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Dolomiti UNESCO e mezzi motorizzati: la posizione del CAI

Photo courtesy Consorzio Dolomiti
Photo courtesy Consorzio Dolomiti

Relativamente all’articolo Dolomiti UNESCO: approvata la Stretegia di Gestione, ma per il CAI sono un enorme luna park, riportiamo con piacere il comunicato stampa, che il CAI – Regione Veneto ci ha inviato e che chiarisce la posizione del Club Alpino Italiano in merito alla questione dell’utilizzo dei mezzi motorizzati nella zona dolomitica.

“Siamo alle solite, come ogni stagione anche quest’anno, magari in ritardo visto la mancanza per lungo tempo della neve in montagna, si torna a parlare della questione mezzi motorizzati e soprattutto motoslitte che, in pieno boom di questa pratica sportiva, scorrazzano nelle piste e nei sentieri alpini.

Questa volta a rimetterci sono state le piste battute per le ciaspe a Pieve di Cadore, dopo le notizie apparse nei giornali locali di alcuni giorni fa.

C’è chi grida giustamente alla inciviltà, alla maleducazione, al non rispetto delle regole in montagna ed al danno d’immagine non solo per il Cadore ma per tutta la Montagna.

Problemi che purtroppo vengono sollevati dalle popolazioni locali solo quando, come in questo caso, si trovano direttamente coinvolti; tuttavia il Club Alpino Italiano è da tempo che solleva la questione, evidenziando la grave espansione di questa pratica e di tutte le pratiche che presuppongono l’uso di mezzi motorizzati quindi anche quad, motocross, ecc.

Problemi che non sono solamente presenti nelle montagne cadorine e dolomitiche ma si ricordano pure i ripetuti episodi in Pasubio, sul Grappa, nell’altopiano di Asiago come nei monti Lessini.

Il fenomeno è dilagante e in apparenza fuori controllo forse perché nonostante l’interessamento di molte associazioni ambientaliste e dell’opinione pubblica anche locale, sono le Istituzioni preposte a non poter intensificare i controlli, anche per mancanza di forze dell’ordine addette.

I problemi connessi a questa pratica sono molteplici: sia etici che ecologici ma anche legati alla sicurezza e alla incolumità dei normali frequentatori che a piedi, con gli sci o con le ciaspe vogliono godere della natura e dei silenzi che solo la montagna invernale sa regalare.

Non si tratta, come spesso veniamo tacciati, di voler decidere delle sorti e del futuro della montagna e di costituire pertanto come rappresentanti del Club Alpino Italiano un esercito di esperti e ambientalisti di pianura innamorati delle Terre Alte senza però vivere i disagi e le difficoltà che i residenti incontrano quotidianamente. Al contrario, siamo un’associazione di ormai secolari origini i cui soci fondatori, fondamentalmente guide e montanari, hanno iniziato ad interessarsi di montagna prima dal punto di vista esplorativo e poi negli anni anche dal punto di vista scientifico e di difesa del territorio fino ad essere riconosciuti dalla legge italiana come Associazione Ambientalista. Tanto è vero che ora il CAI, con il suo organo tecnico che è la Commissione TAM, segue in prima persona tutte le dinamiche e le problematiche, anche socio-economiche alpine, partecipando ai tavoli di discussione con Enti di ricerca, Fondazioni (Dolomiti UNESCO in primis), promuovendo studi e ricerche assieme alle Università. Il Club Alpino Italiano è componente delle associazioni alpinistiche internazionali anche quale osservatore ufficiale per la Convenzione delle Alpi attraverso i suoi rappresentanti, tra cui nel Club Arc Alpin, come il sottoscritto.

Il direttivo politico stesso del raggruppamento CAI Veneto è in gran parte rappresentato da gente di montagna in grado quindi di comprendere e condividere i bisogni del territorio e della popolazione residente. Non possiamo di certo dimenticare il carattere di vulnerabilità delle nostre montagne, sia dal punto di vista ambientale e naturalistico dove insistono tra l’altro numerose aree SIC, ZPS e aree protette sparse nel territorio alpino come pure dal punto di vista del dissesto idrogeologico favorito dai cambiamenti climatici in atto.

E non possiamo nascondere il timore che, nonostante il riconoscimento UNESCO assegnato 6 anni fa alle nostre amate Dolomiti, queste possano essere trasformate in un enorme luna park. La ricchezza delle montagne e delle valli alpine è e sarà sempre rappresentato da un territorio ben gestito in perfetto equilibrio fra natura, gestione consapevole dei beni naturali e culturali, fruizione turistica sostenibile e qualità della vita dei loro abitanti.

Auspichiamo ancora una volta quindi che le Amministrazioni comunali, le Comunità montane, le Province, la Regione che insieme rispondono del territorio, ognuna per le proprie competenze, vigilino e con apposite ordinanze, ove ancora non emesse, definiscano i criteri di fruizione sia nel periodo invernale che estivo dell’uso dei mezzi a motore, stabilendo divieti e inasprendo le sanzioni a carico dei trasgressori, senza dimenticare che è pur sempre vigente in Veneto la legge regionale 14 del 1992, che di fatto, modificata negli anni 2010 e 2012, pone dei limiti precisi alla viabilità silvo-pastorale ed anche le possibilità sanzionatorie: sono forse solo sufficienti dei maggiori controlli.

Quanto sopra ovviamente tranquillizzando coloro che possono accedere con diritto, come previsto dalla norma regionale vigente, a garanzia delle proprietà, delle attività lavorative, di quelle di servizio e di soccorso. Va chiarito che nessuno ha mai messo in dubbio la facoltà dei Regolieri e dei proprietari di avere accesso, purché sia: “….. limitatamente al tratto più breve per……” (L.14-1992- art. 4)”

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