’ modificato i video, vi siete fatti i vostri 1000 mt ad una quota che sono molto più faticosi che farne altrettanti partendo dal basso.
    Complimenti! 😀

  12. Una immagine vale più di mille parole e una sequenza di immagini , un video, vale più di una lunghissima confessione che nulla chiarisce sui dubbi espressi.
    Che Zambrotta sia arrivato in vetta non ci sono dubbi. Si sono viste immagine e video della sua progressione.
    Pertanto caro Facci pubblichi immagini e video del SUO arrivo in vetta, contenuti che certamente esistono perchè girati da una maxi-troupe Magnolia.
    Magari ne parleremo al Torrione della discordia…

  13. dopo aver rivisto in streaming..la cordata con Dayane Mello è stata eliminata in modo strano..non dalla punizione consistente nelle dormite sul portaledge.Infatti mentre la modella e rispettiva guida mangiavano al ristorante dopo doccia calda ..nella yurta i compagni ( tra l’altro altruisticamente suggeriti dalla Brasileira come sostituti al ristorante-proposta non accettata dal misterioso REGOLAMENTEN) si esercitavano nell’avvolgimento di lunga corda a bambola.Poi il giorno dopo la ragazza ha perso un tempo esorbitante in una prova per lei nuova, ma non per gli altri ,e giustamente si è rifiutata di salire in piolet traction essendo matematicamente scartata.Forse non desiderava altro ma volendo potrebbe ricorrere.

  14. Caro Filippo, il modo con cui siete arrivati in vetta era alla luce del sole, nessuno ha nascosto niente, quindi le polemiche sono del tutto fuori luogo. Invece è bellissimo il fatto che la montagna abbia ora un appassionato in più e che si tratti di vera passione!
    ..credo che la cosa che rende un reality di questo tipo diverso da tutti gli altri sia il fatto che in montagna, in situazioni impegnative, non puoi avere maschere, devi essere te stesso.
    ..quindi qualcosa di autentico deve venire fuori, anche una passione autentica.

  15. Caro Filippo, condivido la tua passione per la montagna e ti auguro di frequentarla come e dove preferisci. Ho seguito tutte le puntate del programma con interesse via via maggiore, ho ammirato ambienti che non ho ancora visitato (sono dolomitista…) e ho apprezzato molto la tua simpatia. Tutto questo in barba alle “anime belle”.

  16. Bravo Filippo! Hai conosciuto un altro lato dell’alpinismo (non so se solo italiano o internazionale): gli appassionati di montagna passano il tempo libero a farsi le pulci tra di loro, e ciò avviene nel piccolo CAI di provincia sino ai livelli più estremi e professionistici. Amano la montagna, ma nessuno la ama (e la comprende) quanto loro: gli altri sono in errore a prescindere. Inquisitori del Vero.
    Sono contento che tu abbia scoperto questa splendida passione (nel senso etimologico del termine). Buone vette!

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