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Alpinismo, L'approfondimento

Nanga: quest’anno diverso

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ISLAMABAD, Pakistan – Ha ragione Nardi, che sarà pure di Sezze, basso Lazio , ma da tre anni sbatte il muso contro il Nanga Parbat in inverno: “Quest’anno sarà diverso”.
Lo scorso anno infatti le condizioni atmosferiche, a parte alcuni sipari di tempo più incerto che brutto, avevano mantenuto la montagna quasi “accessibile”. Che vuol dire freddo tra meno 20 e 40, ma non troppo sotto, vento non eccessivo, vita possibile, se stai attento, molto attento.
Quest’anno la neve è scesa prima, più in basso, e le condizioni meteo non sono così leggibili: un inverno in bianco e nero è meglio di uno con dei grigi e quest’anno i grigi sono all’orizzonte. Se finisci nel grigio, in inverno rischi di cadere dentro un mondo indefinito, dove le scelte diventano ogni giorno, ogni momento, totali, assolute, definitive.
È questo l’alpinismo invernale: la riscoperta di Simone in Himalaya, il rilancio dell’himalaysmo estremo. Un gioco complesso , non bisogna sbagliare.
Sono cinque le spedizioni al Nanga, se dobbiamo essere realistici e accondiscendere alla legge delle statistiche, qualcuno non tornerà a casa, ma questa terribile speculazione potrebbe essere smentita dalla professionalità e dall’esperienza delle cordate in campo.
Ci vogliamo credere? Direi di sì.
Nardi e Alex ci sperano, per Alì sarebbe un trionfo, Moro consacrerebbe se stesso e la giovane Tamara tra i principi dell’Himalaya, ma forse Edurne e Gerlinde avrebbero da rivendicare i loro 14 ottomila ben fatti. La ragazzotta francese Elisabeth e il forte polacco Tomeck Mackieviwicz hanno delle chance: sono duri, vogliono farcela e ce la metteranno tutta.
Intanto “Justice for all” procede sulla parete Rupal, la quale non è semplice in inverno.
Nulla è semplice in inverno, nemmeno le nostre congetture, ma è estremamente appassionante sapere che una ventina di alpinisti, tra i migliori al mondo, quest’inverno rischiano la “pelle” per provare ad arrivare in cima al Nanga Parbat e infilare il proprio nome tra quelli di Messner, Hillary e Herzog.
Intanto continua a incuriosirci il motivo del fallimento della spedizione di Simone Moro allo Spantik come allenamento all’invernale al Nanga.
Nei prossimi giorni ne sapremo di più.

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1 Comment

  1. Finalmente un articolo cielo cielo e pure terra terra, senza infingimenti e retoriche da lotta con l’alpe! Finalmente uno che non teme di dire che qualcuno non tornerà a casa (ovviamente speriamo di no) e qualcuno magari salirà meno metri ma farà più sesso (ovviamente speriamo di sì) !

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