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Alpinismo, Primo Piano

Cleo Weidlich è arrivata al Nanga

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ISLAMABAD, Pakistan – Cleo Weidlich è giunta al campo base del versante Rupal del Nanga Parbat.

Agostino Da Polenza, che l’ha conosciuta al campo base del K2 nel 2014, ci racconta: “Cleo l’ho incontrata nel 2014 al campo base del K2, quando ho dato una mano alla prima spedizione che ha permesso a 5 alpinisti pakistani e a Michele Cucchi di arrivare sulla vetta della “loro” montagna. Simpatica, una donna di cinquant’anni elegante anche al campo base. Era arrivata tardi anche allora, mi aveva portato una torta, molto apprezzata da tutti noi, c’era anche Tamara Lunger. Cleo era poi partita con i suoi sherpa per un paio di settimane su e giù per lo sperone Abruzzi.

Era arrivata alla spalla, a campo 4 a 7600 metri, e proprio lì, dopo che la maggior parte degli alpinisti aveva raggiunto la vetta ed era scesa al campo base, aveva accolto Miguel Perez, un forte spagnolo che era arrivato dalla cima sfinito, tanto che nella notte morì. Partirono inutilmente anche i soccorsi. Purtroppo né lei né i suoi sherpa avevano potuto fare di più. Ebbi l’impressione che il suo tentativo fosse un poco fuori misura e tempo. Tant’è che rientrata al campo base rinunciò al K2”.

Ora eccola, come aveva annunciato fin dall’estate 2015, al campo base del Nanga Parbat, raggiunto qualche giorno fa con tre sherpa pronti e bell’acclimatati, a tentare di salire dalla via che ha fatto desistere i ragazzoni polacchi di Nanga Dream.

Intanto continua a nevicare e quel percorso diviene ancor più pericoloso. Questa sortita della signora statunitense, ma di origine brasiliana, qualche perplessità la lascia. Come molte sono le chiacchiere che vengono da più parti fatte sulla sua carriera alpinistica. Come dire? Avanti, c’è posto.

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