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La montagna che sta morendo

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ROMA –  non sono dati incoraggianti quelli che arrivano dal rapporto “La montagna perduta” presentato lunedì al Senato e realizzato CER (Centro Europa Ricerche) e da Tsm-Trentino school of management.

“Dal dopoguerra ad oggi le dinamiche sociali dei territori di montagna, per l’agire congiunto di una minore forza politica e di un maggiore costo delle opere, sono stati caratterizzati da fenomeni di spopolamento e abbandono, e i numeri sono lì a dimostrarlo. Se la popolazione italiana negli ultimi 60 anni è cresciuta di circa 12 milioni di persone, la montagna ne ha perse circa 900 mila. Tutta la crescita, in pratica, si è concentrata in pianura (8,8 milioni di residenti) e collina (circa 4 milioni)”.

Secondo il direttore di Tsm-Trentino, Mauro Marcantoni “se consideriamo il principale indicatore di ‘vitalità’ di un territorio, cioè la presenza di popolazione, risulta del tutto evidente che il rischio di ‘estinzione’ della montagna e la cancellazione della sua funzione primaria nell’identità territoriale, economica e sociale del Paese, sia una vera emergenza”.

Lo spopolamento non è però uniforme, da quanto emerge dal rapporto, infatti in Trentino Alto Adige ed in Valle d’Aosta la popolazione risulta aumentata, grazie alle infrastrutture, alla buona accessibilità ai servizi pubblici essenziali ed all’alta qualità della vita.

A dimostrazione che, come viene evidenziato nel report, il problema dello spopolamento montano non è il fattore orografico, ma dipende dalle politiche pubbliche, che quando sono adeguate e favorevoli alla montagna, possono portare crescita, come osserva Ugo Rossi, presidente della provincia autonoma di Trento: “Se la montagna è messa nelle condizioni di attivare politiche adeguate ciò che è problematico può trasformarsi in una spinta allo sviluppo”.

Contrastare l’abbandono della montagna deve essere un impegno non solo per preservare i territori montani stessi, ma anche per dare una nuova spinta al Paese, perché, come dice Stefano Fantacone, direttore del CER, “dove la montagna è forte sul lato delle infrastrutture e delle politiche economiche, questa crea addirittura più ricchezza della pianura. Oggi la montagna può riservare nuove potenzialità che valgono per tutta l’Italia”.

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