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CAI ed eliski: una discussione aperta

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BERGAMO – Qualche giorno fa la Commissione CAI-TAM, per la Tutela dell’Ambiente Montano, dei CAI ha posto l’attenzione su un vecchio problema: l’utilizzo dell’eliski. CAI-TAM ha infatti rinnovato sul proprio sito web la posizione del CAI espressa nel Convegno di Sondrio dello scorso 28 novembre 2015: “La fruizione consapevole e rispettosa della montagna passa attraverso il diniego all’eliski e alla motorizzazione dei sentieri, contro l’esasperazione dei collegamenti funiviari, delle strade di penetrazione e delle captazioni.”

Finalità ed obiettivi espressi anche nel Nuovo Bidecalogo, che propone norme da rispettare e auto-regole da assumere per la tutela dell’ambiente montano.

Per il Club Alpino tocca alle Regioni disciplinare la pratica dell’eliski con attenzione alle necessità di emergenze e soccorso.

TAM sottolinea poi  come i problemi dello sci sono ben altri, legati al cambiamento climatico e al cambiamento culturale verso la montagna e sia pertanto “necessario superare la logica dell’intervento settoriale di grande dispendio economico e ambientale per aprire territori e pratiche a orizzonti sostenibili in grado di risolvere le attuali difficoltà economiche di chi vive la montagna e con lei è abituata a confrontarsi”.

Una presa di posizione quella del CAI rilanciata in questi giorni dalla commissione TAM, con un preciso invito rivolto alle Regioni.

Ciò avviene qualche giorno dopo la pubblicazione di un’intervista sul rapporto tra ambientalismo ed alpinismo a Carlo Alberto Pinelli sulle pagine dell’Huffington Post. Il documentarista, alpinista, e presidente di Mountain Wilderness Italia, artefice di una serrata campagna contro la pratica dell’eliski (per leggere l’intervista di montagna.tv a Pinelli sulla questione, cliccare qui), fa una velata accusa al CAI di non aver fatto abbastanza.  Rispondendo all’ultima domanda del giornalista, che chiedeva dell’atteggiamento del CAI verso i temi ambientali: “Preferisco non parlare male del CAI, associazione che mi ha accolto giovanissimo e grazie alla quale sono diventato un alpinista. Resto con orgoglio socio del CAAI e della sezione di Roma, della cui scuola di alpinismo sono stato istruttore e direttore. Ho fatto parte del Consiglio Centrale e ho presieduto la TAM centrale. Depreco però che un’ associazione così illustre e benemerita continui ad assumere posizioni tentennanti, a volta addirittura ambigue, quando si tratta di affrontare i temi scottanti della difesa delle montagne (i casi dell’eliski e della nuova funivia della punta Helbronner insegnano!). Mi sembra che i vertici del CAI continuino a nutrire il segreto terrore di essere assimilati a una qualsiasi associazione ambientalista militante, per definizione “poco equilibrata”. Non manca poi nel CAI il timore di assumere posizioni non condivise da tutto il suo sfaccettato corpo sociale.”

E’ peraltro vero che esistono molte sensibilità nel variegato mondo della montagna dove il CAI rappresenta centinaia di migliaia di soci e appassionati,  ma dove anche altre organizzazioni come l’UNCEM , che rappresenta i Comuni montani e i loro interesse ambientali ma anche economici, dove prosperano le associazioni di categoria come gli  albergatori, gli agricoltori, che esprimono  pareri diversi  su molte attività con risvolti turistici economici, pur nella consapevolezza che il patrimonio naturale è fondamentale per l’equilibrio delle montagne  e il benessere di chi ci vive.

Una riflessione per porre in luce il tema del binomio ambiente montano e i suoi frequentatori è per esempio la bella iniziativa delle Guide Alpine della Lombardia  con il progetto “Inverno sostenibile”, in cui in cinque incontri (l’ultimo avverrà giovedì prossimo a Morbegno, per maggior informazioni cliccare qui) viene spiegata la fragilità degli ecosistemi montani, presentando al pubblico le possibili soluzioni per una regolamentazione condivisa, limitando gli impatti sull’ambiente e conflitti fra i diversi frequentatori delle aree montane.

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