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La traversata delle Highlands scozzesi in solitaria: un giovane amante della montagna parte oggi per una nuova avventura

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Una nuova avventura in solitaria nelle Highlands scozzesi. È quella che si appresta a vivere Gian Luca Gasca, appassionato di montagna fin dall’adolescenze e non nuovo a queste esperienze: nell’agosto scorso erano state le Alpi, oggi vola a Glasgow per compiere una nuova traversata. “Nessuna diretta”, scrive sul suo ultimo post pubblicato sul suo blog https://montagnedigitali.wordpress.com. Da là, durante le 2-3 settimane di viaggio, Gian Luca non darà aggiornamenti. Non avrà con sè strumenti tecnologici, cellulare, aggeggi digitali… “Ho scelto di non farlo per ricercare davvero il senso della parola “solitaria””, scrive. “Trovo che la vera sfida di una solitaria stia nella mente: bisogna imparare a reggere la solitudine. Siamo animali sociali e ricerchiamo con ogni fibra del nostro corpo la compagnia di un altro essere vivente umano o meno che sia. È la solitudine la vera sfida, non la traversata”.

Da oggi, 20 gennaio 2016, questo giovane amante della montagna percorrerà il suo nuovo cammino.

Come ti sei organizzato per attrezzatura tecnica e cibo? Procederai in autonomia?
La traversata sarà interamente realizzata in autonomia sia per mia scelta sia per necessità. Il territorio interno delle Highlands è un territorio naturale, un’area wilderness. Ci sono pochi abitanti, pochi sentieri e nessuna o quasi struttura ricettiva. Con me avrò cibo per un massimo di 23-24 giorni prevalentemente liofilizzato. Per quanto riguarda la mia attrezzatura, invece, posso fare affidamento su sponsor tecnici di alta qualità che mi forniscono dall’intimo termico agli scarponi per finire con fotocamere e pannelli solari.

Quando hai sentito l’esigenza di trascorrere questi lunghi periodi in solitudine? Cosa ti lascia ogni avventura?
Non parlerei proprio di esigenza. Vado in montagna da solo da molto tempo ormai e fin da subito mi sono innamorato di questo modo di vivere questo fantastico ambiente naturale. Già nel 2015 mi sono trovato a percorrere le Alpi in solitudine. Una solitudine però che era più fisica che mentale. Una volta raggiunti i rifugi o tornati a valle, ci si ritrova nuovamente tra le persone. Le Highlands sono il modo di spingere questa sensazione più in là, sono un tentativo di raggiugere una solitudine non solo fisica ma anche mentale. Sono il tentativo di capire fin dove posso spingermi e magari superare queste sensazioni. Quando si rientra da un’esperienza di totale isolamento (ho scelto di non comunicare tranne che per emergenza) sembra quasi di rinascere. È come tornare alla luce dopo un lungo ed asfissiante periodo di buio. Inoltre l’essere soli impone di imparare a cavarsela con le proprie forze, è molto diverso dall’avere un compagno. Se al rientro si è in grado di prendere l’esperienza, scomporla ed analizzarla, allora questa fornirà degli utili insegnamenti per imparare a superare le piccole difficoltà che ogni giorno si presentano nelle vita e che spesso appaiono come insuperabili.

DSC_0141Credi sia più una sfida fisica o psicologica?
Percorrere tra i 20 e i 30 chilometri al giorno senza seguire sentieri rappresenta già di suo una bella fatica. Percorrerli però in solitaria, in un ambiente vuoto e desolato, dove il clima è tra i più volubili che io conosca (soprattutto in inverno), la rende una traversata molto interessante a livello mentale. La solitudine, unita alle difficoltà ambientali, rappresenta sicuramente una sfida (per quanto non mi piaccia molto questo termine) più psicologia che mentale.

Sia prima che durante… Non ti assale mai la paura? E di cosa?
Ovviamente, la paura è un sentimento normale e sarebbe stupido dire di non averne. Prima di partire si ha paura di ciò che non si conosce, di un ambiente che si è visto unicamente attraverso internet o i libri. Un sentimento che di solito svanisce quando si inizia, quando la mente è impegnata e lavora sul capire dove andare e sulle insidie del territorio.

Come affronti i momenti di paura, noia, solitudine (nel senso “negativo” del termine)? A cosa pensi in quei momenti? Sono emozioni che ti portano a cambiare i tuoi piani o li utilizzi per affrontare i tuoi demoni?
Questi sono gli aspetti che più mi incuriosiscono di me e di come funziona la mia mente. Ogni volta è diversa, è come se fosse la prima. La noia di solito la supero con la musica, porto con me anche un lettore mp3. Sono un appassionato di rock, aiuta a far passare le ore da solo in tenda, a prendere sonno ma anche a dare la carica nei momenti di sconforto. I momenti di paura sono invece quelli più difficili, quelli in cui vorresti lasciare tutto e tronare a casa. Bisogna imparare a reagire e a tirare fuori gli aspetti positivi dalla situazione. Mi è capitato anche sulle Alpi, quando sono finito in ospedale, ma ho saputo reagire ed ho continuato, fino a Nizza, fino alla fine.

DSC_0251Cosa fai nella vita? Come riesci a ritagliarti questi spazi?
Il mio lavoro mi lascia grandi periodi di libertà ed in generale ho chi può proseguire l’attività durante la mia assenza. Ho la fortuna di essere circondato da persone efficienti che sanno cosa fare anche quando non ci sono.

Cos’è la cosa che ti senti dire più spesso quando parli dell’esperienza che andrai ad affrontare? Cosa ti dicono i tuoi familiari e i tuoi amici?
Troppo spesso utilizzano il termine “sfida” o “impresa”. Entrambi termini che non amo particolarmente. Il primo perché non sto sfidando né me stesso né tantomeno qualcun altro, sto vivendo un’esperienza in un ambiente naturale. Parlare di sfida nei confronti della natura lo trovo insensato, lei è lì immobile, non fa né del male né del bene. È la natura. Invece non amo il termine impresa perché penso siano altre le imprese, ad esempio quello che sta accadendo in questi giorni in Pakistan.
I miei genitori come quelli di tutti sono contenti ma anche impauriti, mi dicono di fare attenzione e di godermi l’esperienza. I miei amici invece dicono che faccio bene e spesso sono invidiosi della possibilità di poter vivere queste esperienze, un’invidia positiva, fortunatamente.

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1 Comment

  1. La traversata di Gian Luca è già di per sé una sfida davvero ardua: 500 km nel mese di febbraio in un territorio wild, privo di sentieri, e desolatissimo. Se si aggiunge anche il fatto che affronterà la spedizione completamente in solitaria… beh, in bocca al lupo Gian da tutto il team Tregoo!

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