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Nardi: Grazie Simone!

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ISLAMABAD, Pakistan – “Quando mi sono ripreso, dopo il volo, ho cercato di organizzarmi, di mettermi in sicurezza. I miei compagni, sopra di me, sono rimasti ai loro posti.

Mi sono assicurato e ho preso aria, ho cercato di calmarmi ed ho chiamato Bielecki, ho cercato l’amico, con il quale pochi giorni fa ho vissuto una situazione simile per una sua caduta, e che sapevo in grado di dirmi qualcosa: ho allacciato un legame con lui.

Io lì ero solo e l’ho cercato, ma non rispondeva, ci ho riprovato e mi ha risposto Simone. Mi ha parlato con grande calma, mi ha rassicurato aiutandomi a mettere in fila le cose e a capire che dovevo organizzarmi per scendere. Lo stavo giá facendo, ma la sua voce, la sua sicurezza mi hanno aiutato”.

Sono parole di Daniele con il quale, per la prima volta da quando è al Nanga, parlo a lungo via skype. È al base e sta smaltendo la paura della caduta, della consapevolezza del rischio estremo, ma anche l’adrenalina per una discesa da solo, sui pendii infidi e duri e poi sul nevaio, fino al campo base.

Gli chiedo l’autorizzazione a riportare l’episodio, che mi pare sia tra i pochissimi di vera collaborazione e solidarietá tra persone e alpinisti professionisti, al di là dei sorrisi di convenienza. “Va bene” mi risponde.
Cosa farà ora Nardi lo deciderá lui. I suoi due compagni, Alex e Alì, si son fermati per mancanza di materiale con cui attrezzare e son scesi anche loro al base.
Bielcki e Czech tornano invece a casa “dopo aver ricevuto dalla montagna una lezione di umiltà”.

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