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Carlos Soria: Vado all’Annapurna e al Dhaulagiri

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15052013-carlos-pre-cumbre_3_1MADRID – Lui ha 77 anni ed ha il sogno di realizzare nel corso di una spedizione due 8000 per niente facili: l’Annapurna ed il Dhaulagiri. Carlos Soria sa di esser diventato un mito della montagna, di vivere al di sopra della logica anche con un grande senso dell’infinito e della sua passione.

A fine febbraio volerà in Nepal per acclimatarsi e tentare di salire la Dea delle Messi, l’Annapurna (8091m), e poi la montagna bianca, il Dhaulagiri (8167m).

Al suo attivo ha 10 ottomila ed ha iniziato a 60 anni questa grande avventura sulle più alte montagne della terra. L’anno scorso, racconta ad un giornalista spagnolo, c’è stato cattivo tempo ed ha rinunciato. Si dichiara in ottima forma, fisicamente e di testa, e, con il permesso della prostata, scherza, potrebbe anche farcela.

Una storia particolare la sua, fatta di vita dura e lavorativa finché, diventato imprenditore, non ha incontrato la montagna.

Difficile non averlo incontrato a qualche campo base e lungo le vie di salita: la sua passione lo ha portato ha organizzare 5 spedizioni molte coinvolgendo la moglie e le quattro figlie.

“L’Himalaya rapisce il mio pensiero che lì si concentra sulla montagna. So quello che sono, dove vado e cosa può succedermi. Ho solo paura delle valanghe, per il resto sono pronto.”

Carlo è un uomo prudente, ascolta il suo fisico ma soprattutto il suo buon senso. Al Kanchejunga in una giornata di tempo molto bello, a soli 300 metri dalla vetta, ha scelto di tornare indietro. Cinque alpinisti sono morti quel giorno. Lui dice che non è solo una questione di istinto, anche se conta molto, “ma bisogna essere pronti a rinunciare ed a seguire anche il buon senso. La vita è bella e bisogna viverla. Non è solo questione di età ma d’esperienza, quella che accumuli mentre impari e che rimane dentro”.

L’Annapurna è uno degli 8000 più piccoli, in altezza, ma è molto pericoloso. “Ho cercato di salirlo già due volte e sono stato investito da tre valanghe. Spero di arrivare in cima questa volta per metterci la bandiera della Spagna, sono forse l’unico alpinista spagnolo che la porta ad eccezione dei militari, oltre che ad una bandiera di Madrid e, naturalmente, quella del mio sponsor (BBVA) che è una banca”. “Il segreto per iniziare a salire un 8000, magari lo Shishapagma, che è tra i più facili, è intanto volerci andare, poi andarci di primavera con buoni partner ed uno sherpa ed infine quando si torna essere in ogni caso sodisfatti di quanto si è fatto”.

Carlos Soria ha una sua ONG che porta in Himalaya degli aiuti diretti, “il terremoto ci ha colto l’anno scorso al campo base dell’Annapurna. Abbiamo comprato cibo per 500 famiglie e quindi abbiamo ricostruito due scuole. Non abbiamo spese, quindi il ricavato delle nostre sottoscrizioni va tutto per aiutare le persone dove non c’è il turismo”.

Una grande passione.

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