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Messner: per il Nanga servono velocità e pazienza

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ISLAMABAD, Pakistan – Tomek e Elisabeth sono a campo due, mentre Simone e Tamara ieri sono rimasti all’uno. Il tempo non è stato bello ed il vento ha trascinato sui pendii la neve farinosa. La voglia di rimanere in tenda e di muoversi al minimo ha prevalso.
Stamattina è previsto bello con vento in frenata, fino quasi alla calma, seguono altri due giorni più o meno uguali.

Al base le tensioni, quelle dentro il cuore e la mente dei singoli alpinisti, si stanno sciogliendo, anche grazie alla buona cucina, e le determinazioni si stanno rinfrancando. Nardi è di nuovo con i suoi compagni di cordata, l’apice dello sconforto è stato superato ed è ripartito il meccanismo della ricarica delle motivazioni, che vanno trovate nella propria storia e nel perché si è lì a confrontarsi con una montagna così grande. Tornerà sulla montagna e tenterà di chiudere il sogno iniziato lo scorso anno con Alex e Ali.

Messner ieri scrive che per salire il Nanga in inverno ci vogliono “velocità e pazienza”. La velocità per la sicurezza, la pazienza per assecondare gli umori della montagna. Un suggerimento di efficace e di buon senso, e lui è di certo è uno che non spreca le parole. Messner d’altronde sul Nanga ha scritto una parte della sua storia alpinistica, ma anche umana.
L’essenzialità è l’arte dell’azione dell’alpinista, sul Nanga a maggior ragione.

 

 

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