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Alpinismo, Top News

Grazie Elisabeth!

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ISLAMABAD, Pakistan – Al di là delle interpretazioni che si possono dare dell’alpinismo himalayano e di quello invernale, rimane in tutti la consapevolezza che quel che è accaduto e sta accadendo al Nanga è, e potrebbe essere, una parte importante della storia dell’alpinismo.

Un tentativo di salita così massiccio, da parte di alpinisti molto preparati e professionali, merita attenzione e rispetto.

Qualcuno ha commentato su questo sito che l’alpinismo di punta non è questo. Su Montagna.tv abbiamo raccontato l’avventura e la morte di Henry Worsley, un importante “esploratore” antartico, che da solo e con la sola forza dei suoi muscoli e della volontà, aveva raggiunto e superato il polo sud ed era ormai vicino alla base da dove sarebbe ripartito per rientrare a casa. Una pleurite, una grave disidratazione e la morte. In Inghilterra, e non solo, lo hanno celebrato come un eroe, un esempio ed anche un grande sportivo.

Chi fa alpinismo, e si muove con i gesti sofisticati dell’arrampicata dentro l’estrema varietà di forme che la natura gli offre, fatica a comprendere le motivazioni del mettersi degli sci ai piedi e trascinare una slitta per 2000 chilometri su un terreno pressoché immutabile e piatto, sotto un cielo altrettanto immutabile, con la velocità del vento e i pensieri umani come unica variante.  Eppure le traversate polari sono formidabili proprio per questo e nel mondo, meno da noi, hanno un seguito e un pubblico appassionato e attento.

Photo courtesy Elisabeth Revol
Photo courtesy Elisabeth Revol

Tutto questo per dire che magari le normali sugli 8000 e gli 8000 in inverno non saranno l’espressione dell’alpinismo più tecnico o acrobatico, ma di certo riguardano l’alpinismo. A volte appassionano, altre esprimono valori anche sportivi di grande significato, in pochi casi ormai scrivono pezzi di storia di questa “conquista dell’inutile”, come l’aveva definita Lionel Terray.

Elisabeth Revol, che come lo scorso anno è dovuta rientrare in Francia entro un tempo definito, riassume in poche righe e qualche bella foto la sua avventura, le dure prove sostenute nella bufera, ma anche la gioia dell’essere stata ancora una volta in inverno su questa grande montagna con un buon compagno, Tomek Mackiewicz.

“Le condizioni erano infernali e l’inverno himalayano rigido. Neve al campo base, freddo pungente e un jet stream che ha lasciato poca tregua. Eppure tutti gli scalatori e specialisti delle condizioni invernali erano sulla montagna a dare battaglia, ma alla fine, date queste condizioni, tutti sono rientrati dai 6000 m. Da parte nostra, siamo stati tre giorni nella tempesta che ci ha bloccato a 6000 mt, dopo tre giorni abbiamo deciso di continuare la nostra salita. A 7500 mt siamo stati costretti a fermare i nostri progressi, le temperature erano così basse questo inverno (uno dei più freddi inverni registrato in questa regione dell’Himalaya…) che il nostro corpo non era in grado di sopportarle … ci saranno tempeste di neve su questa montagna fino al 5 febbraio… un riassunto in pochi giorni. Grazie a tutti voi per i vostri messaggi e supporto.”

Photo courtesy Elisabeth Revol
Photo courtesy Elisabeth Revol

Photo courtesy Elisabeth Revol
Photo courtesy Elisabeth Revol

Photo Courtesy Elisabeth Revol
Photo Courtesy Elisabeth Revol
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1 Comment

  1. forza ragazzi avanti cosi’
    bello vedere che anche grandi alpinisti
    rinuncino all’amor propio per un ideale comune
    forza
    p.Guido

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