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Alpinismo, Primo Piano

Appuntamento in vetta con Hermann Buhl

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Hemann Buhl sul Nanga ci arrivò da solo, era il 1953. Tre anni prima i francesi Maurice Herzog e Louis Lachenal avevano “conquistato” l’Annapurna, il primo ottomila della storia umana. Lo stesso anno toccò all’Everest per mano di Edmund Hillary e Tenzing Norgay. L’anno dopo al K2 ad opera degli italiani Lino Lacedelli ed Achille Compagnoni.

Molti ormai hanno salito montagne di 8000 metri, alcuni ne hanno collezionate 14 di vette, tutte le possibili, i più bravi senza l’uso dell’ossigeno.

Oggi, quattro alpinisti stanno tentando di scrivere ancora un pezzo della storia dell’alpinismo: la prima salita invernale del Nanga Parbat. Non eroica, bensì sportiva e umana. Sportiva perché ci vuole fisico, allenamento, forza, destrezza e resistenza per arrivare in cima al Nanga; umana perché questa è una sfida che richiede intelligenza e perseveranza, istinto e calcolo.

Sapremo solo tra qualche ora se tutti e tutto ha funzionato, come speriamo e preghiamo avvenga. Ma fin da ora sappiamo che Ali Sadpara, Alex Txikon, Tamara Lunger e Simone Moro hanno tenuto duro ed oggi sono al culmine della durezza della loro prestazione alpinistica e dell’assunzione dei rischi di una sfida per la “conquista dell’inutile”, come scriveva il grande Lionel Terray. Comunque vada hanno vinto, ma sulla cima del Nanga Hermann Buhl li attende per stringere loro la mano.

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1 Comment

  1. Per Redazione : ” L’anno dopo toccò all’Everest…”, l’ anno dopo rispetto a chi ?
    L’Everest è stato “conquistato” nel 1953 esattamente lo stesso anno del Nanga.

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