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Everest: per la prima volta inviolato da 41 anni

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KATMANDU, Nepal – Per la prima volta dal 1974 nel 2015 nessuno è arrivato in cima all’Everest. Il motivo principale è stato certamente il terremoto che ha colpito lo scorso aprile il Nepal, che con la sua magnitudo 7,8 ha distrutto Katmandu e molti villaggi rurali, uccidendo più di 8 mila persone e lasciandone ferite altre 21 mila. Il sisma si è fatto sentire anche ai piedi dell’Everest, provocando una valanga che tolse la vita a ventiquattro persone.

Da quel tragico evento, sebbene il governo nepalese non abbia mai vietato l’accesso, la vetta più alta del mondo è rimasta praticamente isolata: gli sherpa, a causa dei possibili pericoli, hanno infatti smesso di occuparsi della conservazione del ghiacciaio del Khumbu, tappa obbligatoria ed insidiosa del percorso principale per giungere al campo base. Nel frattempo, anche le spedizioni occidentali, spaventate dai rischi eccessivi, hanno deciso di interrompere le scalate.

Sul versante cinese invece la China Tibet Mountaineering Association (CTMA), dal giorno successivo al terremoto fino alla fine 2015, ha deciso di chiudere in Tibet tutti i percorsi di scalata, incluso quello dell’Everest, per timore di eventuali scosse di assestamento.

Ad onor del vero, c’è stato uno scalatore, e solo uno, che ha tentato di raggiungere la cima dell’Everest, il giapponese Nobukazu Kuriki, il quale voleva diventare il primo alpinista a raggiungere la vetta dopo la valanga dell’aprile scorso. Ha però dovuto rinunciare a causa dei forti venti e delle nevicate.

Coda-in-salita-allEverest-2Foto-Simone-MoroSecondo l’Himalayan Database, fino al 2013 sono stati centinaia gli scalatori che annualmente riuscivano ad arrivare in cima. Solo nel 2013, 658 scalatori avevano raggiunto la vetta dell’Everest.

Le recenti tragedie, anche nel 2014 una valanga aveva travolto ed ucciso sedici sherpa proprio sotto campo uno in prossimità del ghiacciaio del Khumbu, hanno scoraggiato molti, anche tra coloro che avevano prenotato l’Everest versando le relative royalties, che il governo ha assicurato potranno essere utilizzate entro due anni, ma non fermeranno di sicuro il desiderio, spesso non supportato da una adeguata preparazione, di scalare l’Everest da parte degli alpinisti. Di certo si sa che alcuni sherpa hanno deciso di non accettare più incarichi sull’Everest a causa dei crescenti pericoli, ma i vantaggi economici di fare la guida per la cima del mondo spesso pesano più del rischio. Del resto, gli anni seguenti alle morti record del 1996, la cui tragedia è stata raccontata nel recente film Everest, del 2006 e del 2012 hanno portato il maggior numero di scalatori mai registrato sull’Everest.

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