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Sanremo: musica, ma anche ricerca scientifica

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SANREMO – E’ terminato ieri la 66esima edizione del Festival di Sanremo. Nella seconda serata della kermesse è arrivato il consueto saluto agli italiani all’estero, inclusi coloro che fanno parte delle Forze Armate impegnate nelle missioni di pace e non solo.

A ricambiarli è stata il Capitano medico Letizia Valentino con un videomessaggio dalla Base Concordia, in Antartide, ovvero la struttura di ricerca permanente franco-italiana, dove l’esercito fornisce il supporto logistico. Un messaggio breve, ma che ha permesso ai quasi 11 milioni di italiani sintonizzati su Rai 1 di conoscere dell’operato dei ricercatori, anche italiani, in Antartide e che magari darà lo spunto per parlare di ricerca scientifica, in un Paese, il nostro, dove non se ne discute mai abbastanza.

Come medico, Letizia si occupa del servizio sanitario, trattando soprattutto casi di sindrome d’alta quota: la base Concordia si trova infatti a circa 3.300 metri si altitudine, che equivalgono a circa 4000 per lo schiacciamento del polo, per cui il metabolismo è influenzato dall’ipossia e dal freddo. Per questi motivi la preparazione fisica dei partecipanti alla missione avviene da parte dell’ENEA sul Monte Bianco.

Letizia fa parte della XXXI campagna estiva Spedizione Italiana in Antartide, terminata il 9 febbraio, all’interno del Programma nazionale di ricerca in Antartide, promosso dal CNR e dall’ENEA.

Le attività svolte dalla XXXI campagna, coordinate dal CNR, hanno riguardato: biodiversità, evoluzione e adattamento degli organismi antartici, scienze della Terra, glaciologia, contaminazioni ambientali, scienze dell’atmosfera e dello spazio, attività di monitoraggio presso gli Osservatori permanenti meteo-climatici, astronomici e geofisici.

La base Concordia. Photo courtesy intalianartide.it
La base Concordia. Photo courtesy intalianartide.it

A dare il cambio al team italo francese, a cui il Capitano Valentino apparteneva, è arrivato il 9 febbraio il personale della campagna scientifica invernale, che terminerà il proprio operato il prossimo 8 novembre 2016.

Il gruppo di 12 persone trascorrerà i 9 mesi di inverno in completo isolamento, affrontando la notte polare e temperature incredibilmente basse (fino a -80°C). Durante questo lungo periodo, il personale scientifico, supportato dal personale tecnico e logistico, si adopererà a fare rilevazioni che riguardano le misurazioni chimiche e fisiche della neve e dell’atmosfera.

Alla stazione Concordia si concentrano i più rilevanti studi che vanno dalle sorgenti infrarosse galattiche ed extragalattiche, alla radiazione a microonde, fino alla ricerca dell’impronta lasciata dal fondo di onde gravitazionali originate dal Big Bang, al fine di ricostruire le prime frazioni di tempo all’origine dell’universo.

L’ambiente antartico, in particolar modo durante la notte polare sul plateau, mostra profonde analogie con l’ambiente spaziale. Per questo motivo si effettuano importanti studi internazionali sull’adattamento psico-fisico dell’uomo all’ipossia, all’isolamento e all’assenza di luce naturale.

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