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Nanga Base

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ISLAMABAD, Pakistan – Finalmente una foto del campo base con le persone che lì ci vivono, lavorano, giocano. Sono gli Alì gli Hassan, gli Hussein che al servizio delle agenzie pakistane accompagnano le spedizioni al campo base.

Stipendio variabile tra 1200 e 2000 rupie giorno, più le mance. Curano gli approvvigionamenti di cucina, gas e gasolio compresi, per i fornelli e fondamentali per una spedizione invernale per scaldarsi un po’. Loro è il compito di preparare il cibo caldo, tenere sempre pieni i thermos, pulire e nell’antica tradizione, che ancora si mantiene, di portare in tenda al mattino la tazza di “chai”, il te con latte che l’alpinista beve stando ancora nel sacco a pelo. Lo so che c’è da vergognarsi a dirlo, ma è uno dei piaceri del campo base.

La tenda cucina è da sempre il luogo più caldo dell’accampamento e spesso anche il più popolato dagli ospiti. Lì si concentrano le chiacchiere tra cuochi, portatori, alpinisti locali e internazionali, ma anche gli odori, i sapori, gli umori, non solo naturali, si fa per dire, ma anche psicologici. L’olio fritto per la trentesima volta, le spezie, le verdure sui fornelli, le scarpe, le trapunte, i vestiti tutto concentrato in pochi metri, dove si mangia, parla e gioca, come fa Alex e di certo tutti gli altri presenti al campo base del Nanga.

Photo courtesy Alex Txicon
Photo courtesy Alex Txicon

Photo courtesy Alex Txicon
Photo courtesy Alex Txicon

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