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Le 10 pareti di arrampicata tra le più difficili al mondo

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BERGAMO – Se anche voi, come un nostro affezionato lettore, considerate oramai gli ottomila come passatempi per alpinisti ultraquarantenni, non vi potrete perdere la classifica, che si trova in rete e che non pretende di essere esaustiva, delle pareti di arrampicata più difficili al mondo.
Un elenco di dieci pareti tanto per cominciare: ogni suggerimento su eventuali grandi assenti o su chi non dovrebbe per voi stare in classifica è ben accetto. Diteci la vostra!

 

10. La Dura Dura – Oliana, Spagna

Nella grande falesia di arenaria di Oliana, una delle mete più gettonate tra i climbers di tutto il mondo per le straordinarie linee di arrampicata di altissimo livello, si trova la più difficile via al mondo: “La Dura Dura” (9b+), liberata da Adam Ondra nel 2013, dopo due anni di lavoro con Sharma.

 

9. Cerro Torre – Argentina

Photo courtesy wikimedia commons
Photo courtesy wikimedia commons

Questa parete di bellissimo granito della Patagonia è considerata fra le più spettacolari e inaccessibili del mondo, infatti, qualunque via si scelga di provare, bisogna affrontare almeno 900 metri di parete per arrivare ad una cima perennemente ricoperta da un mutevole “fungo” di ghiaccio. Ulteriore difficoltà risiede nel fatto che il clima della Patagonia rende difficile trovare finestre di bel tempo sufficientemente ampie per non rischiare di trovarsi durante la discesa in mezzo ad una tempesta.

Uno dei più famosi episodi che ha coinvolto il Cerro Torre è certamente quello della scalata di Cesare Maestri e Toni Egger nel 1959: i due partirono all’assalto della cima, ma dopo una settimana, il primo fu ritrovato in stato confusionale.  Maestri raccontava di aver raggiunto la vetta il 31 gennaio insieme ad Egger, il quale era poi caduto durante la discesa portando con sé la macchina fotografica e quindi le prove del successo. Il caso diede vita a numerose polemiche.

Se escludiamo tale vicenda, la prima ascensione indiscussa del Cerro Torre è quella compiuta da parte dei Ragni di Lecco il 13 gennaio 1974; in quell’occasione giunsero in vetta Daniele Chiappa, Mario Conti, Casimiro Ferrari e Pino Negri.

 

8 . Ceüse – Francia

Photo courtesy Enzo Oddo
Photo courtesy Enzo Oddo

Quasi interamente sospesa sulle superfici di arenaria del Ceüse, la parete, lunga ben 3 km, è formata da calcare compatto e presenta grandiose placche strapiombanti. L’arrampicata, in base alla zona in cui ci si trova, è pertanto varia. Qui ci sono alcune delle vie più famose al mondo, tra cui la Realization (9a+) liberata nel 2001 da Sharma.

 

7. Naranjo de Bulnes – Spagna

Photo courtesy Jose Roriguez
Photo courtesy Jose Roriguez

Naranjo de Bulnes è una parete, lunga circa 500 mt, di roccia calcarea situata a nord ovest della Spagna. Venne liberata nel 2009 da Eneko e Iker Pou, i quali aprirono per primi la via di 13 tiri sull’Orbayu. La parete è considerata una delle scalate a più tiri più difficili al mondo.

 

6. Le Petit Dru – Francia

Photo courtesy fotod.org
Photo courtesy fotod.org

Ai margini del massiccio del Monte Bianco, nel Settore dell’Aiguille Verte, si trova l’Aguille du Dru, montagna storica per l’alpinismo a livello mondiale. Il Dru, nonostante appaia come un’unica gigantesca piramide di granito, in realtà è composto da due vette: il Grand Dru (3754 m.) e il Petit Dru (3733 m.), che è il più importante dal punto di vista alpinistico.

L’ascesa più famosa rimarrà quella compiuta nel 1955 da Walter Bonatti, che in sei giorni di durissima arrampicata, con cinque bivacchi in parete, scalò in prima e solitaria il pilastro sudovest del Petit Dru, oggi chiamato Pilastro Bonatti. La realizzazione di Bonatti ha costituito uno dei più straordinari exploit della storia dell’alpinismo. Purtroppo il Pilastro Bonatti è completamente franato 10 anni fa. Infatti, le difficoltà maggiori del Dru sono quelle ambientali: frane, valanghe, crolli, vento, tempo instabile, ghiaccio misto a roccia.

 

5. Ultevanna – Queen Maud Land, Antartide

Screenshot The Last Great Clim
Screenshot The Last Great Clim

Ulvetanna si trova a circa 3 km a nord del picco Kinntanna nella zona est di Queen Maud Land, Antartide. Una delle montagne più impegnative del continente, la sua cresta nord-est, lunga circa un miglio, è stata descritta come una delle “ultime grande salite”.

