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Inverno senza neve: allarme dell’Arpa, la questione arriva in Parlamento

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TORINO — A memoria d’uomo, non si è mai vista così poca neve sulle Alpi. E in queste condizioni, paradossalmente, aumenta il numero di incidenti per valanga. Ecco l’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Arpa piemonte, secondo cui sulle Alpi piemontesi a “tutte le quote”, manca tra il 50% ed il 90% della neve che in media c’è in questo periodo.

L’Arpa specifica che il livello neve non è mai stato così basso da quando si dispone di dati sul territorio, ossia da almeno 90 anni. La situazione, quindi, è preoccupante non solo dal punto di vista degli introiti turistici ma anche da quello della sicurezza personale e ambientale. Secondo i dati Arpa il deficit di precipitazioni nel mese di dicembre è stato del -94%. A novembre e dicembre le temperature sono state superiori di 4°-5° alla media climatica del periodo 1971-2000.

Il deputato cuneese del Pd Mino Taricco, insieme ad altri colleghi delle regioni alpine, ha presentato anche una interrogazione in Parlamento per discutere della difficile situazione delle zone montane d’Italia. Nell’interrogazione si evidenzia la persistenza della singolare di siccità su tutto il territorio italiano che purtroppo sta perdurando anche in gennaio nella maggior parte delle zone alpine. E si sollecita una valutazione per dichiarare lo stato di emergenza ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 225 del 1992.

“Attività e imprese commerciali che ruotano attorno al turismo montano stanno affrontando difficoltà enormi – si legge nell’interrogazione -. Le società degli impianti hanno dovuto lasciare a casa gli impiantisti, i maestri di sci praticamente non hanno ancora iniziato l’attività, le strutture alberghiere hanno subito numeri disdette delle prenotazioni. Tutto l’indotto commerciale e turistico legato al “turismo bianco” ha subito ripercussioni economiche tali da inficiare l’attività futura (…). Servono iniziative straordinarie per arginare i danni causati dalla carenza di neve nelle zone montane: lavoratori, imprese, attività economiche ed enti locali dei territori montani, in particolare del Piemonte, poggiano larga parte del proprio turismo ed indotto sulla neve, vanno sostenuti in una situazione di tale singolare emergenza”.

Emergenza che sembra non accenni a passare. Le previsioni parlano di un ritorno dell’anticiclone, con un rialzo delle temperature e un nuovo periodo di siccità che durerà fino a febbraio.

Si tratta di una situazione ancor più preoccupante se si considerano i dati diffusi recentemente dalla Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) e dal Met Office inglese, secondo cui il 2015 è stato il più caldo mai registrato dalle misurazioni meteorologiche. La temperatura media è stata di 14,79 °C, quasi un grado in più della media del XX secolo (per la precisione +0,90°C).

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