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Soccorso: chi sbaglia paga

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AOSTA – In questi giorni di emergenza valanghe e di incidenti sui sentieri, la Giunta regionale della Valle d’Aosta ha approvato il contratto con il Soccorso Alpino valdostano per il mantenimento nel 2016 del servizio pubblico di assistenza in montagna, con un impegno di spesa di 1 milione e 430 mila euro.

L’accordo coinvolge, spiega una nota, “tutti i settori attraverso i quali si articola il servizio di soccorso in montagna. Servizio che da sempre pone la Valle d’Aosta tra le realtà più organizzate e più preparate dell’arco alpino”.

Il contratto, che prevede anche sinergie operative e di comunicazione con la Regione Piemonte, viene definito dal presidente della Giunta, Augusto Rollandin, come “il primo, significativo passo verso una fattiva collaborazione con il Soccorso Alpino piemontese, soprattutto nelle operazioni di confine, per le quali il Soccorso valdostano può rendersi fondamentale nel ridurre le tempistiche di intervento e quindi migliorare l’efficacia del servizio”.

Ed è proprio il Piemonte, dal primo di gennaio, che si appresterà invece a risparmiare, in base alle stime, quasi 200 mila euro grazie all’abbandono della gratuità del soccorso alpino. Non poco, considerando che l’anno scorso nel bilancio regionale i fondi destinati agli interventi in montagna erano circa 550 mila euro.

È entrata infatti in vigore, ad inizio anno, la delibera regionale che prevede la compartecipazione al costo degli interventi “immotivati, inappropriati o provocati da un comportamento imprudente”, in parole povere il pagamento di un ticket da parte di chi attiva, per futili motivi, il 118 in montagna. Nel caso in cui invece l’intervento delle squadre o dell’elisoccorso si concluda con un ricovero in ospedale, la tariffa non sarà addebitata.

L’idea è quella di creare un effetto deterrente, più che una vera partecipazione alle spese del soccorso, in un ambito dove l’abuso delle richieste di soccorso, da parte di escursionisti, alpinisti o sciatori non bene equipaggiati ed impreparati, pare fare da padrone.

La scelta della Regione Piemonte segue quelle già fatta da Trentino, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto, dove in taluni casi si può pagare fino a 7.500 euro se si chiama senza motivo.

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