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Auguri di Moro alla Gazzetta. Svelato il mistero dello Spantik

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ISLAMABAD, Pakistan – Auguri di buon 2016, via satellite, da Simone Moro a tutti gli sportivi della Gazzetta dello Sport. Pubblicati ieri, li manda, ci dice digitando davanti ad una vecchia stufa a gasolio, dal campo base del Nanga Parbat. Grazie! Ricambiamo anche noi di montagna.tv, che leggiamo la Gazzetta.

Moro ricorda i suoi studi ISEF e il suo avvio di carriera dentro le strutture sportive, che gli hanno dato molto e che continuano ad ispirarlo, sebbene consideri l’alpinismo un’attività non sportiva, data l’assenza di arbitri, dirette televisive, classifiche, campionati, Olimpiadi. Un augurio importante al mondo dello sport, il quale riconosce comunque i meriti sportivi anche degli alpinisti.

Nel frattempo il Nanga è lì che incombe: un osso duro con cui confrontarsi per Moro, la Lunger e gli altri compagni d’invernale.

Sono invece cominciate ad arrivare le informazioni sulla disavventura che ha fatto scrivere a Tamara Lunger che quello allo Spantik, bellissimo 7027 metri che lei Simone avevano scelto per allenarsi ed acclimatarsi al fine di arrivare in piena forma al Nanga Parbat, era stato un periodo di “eventi imprevedibili e di merda”.

Arrivati a Skardu, da dove avevano annunciato la partenza, hanno infatti purtroppo dovuto confrontarsi con un percorso molto innevato e perdere molte giornate in estenuanti trattative con i portatori, che pretendevano, data la maggiore difficoltà della neve, un salario doppio rispetto al pattuito. Questione, com’è capitato spesso nella storia dell’alpinismo da queste parti, di soldi. A ciò si è aggiunta l’incertezza del rilascio del permesso per il Nanga, una regione dove tre anni fa sono stati massacrati a colpi di Kalashnikov undici alpinisti al campo base, a causa di motivi legati alla sicurezza degli ospiti internazionali: i servizi segreti locali, ce ne sono parecchi, hanno infatti rilasciato i nulla osta all’ultimo momento, mettendo a dura prova il buon umore degli alpinisti e delle Agenzie locali che li supportano.

Per questi motivi, oltre Bisil e Arandu, ultimi villaggi della Basha Walley, Simone e Tamara non sono potuti andare. La “prima” invernale allo Spantik è dunque sfumata, le forze ora sono tutte concentrate sul Nanga.

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