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Alpinismo, Primo Piano

Pietradiluna

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Spero che Maurizio Oviglia mi perdoni l’intrusione nel suo sito e nella sua pagina facebook.

Sul primo ho letto un pezzo scritto da lui, “Climbers Randagi”, che mi ha messo una gran nostalgia e la voglia di dare un pugno alla tastiera del pc ed andarmene. Mi deve inoltre scusare poi per aver letto di seconda mano l’articolo pubblicato da Oviglia su PlanetMountain, il “santa santorum” dell’arrampicata raccontata, “Pico Pirineos in Messico, nuova via a Meterrey per Giupponoi, Oviglia e Lharcher.

Via liberata in 5 giorni con uno sviluppo su 12 tiri per 470 metri e difficoltà fino al 7c (5.12d). Aperta dal basso, ripulendo la roccia, senza uso di artificiale e liberata dagli stessi apritori.

Questa l’estrema sintesi tecnica. Il posto e la lettura dell’avventura sono appassionanti.

Ora, dopo qualche settimana ad occuparci di Nanga Parbat, leggere le avventure di tre “giovani climbers” in Messico, in un luogo che evoca più Sergio Leone che Mummery, è come tuffarsi in una sorgente dopo aver attraversato il deserto.

Photo courtesy Maurizio Oviglia
Photo courtesy Maurizio Oviglia

Il racconto di Maurizio Oviglia, fatto sul suo sito “pietradiluna.com” (spero non ci sgriderà per averlo riprodotto), è bello e significativo e ci riporta a realtà forse meno mediatiche di quelle del Nanga, ma certamente dal grande sapore umano.

“Siamo tornati a El Salto per scalare un po’ in falesia, un piccolo villaggio all’ingresso dei canyon che attirano molti scalatori, soprattutto americani. Qui durante la settimana è tutto deserto, non c’è nulla di aperto. Abbiamo affittato un cabano da Donna Kika ma ci è apparso subito abbastanza fatiscente. Inoltre c’è molto freddo, ci saranno 8 gradi all’interno dell’appartamento, ed abbiamo provato ad accendere il fuoco. Ma il camino non tira, e dopo 10 minuti siamo dovuti scappare fuori mezzo intossicati dal fumo. L’appartamento sopra il nostro è tutto in legno e molto più bello, ma sembra occupato da americani. Ci dicono che tutti quanti finiscono per andarsi a scaldare da loro, così anche noi cediamo all’invito. Intorno al fuoco, scopriamo di trovarci in mezzo ad un gruppo cosmopolita di scalatori giramondo, non credevo esistessero ancora! Beau viene dal North Carolina, è un bel tipo e sembra essere stato ovunque. Thailandia, Giappone, Cina, Costa Rica, Italia, Spagna, Grecia. I soldi però dice di averli in una banca di Tokyo e che stanno purtroppo per finire… Girerà il mondo, cambiando stato ogni tre mesi, finché non troverà una “chica” che lo vorrà. In falesia, tra un tiro e l’altro, fa stretching e mangia riso. Dice di avere un maestro giapponese, e che noi potremmo essere i suoi maestri di arrampicata. Può imparare solo guardando. Due giorni di arrampicata è uno di riposo sono l’ideale, ci dice.

Photo courtesy Maurizio Oviglia
Photo courtesy Maurizio Oviglia

Così, puoi andare avanti all’infinito. Arnaud invece sembra americano ma è nato a Lione. Ma si è poi trasferito in Quebec. Ora gira il Messico, forse, ci dice, andrà a cercare un lavoro più a sud. Nonostante arrampichi da solo tre anni, chiude già il 7b in pochi giri. Blaise non è più un ragazzo e viene da Ginevra. Gira il mondo senza meta da 8 anni. Domani partirà in autostop. Lo aspetta un aereo per la Thailandia, poi andrà in Spagna, ancora a scalare. In Thailandia non potrà arrampicare, quindi per mantenere la forma farà flessioni. Forse ha, o meglio aveva, una famiglia. Ma non ne parla volentieri… Infine John e Patrick sono venuti dall’Ontario in macchina e son qui a tempo indeterminato. Patrick si cura la tendinite al gomito muovendo ritmicamente un martello, John è già pieno di tequila e birra. Balla al centro della stanza con gli occhi chiusi, sulle note di un pe pezzo di jazz. Patrick mi dice che ama molto la musica, e suona il contrabbasso. Rimaniamo accanto al fuoco a raccontarci le nostre storie sino a notte.”

Grazie Maurizio.

Sito di Maurizio Oviglia: http://www.pietradiluna.com

 

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