Ulvetanna si erge in mezzo a un infinito deserto bianco in un paesaggio mozzafiato. La difficoltà della scalata risiede nelle bassissime temperature, che impediscono di poter arrampicare a mani nude, e dalle pareti molto tecniche con punti di livello 8.  Non bisogna nemmeno sottovalutare il viaggio per arrivare nella zona, con tutto il materiale al seguito e una finestra climatica molto limitata.  È stata per la prima volta scalata nel 1994, dalla cresta nord ovest, da Robert Caspersen, Sjur Nesheim e Ivar Tollefsen.

 

4. Torri Trango – Pakistan

Photo courtesy trangoairwall.wordpress.com
Photo courtesy trangoairwall.wordpress.com

L’impressionante gruppo di pilastri granitici, che si ergono nella regione del Baltistan in Pakistan, fanno parte del gruppo del Baltoro Muztagh, sottogruppo della catena montuosa del Karakorum e si trovano a circa venti chilometri a ovest del K2. Le Torri Trango ospitano alcune delle più grandi e difficili pareti da scalare al mondo e sono meta ambita dai più abili climbers. La via più famosa e difficile è la Eternal Flame sulla Nameless Tower con passaggi da 7b+. I motivi della difficoltà di queste montagne sono molti, ma il primo è il viaggio per raggiungere il punto di partenza delle Torri Tango, a 6000m di altitudine, che trasforma la scalata in una vera e propria spedizione. Aria rarefatta, sforzo fisico, altezza, lunghezza, sono richiesti diversi giorni per completare la salita, rendono queste pareti piuttosto proibitive.

 

3. Tsaranoro Massif – Madagascar

Photo courtesy Sandrine de Choudens
Photo courtesy Sandrine de Choudens

Il Massiccio Tsaranoro non è caratterizzato da un’altezza imponente, tuttavia è considerato lo Yosemite africano. Le vie non sono lunghe, all’incirca di 400 mt ciascuna, e sono tutte scalabili in giornata. Tutte, tranne la Tough Enough (8c), che con i suoi pochissimi appigli, è considerata una delle vie più difficili al mondo.

 

2. Monte Asgard – Isole Baffin, Canada

Photo courtesy ugaresfantasticos.blogspot.it
Photo courtesy ugaresfantasticos.blogspot.it

Il monte Asgard, che si trova nella Cordigliera Artica, situata nel territorio del Nunavut, Canada, presenta pareti di granito molto verticali e lisce con vie che arrivano sino all’8a+. A ciò si aggiungono ulteriori difficoltà: le condizioni meteo variabili, il freddo intenso e soprattutto il raggiungimento del monte, che richiede quasi un mese di cammino fra i ghiacci canadesi.

Il Monte Asgard è stato reso celebre dal film di 007 “La spia che mi amava”, in cui il famoso stuntman Rick Sylvester si lanciava dalla cima della parete con un paracadute dai colori della bandiera britannica. Nel 2009 il climber inglese Leo Houlding, raggiunta la vetta, in onore di Rick Sylvester, si è buttato a sua volta dalla montagna in base jumping.

 

10. El Capitan – Yosemite, USA

Photo courtesy Brett Lowell
Photo courtesy Brett Lowell

Oggi considerata la Mecca dell’arrampicata, la regione dello Yosemite è il luogo dove è nata la cultura del big wall climbing. La montagna più famosa e più ambita dai climbers di tutto il mondo è El Capitan ed considerata un luogo sacro. La sua parete, alta 1.000 metri, è stata lo scenario che ha ospitato alcune delle più leggendarie scalate dagli anni ’50 a oggi. Nel gennaio 2015 i due climbers professionisti Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson hanno scalato la Dawn Wall, la via più difficile della parete con sezioni di 9a e granito di altissima qualità, in 19 giorni.

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3 Comments

  1. Speriamo che gli studi di nanotecnologia portino a suole con effetto GECO..così si caleranno i gradi e si apriranno nuove polemiche

  2. E’ una lista un po’ bizzarra. Nord dello Jannu al primo posto per i prossimi secoli. Poi, perchè Asgard sì e M. Thor no? Trango ha tre torri, e più pareti. Sarebbe logico mettere la Est della Grande Torre, via dei Norvegesi unica linea, e tutta la Uli Biaho, difficilissima su tutti e 4 i lati. Per la Patagonia mancano Ovest della Egger, una sola via dei ragni e più tentativi, il Cerro Murallon e la est del Fitz Roy, hanno appena salito 40 tiri. Per le Alpi la Nord dell’Eiger, anche la normale è ancora un bell’impegno, poi Marhen e Wetterstein sono più difficili del Naranjo. Ma sono paretine, anche il Dru, confronto alle altre. Infine non si capisce cosa centrino Ceuse e la dura dura, se si mette dentro l’arrampicata sportiva si fa solo un minestrone. Shark Tooth della Groenlandia e K7 al loro posto. Se fate una lista di 50 pareti avete vita più facile

  3. Molto rispettosamente dico che, secondo me, non si possono confrontare le difficoltà di natura alpinistica di certe pareti con la difficoltà sportiva di altre

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