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Alpinismo, Primo Piano

Nanga Parbat: le riflessioni di Maurizio Gallo

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Braviiii!

Dopo diversi anni di tentativi, anche il Nanga è stato salito in inverno.
Un capitolo importante della storia dell’alpinismo è stato scritto da una cordata multietnica che unendo gli sforzi è riuscita ad arrivare in punta.
Due riflessioni. La prima è che ci sono ancora progetti ambiziosi che vengono risolti e dimostrano che l’alpinismo è tutto altro che morto, anzi procede su diverse strade nel presente e nel futuro.

La seconda è che se 3 alpinisti sono saliti sulla cima non bisogna dimenticare tutti coloro che in questi ultimi 5 anni hanno contribuito con le loro esperienze e i loro sforzi a questo successo: sono state provate diverse linee di salita, escludendone molte non percorribili in inverno con speranze di successo; e soprattutto quest’anno il gran lavoro fatto da coloro che sulla via Kishofer hanno fissato le corde fisse ed hanno portato su materiale fino a campo 3 con vari incidenti e difficoltà, anche a questo sforzo si deve il successo, quindi un pensiero deve andare a tutti gli alpinisti che si sono avvicendati sul Nanga quest’inverno.

Adesso tocca al K2: è troppo lontano o si può pensare di riuscire a salirlo! Scommessa lanciata verso l’ultimo 8000 inviolato in inverno!
Ma per adesso un forte abbraccio e una stretta di mano ad Ali, Alex ed in particolare a Simone, che raggiunge il record di prime salite agli 8000 in inverno

Mauri

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