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Un’avventura finita anticipatamente: “Ma le Highlands sono sempre lì”

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Gian Luca Gasca è partito il 20 dicembre con l’intento di attraversare le Highlands in solitaria, come vi avevamo raccontato qui. Purtroppo, a causa di un incidente in cui ha perso gran parte dell’attrezzatura, ha dovuto rinunciare. Ecco il suo racconto di viaggio:

“85km dei 500 previsti erano già andati. Nel primo giorno sono riuscito a percorrere circa 50km. Il secondo invece è stato più lento, complice anche la maggior asperità del terreno, che rendeva difficoltosa la marcia sia per quanto riguardava il camminare sia per quanto riguardava l’orientamento. Entrambi i giorni ho comunque dovuto camminare circa 12 ore per poter completare una così lunga distanza e sono stato molto agevolato dal basso dislivello che (ho calcolato) si aggira intorno ai 280m complessivi nei tre giorni di marcia. All’alba del secondo giorno ho detto addio ai grandi spazi e mi sono addentrato nella contorta foresta di pini che caratterizza l’entroterra delle Highlands. Un ambiente questo estremamente difficile in cui è molto facile perdere l’orientamento. Sono stato spesso costretto a fermarmi per controllare che la direzione fosse giusta. Questo fino al pomeriggio intorno alle 16.30 quando, completamente disorientato, ho preso la decisione di salire in alto per poter osservare l’ambiente in lontananza nella speranza di trovare qualche punto di riferimento. Durante la salita (ero ormai salito di un centinaio di metri) il terreno sotto i miei piedi ha ceduto e sono volato ruzzoloni per un centinaio di metri fino a valle. Il terreno era in condizioni pessime, esageratamente impregnato di acqua. La caduta è stata fortunata, non avendo con me un caschetto sono stato molto fortunato a non sbattere la testa contro qualche roccia e, più in generale, a non riportare danni gravi. Quando mi sono ripreso avevo solo lividi ed escoriazioni.

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Nei momenti subito successivi alla caduta ho istintivamente urlato “aiuto!” solo dopo ho pensato che non c’era nessuno e che nessuno poteva aiutarmi ed ho iniziato a ridere sotto la pioggia, senza avere la forza di alzarmi o fare qualunque movimento. Per una mezz’oretta sono rimasto lì immobile. Quando ho recuperato il senno ho controllato l’attrezzatura, per verificarne le condizioni. Alla fine mi sono trovato con una fotocamera rotta, giacca rovinata e tenda distrutta. Sono riuscito a fissare la tenda (in maniera molto originale) agli alberi per poter passare la notte. Ho anche passato del tempo a cercare di chiudere alcuni buchi ma il vento forte della notte ha reso vano il mio lavoro. Durante la notte ha piovuto dentro la tenda ed io ne sono uscito la mattina completamente marcio d’acqua.

La tenda malmessa dopo la caduta
La tenda malmessa dopo la caduta

Sono state proprio le condizioni dell’attrezzatura a portarmi a prendere la decisione di chiudere qui la traversata, non avrebbe avuto senso proseguire senza una tenda e quindi senza un modo per poter stare all’asciutto. Nelle Highlands piove in continuazione ed è essenziale poter passare almeno la notte in un luogo asciutto. Una volta presa la decisione di rientrare dovevo capire come farlo ed allora, dopo aver controllato la mappa, è iniziata una lunga marcia verso il paese più vicino. Ho impiegato 9 ore circa per raggiungerlo, sono finito in una torbiera (da cui uscire non è semplicissimo) e una volta ho dovuto cambiare strada per aggirare un monte che nelle mie condizioni non sarei stato in grado di salire. Infine, a meno di un miglio dal centro ho trovato un sentiero che in modo agevole mi ha portato alla prime case. Non c’era però nessuno. Nel periodo invernale nessuno abita questo posto sperso nell’entroterra delle Highlands. La mia fortuna è stata un furgone di passaggio che mi ha visto, mi ha caricato e mi ha portato a Glasgow, altrimenti mi sarebbe toccata un’altra giornata di cammino sull’asfalto fino alla città.
Per concludere, sono contento di essere rientrato, non avrebbe avuto senso continuare. Sono fermamente convinto che la cosa più bella sia poterle raccontare queste esperienze ed oggi, che scrivo dal caldo della mia casa, sto pensando che l’inverno prossimo le Highlands sono sempre lì. Qualcuno ieri mi ha suggerito di andarci d’estate, quando le condizioni sono migliori, ma ad affascinarmi è proprio l’inverno con le sue condizioni proibitive. È questo che le rende tanto affascinanti ai miei occhi”.

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