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Nanga: aspettando il bel tempo

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ISLAMABAD, Pakistan – L’attesa al campo base sarà più lunga del previsto: le previsioni davano la montagna inagibile fino al 4 febbraio, ma sarà solo una brevissima pausa. Dopodichè è prevista neve e a segure vento forte.

Al campo base pare che l’occupazione più diffusa da parte dei 5 alpinisti rimasti e dei due giornalisti polacchi, che stanno documentando la stagione al Nanga per conto di testate giornalistiche  nazionali di grande diffusione, sia quella di trovare il modo per far passare queste lunghe giornate.

Ora che anche Moro e Lunger hanno rifornito il campo 1, non resta che aspettare e guardare l’album delle foto.

Dominik Szczepanski, il giornalista, scrive resoconti di vita cercando di far comprendere al suo pubblico questo tipo di alpinismo che definisce “un mix senza proporzioni di momenti emozionanti tra la vita e la morte e la noia infinita al campo base”. Racconta le consuetudini della vita diurna e notturna, compresa quella di fare pipì dentro una bottiglia di plastica, per non essere costretti a uscire dal sacco a pelo, ogni volta che i 5 litri di acqua ingurgitati, per necessità fisiologica durante il giorno, arrivano alla fase di espulsione. E poi la colazione con ciapati e frittelle, miele, latte in polvere e l’attesa del sole.

Ci sono di fatto tre piccoli gruppi: Alex, molto concencrato sui suoi video, il quale dice che dopo 11 ottomila in estate voleva qualcosa di diverso e Nardi, impegnato sui collegamenti skype, al quale piacerebbe fare qualcosa mai fatta da altri; Tamara è quella che più di tutti scalpita per mantenere attiva la sua forma, per rimanere in movimento. Non si parlano molto, ma in effetti dopo un po’ gli argomenti di conversazione si esauriscono, inclusi quelli sulle previsioni meteo.

Dominik, per ammazzare il tempo, gira tra le tende e la sera si trova in quella igloo di Moro. “All’ingresso inciampo in una piccola stufetta, sul tavolo accanto c’è un modem, TV satellitare, drone e una sacca di piccola elettronica…”. Sta tentando di salire il suo quarto ottomila in inverno ed è sereno: sta scrivendo un libro ed è l’unico che afferma di non essere annoiato. Dice che il campo base è un luogo dove devi cercare di stare bene, un luogo confortevole che non ti faccia rimpiangere troppo la tua casa, la tua famiglia. “Ho tutto raddoppiato: due materassi, due sacchi a pelo. Una volta che inizi quest’avventura è importante non avere una scusa per tornare. I grandi come Andrzej Zawada e Wielicki, lo sapevano”.

Intanto è passato un altro giorno.

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