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Monviso: cambia la storia dell’alpinismo

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TORINO –  Mentre sul Nanga Parbat si cerca di scrivere la storia dell’alpinismo, sul più vicino Monviso, detto anche il Re di Pietra, la si riscrive.

La prima ascesa del Monviso (3.841 metri), montagna simbolo del Piemonte e delle Alpi Cozie, è sempre stata attribuita agli inglesi.

Una ricerca, presentata Vallouise, ha però messo in dubbio che che siano stati i britannici William Mathews e Frederick Jacob, il 30 agosto 1861, a salire per la prima volta la montagna, attribuendo l’impresa invece a dei geografi francesi incaricati di disegnare la mappa del territorio ben un secolo prima.

Oliver Joseph e Paul Billon-Grand (storici di Vallouise), Eugenio Garoglio (collaboratore dell’Università di Torino e del Centro studi e ricerche storiche sull’architettura militare del Piemonte) e il cartografo Alexandre Nicolas, esaminando la cartografia del XVIII secolo, hanno infatti rinvenuto le prove di “ascensioni dimenticate”, ma che oggi possono essere dimostrate dal ritrovamento di quelle rilevazioni e misurazioni.

“Abbiamo iniziato le ricerche all’Archivio storico della Difesa francese a Vincennes. Cercavamo materiale della seconda metà del XIX secolo e abbiamo trovato i disegni originali della Carta della frontiera delle Alpi del Delfinato, realizzata tra il 1749 e il 1754 dall’ingegnere militare Pierre-Joseph Bourcet – spiegano gli studiosi – Lì abbiamo intuito la possibilità di un’ascesa alla sommità del Viso nel 1751, se non addirittura nel 1750. Sulla mappa di metà ‘700 il Monviso e le altre vette usate per le misurazioni sono indicate con un palo e un’ellisse in cima. Un tronco di 10-15 metri, a cui veniva attaccato un drappo visibile da un’altra sommità, da cui si facevano i calcoli. Significa che la spedizione di Bourcet è salita in vetta al Viso per sistemare il palo e poi registrare i valori”.

I ricercatori spiegano inoltre che “I topografi non conoscevano queste vallate, ma negli archivi del Delfinato abbiamo trovato contratti con cui Bourcet ordinava a persone del luogo di accompagnarli nell’ascensione, come sherpa, perché conoscevano già la strada. Dagli archivi è emerso che Bourcet e i suoi ingegneri si diressero verso il Queyras, dunque il Viso, nel luglio 1751”.

La ricerca non è però ancora conclusa: il prossimo passo sarà infatti esaminare gli archivi di Casteldelfino, nel Cuneese, da dove si passava per salire sul Monviso, per cercare eventuali ordini di Bourcet e nomi dei primi scalatori italiani.

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2 Comments

  1. Come mai nell’articolo dichiarate il Monviso alto 3842 m? Mi risulta che dall’ultima misurazione sia 3841 virgola qualcosa, che adesso non ricordo bene, ma che voi arrotondate per eccesso.
    Io credo che l’altezza delle montagne sia da considerare un po’ come la morte delle persone (perdonatemi l’esempio poco allegro), se uno ha 79 anni e 364 giorni non viene dichiarato 80 ma 79.
    Per me lo stesso vale per le montagne che se non raggiungono la quota, anche per pochi centimetri, dovrebbe essere dichiarata la quota inferiore.

    1. Più semplicemente era un errore di battitura, che ti ringraziamo per averci segnalato (abbiamo corretto).

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