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Editoriali, L'approfondimento

Nanga: Uomini e Montagne

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BERGAMO – Aveva ragione Simone Moro: le notizie dal Nanga Parbat sono molte e ci raccontano di una montagna complessa e di uomini valorosi.

In basso c’è neve, ma sulle pareti c’è ghiaccio duro, la roccia è pulita, fredda e ci sono pochi canali di neve che facilitano la salita e che d’inverno, talvolta, compensano il grande svantaggio del freddo.

In questa fase sono forse più avvantaggiate le due cordate della via Messner/Eisendle, che si sviluppa in gran parte lungo pendii nevosi, anche se le foto ci dicono che da quella parte il manto nevoso rende faticosissimo tracciare la pista verso l’alto e dietro la cresta il vento non fa sconti. Questa via inoltre si complica notevolmente nella parte finale della cresta che porta in vetta: lunga e di difficile interpretazione, oltre che mai salita. Messner ed Eisendle infatti arrivarono poco sotto e, proprio in quel punto, Elisabeth e Tomek lo scorso anno rinunciarono, attorno ai 7830 metri. Quel tratto sarà la vera scommessa delle due cordate verso la vetta.

Sulla Kinshofer invece il terreno è costituito da ripidi pendii nevosi ed arrivati a campo 2 si inizierà la salita verso campo 3, il quando dipenderà tutto dalla consistenza della neve. Sotto campo 2 la fatica è stata molta, il ghiaccio è duro, ma forse qualche corda fissa buona c’è, dice Nardi, sul tratto di roccia che precede il campo. La fatica è però tanta ed il tempo è tedioso, fa freddo.

Loro, quelli della Kinshofer, nella speranza che i due polacchi si riprendano al meglio, raggiunto campo 3, avranno di fronte una lunga traversata sui pendii che si infilano a imbuto nella parte sommitale della montagna. Lì l’anno scorso Daniele, Alex e Ali hanno fatto “casino”, perso tempo e purtroppo anche la loro occasione. Quest’anno conoscere il percorso dà loro una possibilità in più, sempre che la neve alta e farinosa non sbarri il percorso.

Photo courtesy Alex Txicon
Photo courtesy Alex Txicon

Intanto ieri erano tutti al campo base ed hanno pranzato tutti insieme. Non conosciamo il menù, ma siamo sicuri che, come spesso accade in queste occasioni, i cuochi pakistani avranno fatto del loro meglio. Hanno riso, scherzato e fatto fotografie: “una bella giornata che ha contribuito ad abbassare la tensione”, dice Nardi, mentre Simone Moro, postando le divertenti foto di gruppo, fa sapere che “la concorrenza è nella mente di coloro che non sono qui. L’ambizione e la concorrenza non sono la stessa cosa”.

Vien da considerare che certamente una forte ambizione aiuta molto le persone a ottenere risultati, a motivarsi quando il lavoro, che sul Nanga di certo non manca,  è duro. Anche la concorrenza è però un valore positivo, non solo per l’individuo, ma anche per le organizzazioni umane. Certo, se non c’è concorrenza è più facile imporre la propria ambizione.

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Photo courtesy Elisabeh Revol

Ora però è notte al campo base ed è tempo di lunghe ore nel sacco a pelo a raffinare strategie, che necessariamente devono essere semplici e lineari, a razionalizzare i tempi e i percorsi, a valutare i materiali da integrare con quelli già in quota e che con tanto sacrificio sono stati trasportati. “Cosa altro serve?”, “sono acclimatato/a abbastanza?”, “domani ci sarà vento, ma dopodomani dovrebbe calare?”, “tento la vetta o faccio un altro giro?”.

Non è facile centrare la soluzione. Tutti hanno giocato sul pre-acclimatamento per accelerare i tempi del tentativo alla vetta, ma pare che abbia funzionato poco: forse sul piano fisiologico qualche vantaggio s’è visto, ma non su quello dell’adattamento alla montagna ed al clima.

Anni addietro qualcuno teorizzò l’acclimatamento in camera ipobarica prima di partire dall’Europa, ma rimase una teoria. La verità è che gli uomini e le montagne da sempre costruiscono grandi storie se si incontrano, interagiscono e si influenzano attraverso gli elementi della natura, la loro forza e l’intelligenza.

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