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Alpinismo, L'approfondimento

Nanga e jet stream: il perché dei forti venti

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ISLAMABAD, Pakistan – Le correnti a getto, ben conosciute dagli alpinisti himalayani, sono un fenomeno particolare che si forma nell’atmosfera terrestre alla quota di 10/11 km, sotto la troposfera.

Il jet stream accade quando un flusso d’aria di sezione relativamente piccola, che fluisce velocemente tra le masse d’aria adiacenti con differenti temperature, invece di miscelarsi, va a formare forti correnti laterali ad esse. La direzione prevalente è quella da ovest verso est seguendo la rotazione terrestre.

Al jet stream è associato il fenomeno conosciuto come “turbolenza in aria limpida”, che è il risultato di turbolenze, causate dal mescolamento verticale e orizzontale, di grandi masse d’aria. Tale fenomeno è più forte sul lato freddo del flusso, di solito vicino o appena sotto l’asse dello stesso.

Una spiegazione questa che potrebbe far comprendere le effettive condizioni meteo ed i forti venti attorno al Nanga, in particolare a quote sopra i 6000 metri, anche quando tutte le previsioni, realizzate su grande scala attraverso l’osservazione delle immagini dei satelliti, danno nell’area tempo bello e vento “abbastanza” calmo.

Il Nanga Parbat è particolarmente esposto a questo fenomeno, anche nella stagione estiva, essendo il primo enorme rilievo montuoso di 8000 metri collocato tra le pianure calde e desertiche, le catene del Karakorum e, ancor più a nord-ovest, dell’Hindu Kush.

I venti che flagellano gli alpinisti, valutati da questi attorno ai 100 km orari, potrebbero avere tale origine. A conferma che questa stagione meteo del Nanga non è per niente facile.

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